Allegri e il pensiero di Conte: “I secondi sono i primi perdenti? A me basta essere tra i primi 4”
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Redazione Sport
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Nel salotto buono del calcio italiano, quello che profuma di erba tagliata di fresco e di tensioni tattiche allo stato puro, Massimiliano Allegri, tecnico del Milan, ha gettato acqua sul fuoco delle polemiche dialettiche alla vigilia del big match con la Juventus. Intercettato dai giornalisti nell’ultimo scorcio della stagione regolare di Serie A Enilive 2025/2026, l'allenatore rossonero ha evitato la rissa verbale, scegliendo una linea di pragmatica concretezza quando gli è stato chiesto un parere sulle recenti dichiarazioni a effetto del collega e rivale Antonio Conte, il quale, come noto, ama ripetere che il secondo posto non è altro che il primo dei perdenti.
Allegri, schivando la provocazione con la grazia di chi ha già vinto trofei pesanti e non sente il bisogno di dimostrare nulla a nessuno, ha preferito smussare gli spigoli del confronto. Pur riconoscendo il valore del lavoro svolto dall’allenatore del Napoli (una squadra che, a quanto pare, sta inanellando una stagione di tutto rispetto), il tecnico toscano ha deviato il discorso verso ciò che realmente conta nella gestione di un club moderno: la tenuta economica e tecnica garantita dall'accesso alla massima competizione europea.
L’obiettivo concreto della corsa Champions
Dimentichi i fuochi d’artificio psicologici, la priorità per i rossoneri è matematica e stringente. “Vincere è una cosa straordinaria – ha ammesso Allegri – ma per una società di calcio oggi, nel nostro Paese, è fondamentale essere nelle prime quattro posizioni”. Con un realismo quasi chirurgico, l’allenatore ha analizzato il calendario serrato che attende i suoi uomini, sottolineando che il traguardo aritmetico dei 7 punti necessari per blindare un posto nella prossima Champions League deve essere l’unico orizzonte visibile.
Non si tratta, a suo dire, di una partita considerabile “snodo”, bensì di una tappa di un percorso più lungo nel quale ogni singolo passettino, per usare una sua celebre espressione, conta quanto un macigno. La Juventus, avversaria di domani, viene descritta da Allegri come una macchina in grande crescita da quando è stata affidata a Spalletti, capace di ritrovare solidità difensiva e fluidità di manovra. Ma il pensiero, ha ribadito il tecnico, non deve andare ai nomi dell’avversario, né a calcoli affannosi sulla posizione finale; il pensiero deve andare unicamente al risultato che permetterà di accedere al grande ballo europeo.
L’analisi della sfida senza snobismo tattico
Sullo sfondo di una classifica che vede il Milan ancora in bilico tra il lusso del secondo posto e l'incubo di un eventuale quinto (lo scenario che il tecnico ha escluso con una battuta ironica sul suo volto), la conferenza stampa è servita ad Allegri per ridimensionare l'entusiasmo eccessivo. Ha parlato di una partita “meravigliosa” non solo per la tradizione che la contraddistingue, ma per il momento specifico in cui arriva; un momento in cui le due squadre si giocano un capitale umano ed economico pesantissimo.
La riflessione sulla natura del “secondo posto”, infine, ha consegnato alle cronache un Allegri distante anni luce dalla filosofia del rischio calcolato di Conte, ma terribilmente aderente al principio di realtà: l’obiettivo è arrivare fra i primi quattro, che sia da secondi, terzi o quarti importa relativamente, purché la matematica sorrida ai colori rossoneri. Restano da giocare sfide delicate, come la trasferta a Reggio Emilia contro il Sassuolo (storicamente ostica per il Diavolo) e il confronto diretto con l’Atalanta; un calendario, questo, che non lascia spazio a voli pindarici ma impone una concentrazione assoluta.




