Demi Moore a Che tempo che fa: “Quando non ci amiamo, esercitiamo violenza su noi stessi”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La puntata di Che tempo che fa andata in onda ieri sera, domenica primo marzo, ha registrato un picco d'ascolti nel momento in cui Demi Moore, ospite in studio da Fabio Fazio, ha preso la parola per raccontarsi. L'attrice, vincitrice del Golden Globe per la sua interpretazione in The Substance, era a Milano per la Fashion Week e ha approfittato della trasmissione sul Nove per affrontare, seppur con la consueta eleganza e una certa dose di understatement, temi che spaziavano dalla carriera alla riflessione più intima. Nata a Roswell, cittadina del New Mexico tristemente celebre per il presunto incidente UFO del 1947, la Moore ha dovuto sottostare alla fatidica domanda del conduttore riguardo la sua opinione sugli alieni. La replica, come spesso accade per chi è abituato ai riflettori ma anche a proteggere la propria sfera personale, è apparsa elusiva e giocosa: mai avvistato un extraterrestre, ha detto, ma le sue figlie scherzano sul fatto che l'aliena, in famiglia, sia proprio lei. Un modo, forse, per allontanarsi dal mistero che avvolge le sue origini, sebbene in passato la diva avesse dichiarato in altre interviste di ritenere che a Roswell "qualcosa sia davvero successo".
Il taglio di Ghost e la genesi di un look iconico
Durante il lungo colloquio, Demi Moore è tornata su uno degli aneddoti più celebri della sua carriera, quello relativo al taglio di capelli indossato in Ghost del 1990. La genesi di quel bowl cut, che ha fatto epoca, fu tutto fuorché programmata: l'attrice si trovava a Parigi con l'allora marito Bruce Willis e la primogenita Rumer, e da tempo conservava nel portafoglio una fotografia di Isabella Rossellini, colpita da quel pixie corto e sofisticato. Attraversò la strada ed entrò in un salone sconosciuto, e con un rudimentale mix di gesti e poche parole in francese, chiese di replicare l'acconciatura. Tornata sul set, racconta, ci fu un momento di autentico panico tra i produttori, i quali non si aspettavano un cambiamento così radicale. Eppure, osservando meglio, si resero conto che quel taglio si sposava perfettamente con la natura artistica e un po' bohemien del suo personaggio, Molly, una ceramista alle prese con una storia d'amore capace di valicare i confini della vita.
L'ossessione per la bellezza e l'autolesionismo interiore
Il fulcro dell'intervista, che purtroppo non ha avuto un degno approfondimento da parte di Fazio, si è però spostato su un terreno ben più spinoso e attuale: quello del rapporto tra l'individuo e la propria immagine, tema cardine di The Substance. Demi Moore ha spiegato come, per lei, la pressione sociale legata all'invecchiamento non sia mai stato il problema principale. Ciò che l'ha colpita, leggendo la sceneggiatura del film di Coralie Fargeat, è stata la consapevolezza di quanta violenza si possa infliggere a sé stessi quando manca l'accettazione. Viviamo in un'epoca, ha detto, in cui l'ossessione per la giovinezza prolungata viene alimentata a colpi di farmaci come l'Ozempic e di filtri sui social network, strumenti che modificano la percezione che abbiamo del nostro aspetto. La mancanza di amore verso sé stessi, ha proseguito l'attrice, può trasformarci in mostri, esattamente come accade alla sua Elisabeth Sparkle nel film, la quale, non accettando il decadimento fisico, finisce per dare vita a una creatura deforme e sofferente.
The Substance, tra rischio e opportunità
Parlando proprio di The Substance, pellicola che le ha riaperto le porte di Hollywood e della critica internazionale, Demi Moore ha confessato a Fabio Fazio di aver provato la stessa identica sensazione che ebbe anni fa leggendo la sceneggiatura di Ghost. In entrambi i casi, il rischio di un fallimento colossale era altissimo quanto la possibilità di creare qualcosa di unico. Ghost, ha ricordato, mescolava commedia, thriller e storia d'amore in un equilibrio precario e innovativo. Allo stesso modo, The Substance fonde l'horror più estremo con una riflessione sociologica feroce e necessaria. La paura di sbagliare, ha sottolineato, non deve però fermare l'artista, perché solo osando si possono raggiungere vette inaspettate. E il successo del film, capace di incassare consensi e premi, le dà oggi ragione, dimostrando che il pubblico è pronto ad affrontare narrazioni complesse e disturbanti pur di vedersi raccontata la verità, per quanto scomoda.




