Haaland: «Mancini mi toccava il sedere, grazie a lui mi sono caricato»
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Redazione Sport
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In una serata che si è trasformata in un'autentica umiliazione per la nazionale italiana, la figura di Erling Haaland ha finito per dominare la scena, non solo per la sua consueta efficacia sotto porta ma anche per un retroscena inatteso che ha svelato le dinamiche di un duello personale. Il campione norvegese, dopo aver inizialmente faticato a imporre il proprio gioco, ha infatti spiegato come un episodio singolare, avvenuto quando il punteggio era ancora in parità, abbia innescato la sua reazione. «Mancini ha iniziato a toccarmi il sedere», ha rivelato Haaland con una punta di stupore, «e in quel momento ho pensato: ‘ma che cosa sta facendo?’». Quel contatto fisico, percepito come una provocazione, è stato l'antefatto che ha preceduto la sua esplosione realizzativa.
Il ribaltamento della gara
Fino a quel frangente, la partita sembrava poter prendere una piega diversa, con il difensore della Roma che riusciva a contenere efficacemente il fuoriclasse avversario, il quale, come è stato osservato, «non ha toccato palla per un'ora» nel corso del primo tempo. La partita, però, è un organismo vivo che muta rapidamente, e l'episodio raccontato dallo stesso attaccante ha agito da potente detonatore. Da lì in poi, la sua presenza in area di rigore è diventata insostenibile per la difesa azzurra, trasformando quella che fino a pochi minuti prima era una prestazione opaca nella solita, magistrale lezione di finalizzazione.
La doppietta che ha chiuso i conti
La sua risposta, perentoria, si è materializzata in novanta secondi di pura efficienza: al settantottesimo minuto ha firmato il gol del sorpasso, e appena un minuto dopo ha trovato il secondo pallone in rete, di fatto spegnendo ogni velleità della squadra avversaria. A quel punto, il match era già orientato in maniera irreversibile, con la Norvegia che ha poi ulteriormente allungato nelle fasi finali, fissando il punteggio sul 4-1. Una rimonta schiacciante, costruita sulla capacità di sfruttare i momenti decisivi, che ha regalato ai scandinavi una vittoria di prestigio in trasferta.
I numeri di un predestinato
Quella doppietta non ha fatto che consolidare statistiche già impressionanti, portando il suo bottino a 55 reti in 48 partite con la maglia della Norvegia, un ritmo che pochi al mondo possono eguagliare. Di queste, ben 16 sono state realizzate nelle sole otto partite di qualificazione al mondiale, a testimonianza di uno stato di forma costantemente elevato e di una fame di gol che non conosce soste. Si tratta di cifre che, al di là dell'episodio curioso del "toccamento", raccontano la storia di un calciatore semplicemente fuori dall'ordinario, capace di influenzare l'esito di una gara in un lampo, quasi sempre a discapito degli avversari.




