Sciopero dei treni, adesione quasi totale: convogli soppressi e pendolari in difficoltà
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Redazione Interno
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L’adesione allo sciopero nazionale di otto ore indetto oggi dai sindacati del settore ferroviario è stata "quasi totale", con cancellazioni e ritardi che hanno paralizzato gran parte della circolazione. Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti hanno confermato una partecipazione media del 90%, coinvolgendo macchinisti, capitreno, capistazione e addetti alla manutenzione. "Si sono registrate molte soppressioni in partenza e disagi per i viaggiatori", hanno precisato le organizzazioni, ribadendo la disponibilità a tornare al tavolo delle trattative "da subito" per un rinnovo contrattuale che includa adeguamenti salariali, maggiori tutele normative e turni più sostenibili.
In Veneto, dove l’astensione dal lavoro ha raggiunto picchi del 90%, migliaia di pendolari hanno dovuto ricorrere a mezzi alternativi, trovandosi di fronte a un’offerta drasticamente ridotta. L’Agenzia confederale dei trasporti (Agens) ha convocato i sindacati per domani mattina, dopo che la protesta – iniziata alle 9 e conclusasi alle 17 – ha messo in luce le tensioni accumulate in mesi di stallo. Il contratto nazionale, scaduto a fine 2023 dopo oltre un anno di negoziati, rimane infatti bloccato, con le parti lontane su punti cruciali: dagli aumenti legati all’inflazione alla riduzione dell’orario settimanale a 35 ore senza decurtazioni di stipendio, fino alla regolamentazione degli appalti esterni, accusati di peggiorare sia le condizioni dei dipendenti che la qualità del servizio.
Quella di oggi non è stata una semplice mobilitazione, ma un segnale chiaro di impazienza, soprattutto dopo che le richieste avanzate dai lavoratori – molti dei quali operano con turni logoranti e retribuzioni ormai erose dal carovita – sono rimaste inascoltate. Se da un lato i sindacati parlano di "lotta necessaria", dall’altro i passeggeri, pur comprensivi, pagano il prezzo di un sistema che fatica a trovare equilibri. Senza contare che, in un contesto già fragile, ogni interruzione del servizio rischia di amplificare criticità strutturali, come la carenza cronica di personale o l’obsolescenza di alcune infrastrutture.




