Luca Guadagnino: il cinema, i ricordi e i giudizi senza filtro su Fellini e Chalamet
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Luca Guadagnino, tra ricordi d'infanzia e giudizi senza filtro. In principio, per il regista, ci fu una distesa di sabbia e due occhi azzurri. Quella sabbia, come ha raccontato in una recente conversazione, era il Sahara filmato da David Lean, mentre gli occhi appartenevano a Peter O’Toole nel ruolo di Lawrence d’Arabia. Un’immagine potentissima, una “scena primaria” vissuta in braccio alla madre in un cinema di Addis Abeba. Quel momento si carica di ulteriori significati: la madre amava l’attore britannico, e lo stesso padre del regista possedeva quel medesimo colore di sguardo. Un ricordo che fonde il privato con il mito del cinema, gettando le basi per quella sensibilità visiva che caratterizza la sua opera.
La franchezza sui maestri del cinema
La stessa schiettezza usata nell'evocare le proprie radici, Guadagnino la impiega quando esprime opinioni sull'arte altrui, senza timore di andare controcorrente. È il caso del suo giudizio su Federico Fellini, definito “noioso e prevedibile”. Una presa di posizione che rientra in una tradizione di sguardi dissenzienti tra artisti. Guadagnino dimostra una coerenza che lo porta a scolpire il proprio pensiero al di fuori di ogni convenienza, trattando i maestri del passato non come idoli ma come colleghi con i quali confrontarsi.
L'intuizione sul talento di Timothée Chalamet
La capacità di riconoscere il talento emerge con chiarezza quando rievoca il primo incontro con un giovanissimo Timothée Chalamet. Il regista lo descrive, a soli diciassette anni, come una persona “veloce, smagato, curioso, ambizioso”, tanto da avergli pronosticato con immediatezza un futuro di grande successo. “Gli dissi ‘tu diventerai una star, in un anno viaggerai con l’aereo privato’”, ha ricordato Guadagnino, sottolineando come quella promessa si sia poi concretizzata oltre ogni aspettativa.
Il legame con Crema e i luoghi come narratori
Alla genesi di Chiamami col tuo nome è legata una scelta ambientale precisa. La decisione di ambientare la pellicola nel Cremasco, un’area a lui familiare, non fu dettata da esigenze produttive ma da un autentico amore per quel paesaggio. Pur essendo siciliano di nascita, Guadagnino ha fatto di Crema una patria elettiva, trovando in quelle campagne la cornice perfetta per una storia di formazione. Una scelta che rivela come i luoghi per lui non siano semplici fondali, ma elementi narrativi carichi di memoria.




