Trump pronto a disertare il G7, Meloni a Nicosia: “Non sto ricucendo con lui”
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Redazione Esteri
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Non è certo un segreto che i rapporti tra la Casa Bianca e molti alleati europei attraversino una fase di gelo piuttosto intenso, ma la notizia che circola nei corridoi del Filoxenia Conference Center di Nicosia – dove i leader Ue si sono riuniti per un vertice informale – ha colto di sorpresa anche i diplomatici più navigati. Stando a quanto si è appreso nelle ultime ore, il presidente americano Donald Trump, che ormai da più di un anno siede nuovamente nello Studio Ovale, sarebbe intenzionato a disertare fisicamente il prossimo G7, l’appuntamento organizzato dalla presidenza di turno francese che si terrà a Evian. Una scelta, quella di limitarsi a un intervento in videocollegamento, che se da un lato potrebbe apparire come l’ennesimo strappo nella tradizione diplomatica, dall’altro si inserisce perfettamente nel solco delle tensioni recenti, specie dopo le frizioni legate alle scelte di politica estera di Roma e alle sue posizioni sullo Stretto di Hormuz, tanto per citare un precedente.
Il “no” di Giorgia Meloni a qualsiasi tentativo di mediazione personale
Proprio Giorgia Meloni, raggiunta dai cronisti durante la pausa dei lavori, ha voluto chiarire senza mezzi termini quale sia la sua posizione attuale riguardo al primo alleato d’oltreatlántico. Pur ribadendo che i rapporti tra Italia e Stati Uniti restano "sempre solidi" – un’affermazione che suona quasi come un rituale obbligato nella retorica governativa – la presidente del Consiglio ha voluto mettere un punto fermo sul suo coinvolgimento personale in questa delicata partita. Quando le è stato chiesto se stesse cercando di ricucire lo strappo o di mediare per un riavvicinamento, la risposta è stata lapidaria: "Non c’è niente di particolare che io stia facendo in questo momento" per attenuare il gelo. Una dichiarazione, quest’ultima, che assume il sapore di un messaggio implicito sia verso Washington, da cui arrivano pressioni continue (specie sul fronte dell’aumento delle spese militari), sia verso l’elettorato italiano, spesso preoccupato per l’andazzo delle relazioni transatlantiche.
L’iniziativa dei quattro Paesi del Sud Europa per prevenire una crisi migratoria
Se il confronto con gli Stati Uniti occupa gran parte delle conversazioni informali, il motivo ufficiale della due giorni cipriota – oltre ai tavoli di lavoro su Medio Oriente ed energia – era incentrato su un piano di azione congiunta per la sicurezza delle frontiere meridionali. A margine del Consiglio europeo, i leader di Italia, Grecia, Malta e Cipro hanno infatti stretto un accordo operativo con l’obiettivo di evitare il ripetersi di una crisi migratoria simile a quella vissuta nel 2015. L’iniziativa, fortemente voluta da Meloni insieme agli omologhi di Atene, La Valletta e Nicosia, mira a strutturare una risposta coordinata che possa scattare immediatamente in caso di pressioni improvvise sui confini Ue, con particolare attenzione alla situazione in Medio Oriente che, come noto, resta una polveriera pronta a esplodere da un momento all’altro. Un meccanismo di prevenzione, questo, che i quattro esecutivi hanno deciso di blindare attraverso un documento comune, proprio per evitare quelle lungaggini burocratiche che furono fatali nel 2015.
La Nato come pilastro (e la Spagna nel mirino)
Tornando al dossier sicurezza, Meloni ha approfittato del palcoscenico di Nicosia per blindare ulteriormente la posizione italiana all’interno dell’Alleanza Atlantica. In risposta a chi le chiedeva un parere sull’escalation verbale tra Washington e Madrid – culminata con la diffusione di una mail del Pentagono in cui si ipotizzava addirittura l’espulsione della Spagna dalla Nato -9 – la premier non ha avuto dubbi: una rottura del genere sarebbe "non positiva". Per la presidente del Consiglio, che cerca di mantenere un difficile equilibrio tra la fedeltà atlantica e le esigenze di autonomia europea, la strada maestra è un’altra: "Dobbiamo lavorare per rafforzare la colonna europea della Nato", la quale "chiaramente deve essere complementare a quella americana". Un’equazione, questa della complementarietà, che nella pratica politica quotidiana si rivela spesso più complessa da gestire rispetto alla teoria, specie quando le scelte unilaterali della superpotenza americana mettono alle strette gli alleati minori. Sul fronte dell’invito alla Russia per il prossimo G20 di Miami, poi, Meloni è stata tranchant: è Mosca a dover fare passi avanti verso l’Occidente, non il contrario, e questo è il momento di pretenderli.




