Chi fa la spia non è figlio di Maria

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il vecchio proverbio, che recita “Chi fa la spia non è figlio di Maria, non è figlio di Gesù, quando muore va laggiù, e domani ‘un piove più”, sembra tornato di moda in un contesto in cui le indiscrezioni e le fughe di notizie rischiano di minare l’unità di un gruppo. Nel mondo del calcio, dove la coesione è tutto, le voci che trapelano dai campi di allenamento o dagli spogliatoi possono trasformarsi in vere e proprie bombe a orologeria. E quando si parla di Juventus, il discorso si fa ancora più delicato.

Thiago Motta, tecnico italo-brasiliano alla guida della squadra torinese, si trova oggi in una posizione precaria. Nonostante le rassicurazioni pubbliche di Cristiano Giuntoli, che nei giorni scorsi ha cercato di placare i rumors, il futuro di Motta non è più così scontato. La Juventus, dopo l’eliminazione dalle coppe e i primi due obiettivi stagionali falliti, si gioca tutto nelle prossime 12 giornate. E il quarto posto in classifica, che garantirebbe l’accesso alla Champions League, potrebbe non essere sufficiente per salvare la panchina del tecnico.

Ma non sono solo i risultati a pesare. A creare malumore sono anche le dinamiche interne, che sembrano aver minato l’armonia dello spogliatoio. Alcuni giocatori, secondo quanto trapelato, non avrebbero ben chiaro il proprio ruolo in campo, mentre la rotazione della fascia di capitano avrebbe generato frustrazione tra chi si è visto privato di quel simbolo. A ciò si aggiunge la rigidità tattica di Motta, accusato di essere troppo schematico nel modulo e troppo imprevedibile nella scelta della formazione titolare.

In questo clima di tensioni, non stupisce che Antonio Conte sia già indicato come il favorito in caso di un clamoroso esonero. L’ex tecnico della Juventus, che ha già guidato la squadra a tre scudetti consecutivi, rappresenterebbe un ritorno al passato, ma anche una scelta di sicurezza per un club che non può permettersi ulteriori passi falsi

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