Angie, i “Sogni di Vetro” e quella caduta sulle scale che non le ha impedito di rialzarsi

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Per un soffio, a dirla tutta, non ha toccato il traguardo più ambito. L’ultimo ballottaggio del Serale di “Amici” – la venticinquesima edizione del talent show condotto da Maria De Filippi – l’ha vista cedere il passo al suo caro amico Lorenzo Salvetti, il quale poi ha fatto suo l’intero trofeo. Eppure, a conti fatti, Angie (all’anagrafe Angelica Ibba) non ha lasciato il programma a mani vuote.

Il “Trofeo delle Radio”, riconoscimento votato dai principali network radiofonici italiani, è andato proprio a lei, un premio che certifica il gradimento della critica specializzata al di là del verdetto del pubblico da casa.

Forte di questa spinta emotiva, la cantante venticinquenne originaria della Sardegna (legatissima a Cagliari e a Uta, ma residente a Milano da sei anni) ha pubblicato il suo primo album, “Sogni di Vetro”, per EMI Records Italy e Universal Music Italia: un progetto che la stessa artista definisce “a metà strada tra un Ep e un album”, ma che per lei rappresenta a tutti gli effetti il debutto discografico che inseguiva da anni.

“Sogni di vetro” e il coraggio di mettere i difetti su un piatto d’argento

Il titolo dell’opera, come spesso accade in questi casi, non è affatto casuale. Angie spiega che il vetro racchiude la sua essenza di persona trasparente e fragile, e che “Sogni di Vetro” era il titolo che aveva in mente da tempo per raccontare i sacrifici fatti per la musica.

Dentro ci sono nove tracce – tra cui alcuni brani già presentati al talent come “Millemila Missili” e “Signorina” – che compongono un mosaico autobiografico: ci sono relazioni passate, la paura di rinnamorarsi, un lutto e i sogni fragili di chi ha sempre creduto che chiudere una porta significhi vedere aprirsi un portone. Due episodi, in particolare, hanno richiesto uno sforzo emotivo aggiuntivo. “Meglio di me”, spiega la cantautrice, è un pezzo in cui serve su un piatto d’argento i propri difetti, una sorta di difesa preventiva contro lo sguardo altrui.

“Lettere al Paradiso”, invece, parla della nonna scomparsa ed è stato così difficile da interpretare che ai casting di “Amici” non riusciva nemmeno a finirlo, sopraffatta dall’emozione.

La caduta sulle scale, l’ansia e la luce chiamata Maria De Filippi

C’è un episodio, nelle ultime battute della sua avventura nel talent, che Angie ha ormai imparato a raccontare con una risata amara. Durante l’esibizione dell’inedito “Signorina”, mentre si muoveva tra il pubblico, è scivolata ed è caduta letteralmente dalle scale. “Più cadi e più è difficile rialzarti, e fa ridere detto da me che sono caduta sulle scale all’ultima puntata del Serale”, ha scherzato poi nelle interviste, aggiungendo che l’importante è stato rialzarsi subito e continuare a cantare, proprio come le aveva insegnato la sua determinazione.

A salvarla, in quel frangente, non è stato solo il mestiere, ma anche la presenza rassicurante della conduttrice. Maria De Filippi, racconta Angie, è stata “proprio una mamma”: un faro, una luce che fino all’ultimo giorno l’ha spronata a non avere paura del “fuori”, ricordandole che il piazzamento finale non contava quanto il fatto di aver mostrato chi si è veramente. Un insegnamento che la cantante porta con sé ora che si affaccia al mercato discografico con un album che definisce “un anno e mezzo di lavoro, fatto di fragilità, amore, pianti e abbracci”.

Un legame speciale e una squadra chiamata Lorenzo Salvetti

L’avversario che l’ha estromessa dalla finale, Lorenzo Salvetti, è diventato nei fatti il suo principale alleato. Il loro rapporto, nato sui banchi della scuola più spiata d’Italia, si è trasformato in una vera e propria intesa di squadra. “Prima della puntata finale ci siamo presi per mano e ci siamo detti ‘ok siamo ancora una squadra, qualsiasi cosa succeda’”, ha rivelato Angie.

Le caratteristiche che più apprezza del giovane vincitore (classe 2007, veronese) sono la goffaggine genuina – “È buffo e divertente in modo naturale, non ci prova nemmeno” – e la semplicità con cui racconta se stesso attraverso la musica. L’insegnante Lorella Cuccarini, che li ha seguiti nella loro crescita quotidiana, ha descritto il loro punto di contatto come l’ansia da prestazione, quella paura di non farcela che rischiava di far perdere loro la bellezza del viaggio. Ora che il viaggio è finito, Angie guarda avanti con la consapevolezza di chi ha imparato a volersi bene.

“Tra 10 anni, a prescindere da tutto, spero di essere felice, di guardarmi allo specchio ed essere fiera di me stessa”, ha confessato, lasciando intendere che Sanremo – “non si fa mai male a sognare” – potrebbe essere il prossimo, eventuale capitolo di una carriera partita da lontano, tra una porta chiusa e un’altra che si spalanca.

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