Pensioni e manovra, il nodo dell'integrativa e le tensioni nella maggioranza
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Redazione Interno
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Il percorso di definizione della legge di Bilancio, dopo una notte di lavoro travagliata seguita al vertice convocato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha prodotto una "versione due" del maxi-emendamento governativo. Una revisione resa necessaria dalle deflagrazioni interne alla maggioranza, che hanno messo a nudo tensioni profonde, particolarmente acute all'interno della Lega nei confronti del proprio ministro delle Finanze. Giancarlo Giorgetti, messo sotto pressione dal suo stesso partito, ha ironizzato sulle dimissioni affermando di "pensarci tutti i giorni", mentre dall'opposizione arrivano attacchi durissimi che definiscono la manovra una "legge di bilancio horror" e parlano di un ministero ormai "commissariato". La sfida politica, del resto, si è polarizzata nei giorni scorsi tra Meloni, leader di Fratelli d'Italia, e la segretaria del Pd Elly Schlein, ciascuna rivolta alla propria platea elettorale in assemblee distinte e distanti.
La Lega e la sconfessione del "tecnico" Giorgetti
Le rassicurazioni formali sulla tenuta dell'esecutivo non hanno impedito una netta sconfessione politica del ministro Giorgetti da parte di esponenti del suo partito. "Se uno assume un ruolo tecnico, qualche volta perde di vista le questioni politiche", ha sentenziato il senatore leghista Claudio Borghi, il quale, in una delle numerose interviste della giornata, non ha esitato a definire il titolare del Mef semplicemente "un tecnico". A Borghi, del resto, è stata attribuita la definizione di "ministro ombra", mentre il collega Massimiliano Romeo ha faticato tutta la notte per convincere Giorgetti a cancellare l'emendamento 4.100, divenuto il simbolo dello scontro. Una frattura che dimostra come, al di là delle dichiarazioni di circostanza, le divisioni su punti specifici della manovra siano state acute e abbiano rischiato di minare l'unità di governo.
Lo stop alla pensione anticipata con l'integrativa
Tra le modifiche più rilevanti introdotte dal nuovo emendamento depositato in Commissione Bilancio del Senato, spicca una misura che incide direttamente sul sistema previdenziale. Il Governo ha infatti deciso di bloccare la possibilità, per i lavoratori, di accedere alla pensione di vecchiaia anticipata cumulando il trattamento ordinario con quelli erogati dalla previdenza complementare. Una scelta che modifica sostanzialmente le strategie di uscita dal lavoro che molti avevano pianificato per i prossimi anni, rimandando il momento del ritiro. Questa opzione, che alcuni consideravano un canale privilegiato per andare in pensione prima del termine legale, viene dunque meno, con l'effetto di consentire allo Stato di ottenere risparmi crescenti sulla spesa pensionistica, uno degli obiettivi cardine della manovra in un contesto di vincoli di finanza pubblica.
Il confronto politico e i toni della polemica
Il dibattito sulla legge di Bilancio ha acuito i toni dello scontro politico, con l'opposizione che ha colto l'occasione delle tensioni interne alla maggioranza per rilanciare la propria offensive. Gli attacchi si sono concentrati non solo sui contenuti della manovra, giudicata negativamente in molti suoi aspetti, ma anche sulla gestione dell'intero processo da parte dell'esecutivo, descritto come in difficoltà e diviso. La definizione di "legge horror" e l'accusa di aver di fatto "commissariato" il ministero dell'Economia servono a dipingere un quadro di disordine e incertezza, mentre la maggioranza tenta di ricompattarsi attorno al testo emendato. La partita, che si gioca su temi sensibili come le pensioni e gli equilibri di finanza pubblica, rimane quindi aperta, con interrogativi sulla capacità di tenuta del governo di fronte a scelte impopolari ma ritenute necessarie.




