Ravenna piange Nina, l'infermiera morta in un rogo dopo il turno di notte

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una colonna di fumo nero, che si alza dalle lamiere contorte di due automobili, ha segnato i primi istanti di una normale mattina a Ravenna, lungo la via Canala, trasformando quella strada di periferia in una scena di tragedia. Dietro quel groviglio di metallo carbonizzato, che un tempo era una Mg Zs e una Bmw Serie 1, si consumava il destino di Nina Cristian, infermiera di 58 anni originaria della Romania, la cui vita è stata stroncata nel più violento dei modi mentre, come accadeva ogni giorno, faceva ritorno a casa dal lavoro. Aveva appena concluso il turno di notte al pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria delle Croci, dove prestava servizio come operatrice socio-sanitaria, un mestiere di dedizione e fatica che l’aveva tenuta impegnata fino all’alba. La stanchezza, quella compagna insidiosa di chi si prende cura degli altri nelle ore più buie, sembra essere stata la silenziosa complice del disastro: le indagini della polizia municipale, i cui rilievi sono ancora in corso, ipotizzano infatti che un colpo di sonno possa aver fatto sbandare la sua vettura, portandola a invadere la corsia opposta.

L'impatto e le fiamme senza scampo

Nella semicurva che collega Piangipane alla città, lo scontro frontale con la Bmw che procedeva in senso inverso è stato di una violenza inaudita, un botto secco seguito dall’incendio immediato dei due veicoli, le cui fiamme, divampate in pochi istanti, hanno reso ogni tentativo di soccorso vano per la donna. A bordo dell’altra auto coinvolta, invece, si trovavano due persone, estratte dai rottami in fiamme e trasportate d’urgenza in ospedale con un codice di media gravità, le cui condizioni, pur serie, non sarebbero apparse immediatamente critiche agli occhi dei sanitari giunti sul posto. Nell’incidente, come spesso accade in queste dinamiche, è rimasta coinvolta anche una terza vettura, una Citroen, la cui presenza sulla scena ha contribuito a delineare i contorni di una collisione a catena, seppur con un solo esito letale.

Il lavoro che non conosce riposo

Quella di Nina era una routine consolidata, fatta di notti trascorse nei corridoi ospedalieri ad assistere chi aveva bisogno, e di mattine in cui il riposo, atteso e meritato, veniva ricercato tra le mura domestiche. Un percorso, il suo, che si è interrotto per sempre poco dopo le otto e trenta di quella mattina, lasciando nello sbigottimento i colleghi del Santa Maria delle Croci e tutti coloro che, in città, conoscevano la sua figura discreta e laboriosa. La dinamica, che le autorità stanno accertando con la consueta meticolosità, riporta purtroppo alla luce un pericolo fin troppo frequente per chi, come molti operatori dei turni notturni, è costretto a mettersi al volante in condizioni di affaticamento psicofisico estremo, quando i riflessi si appannano e un attimo di disattenzione può rivelarsi fatale.

Le indagini per ricostruire l'accaduto

Sul tratto di strada, rimasto chiuso per molte ore per consentire i lavori dei vigili del fuoco e delle forze dell’ordine, gli investigatori stanno ora esaminando ogni dettaglio, dalle tracce di frenata allo stato dei guardrail, per confermare o meno l’ipotesi del malore e per escludere qualsiasi altra concausa. Il rispetto per la vittima e per i suoi cari, cui va il cordoglio delle istituzioni locali, impone un’indagine scrupolosa, lontana da facili sensazionalismi, proprio come il racconto dei fatti richiede di essere condotto con un linguaggio sobrio, che eviti di indugiare su aspetti macabri per concentrarsi, piuttosto, sulla sequenza degli eventi e sul loro contesto. Mentre la magistratura ha avviato il procedimento per omicidio stradale, la città, con il suo sistema sanitario privato di una professionista stimata, inizia a fare i conti con una perdita che va ben oltre la sfera privata, toccando da vicino il tessuto sociale e lavorativo di Ravenna.

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