Migranti in Albania, polemiche per l’arrivo dei primi 40 ammanettati: Paita attacca Meloni, Strada parla di "vergogna"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Quaranta migranti, per lo più tunisini e marocchini con alcuni cittadini del Bangladesh e della Moldavia, sono stati trasferiti ieri dal porto di Brindisi a quello di Shengjin, in Albania, a bordo della nave militare Libra. Un’operazione che ha scatenato immediatamente polemiche, non solo per la destinazione – i centri di permanenza finanziati dall’Italia – ma per le modalità con cui è avvenuto lo sbarco. Gli uomini, ammanettati con fascette plastificate, sono stati fatti scendere sotto la scorta di due agenti ciascuno, mentre sul molo attendevano decine di poliziotti in tenuta antisommossa, scudi e caschi al fianco.

«Una messinscena grottesca», ha definito l’episodio Raffaella Paita, deputata di Italia Viva, che ha accusato il governo di «sprecare milioni per giustificare una politica migratoria fallimentare». Secondo l’esponente di Iv, mentre in Italia mancano risorse per sanità e sicurezza, «Giorgia Meloni si riduce a essere la caricatura di Donald Trump, lontana anni luce dall’essere un modello europeo». Le critiche non si sono fatte attendere neppure da parte delle organizzazioni umanitarie. Action Aid e Antigone hanno condannato l’uso delle manette, definendolo una misura «disproporzionata e degradante».

Cecilia Strada, europarlamentare del Partito Democratico presente sul posto, ha parlato senza mezzi termini di «vergogna». «Persone trattate come bestie, ammanettate senza alcun motivo se non quello di umiliarle», ha denunciato, sottolineando come la giustificazione fornita dalle autorità – garantire l’incolumità durante il trasferimento – sia apparsa «un pretesto inaccettabile». Le immagini dei migranti scortati come detenuti hanno riacceso il dibattito sull’efficacia e l’umanità del piano Albania, voluto da Roma per esternalizzare le procedure di identificazione e rimpatrio.

Quello di ieri è il primo trasferimento collettivo verso i centri albanesi, finanziati dall’Italia nell’ambito di un accordo bilaterale che prevede la costruzione di due strutture capaci di ospitare fino a 3 mila persone. Un progetto che, secondo il governo, dovrebbe alleggerire il carico sui Cpr italiani e accelerare i rimpatri, ma che gli oppositori considerano un costoso «esperimento» dai contorni poco chiari. Le critiche si concentrano soprattutto sulle condizioni dei migranti, già al centro di inchieste per presunti maltrattamenti nei centri italiani, e ora esposti a un sistema ancora meno trasparente.

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