Gaza, tra macerie e ritorno alla vita: il mercato delle case fantasma
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La polvere, che per mesi si è sollevata dalle esplosioni, comincia lentamente a posarsi su una realtà trasformata in un paesaggio surreale, dove la vita tenta di riemergere con una forza inaspettata. Ad agosto, Hamed Abu Shaaban, rimasto senza liquidità come innumerevoli altri prima di lui, aveva pubblicato un annuncio sui social network per vendere il proprio appartamento a Deir al Balah, un'area centrale della Striscia che è stata, relativamente, meno colpita dall'offensiva militare. Quell’annuncio, nonostante le incertezze sul destino stesso dell'immobile, non è mai stato ritirato, in una scommessa contro il destino che si è rivelata, alla fine, vincente proprio in concomitanza con la proclamazione del cessate il fuoco. Una scelta che appare non come un semplice atto di compravendita, bensì come un tentativo disperato di aggrapparsi a una parvenza di normalità economica in un contesto dove tutto è stato annientato.
Il suono di una normalità ritrovata
Per Dana, giovane abitante di Gaza, le mattine hanno assunto un ritmo diverso, quasi stonato dopo una lunga abitudine al fragore della guerra. Lei, che per due anni si era svegliata con il rombo dei droni o lo scoppio delle bombe, ora si ritrova ad ascoltare le semplici voci dei familiari o dei vicini. Questa nuova quotidianità, tuttavia, non rappresenta un ritorno alla vita di sempre; la sua casa, infatti, è stata completamente distrutta, così come la scuola in cui aveva cercato rifugio, ora ridotta a un ammasso di calcinacci. La sua esistenza si svolge attualmente in un corridoio, al terzo piano di un edificio miracolosamente scampato alla furia dei bombardamenti, dove una singola stanza viene adibita a "casa" in attesa che gli sfollati possano fare ritorno alle proprie abitazioni, molte delle quali, purtroppo, non esistono più.
La difficile ripartenza e l'attesa degli aiuti
Mentre i banchi dei mercati iniziano a riempirsi di merci, persino di cioccolato, in quello che viene descritto come un sogno a occhi aperti, in altre zone la situazione rimane drammaticamente critica. I palestinesi sfollati a Khan Younis, per esempio, segnalano con forza le condizioni proibitive in cui versano dopo la tregua. Lamentano, in particolare, la quasi totale assenza degli aiuti umanitari che erano stati promessi: l'acqua e le attrezzature necessarie per rimuovere le macerie, fondamentali per avviare qualsiasi operazione di ricostruzione, non sono ancora giunte a destinazione, lasciandoli in uno stato di abbandono e incertezza. Una situazione che stride fortemente con i primi, timidi segnali di ripresa che si osservano altrove, creando un divario palpabile tra le diverse aree del territorio.
Le immagini che testimoniano la distruzione
Le impressionanti riprese aeree realizzate da un cameraman professionista palestinese, Mohammed Abu Samra, subito dopo l'entrata in vigore del cessate il fuoco, offrono una testimonianza agghiacciante e inequivocabile della portata della devastazione. Le immagini mostrano la zona di Sheikh Radwan, a Gaza City, completamente ridotta a un campo di macerie, dove è quasi impossibile distinguere ciò che un tempo erano strade e abitazioni. Secondo le stime delle Nazioni Unite, la cui gravità è confermata da queste visuali, il 92% di tutti gli edifici residenziali di Gaza ha subito danni più o meno estesi o è stato del tutto raso al suolo, costringendo centinaia di migliaia di persone a vivere in tende o in rifugi di fortuna, senza una prospettiva chiara sul futuro.




