Pellegrino a SuperTennis: «Roma un punto di partenza, mi ha emozionato tanto»
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Redazione Sport
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L’ombra lunga del Centrale, mentre il sole cala sul Foro Italico, a volte restituisce più di una sconfitta. Andrea Pellegrino, 29 anni, pugliese di Bisceglie, quella sera – due ore dopo l’ultimo scambio con Jannik Sinner – aveva ancora lo sguardo dell’alce illuminata dai fari. «È un martello. Ti toglie il fiato, non ti regala niente», ha raccontato il numero 155 del mondo, uscito sconfitto negli ottavi degli Internazionali BNL d’Italia 2026. Un risultato, il suo, che resta il migliore in carriera nel circuito maggiore, sebbene maturato al termine di una partita segnata da due break subiti nei primi due game. Eppure, proprio lì, in quell’esposizione mediatica che mai aveva sperimentato, Pellegrino ha trovato la formula per ribaltare il senso di una débâcle: «Questo torneo sarà un punto di partenza, mi darà consapevolezza di quello che sono e che posso fare. Mi sono venuti i brividi uscendo dal campo».
Il record di Sinner e il ritratto di un “corsaro” in totale affidamento al diritto
Dall’altra parte della rete, intanto, Jannik Sinner non si è fermato mai. La sua vittoria contro il connazionale – la trentunesima consecutiva nei tornei Masters 1000 – non è stata solo un passaggio ai quarti di finale. È stato l’aggancio a un certo Novak Djokovic, quello del 2011, l’antenato coevo sul quale il 24enne altoatesino ha plasmato il proprio tennis. «I Big Three hanno dominato per quindici anni, io sono solo all’inizio», ha detto Sinner, quasi come un avvertimento. Pellegrino, dal canto suo, ne ha fornito un ritratto chirurgico: «Ha una percentuale di prime superiore a chiunque. Non perde un match da metà febbraio. È completo. Non c’è lato del campo in cui puoi fargli male». Un giudizio che, pur nella sconfitta, restituisce la dimensione abnorme dell’attuale numero uno del mondo, quel “Corsaro nero” (così ribattezzato a Roma per il total black in campo) che come l’eroe salgariano «non fa male a chi non gli resiste».
La furia sul Centrale: lo scambio che ha acceso la discussione con il giudice di sedia
Non è mancato, tuttavia, un momento di tensione in grado di offuscare la retorica del bel derby italiano. Durante il match, valido per gli ottavi del Masters 1000 di Roma, Pellegrino ha dato vita a una discussione piuttosto accesa con il giudice di sedia. L’episodio, scaturito da uno scambio specifico (le cui dinamiche tecniche restano consegnate ai referti arbitrali), ha acceso un dibattito immediato, tanto da far parlare di “furia Pellegrino”. Il tennista pugliese, che arrivava dal tabellone di qualificazione, ha pagato l’emozione della prima in carriera sul Centrale: due break subiti nei primi due game hanno messo subito in salita una partita già complicata sulla carta. Nessun dettaglio esplicito sul contenzioso, ma il fatto che un giocatore numero 155 del mondo osi alzare la voce contro l'arbitro nella sua prima uscita su un palcoscenico così importante dice molto della posta in gioco – personale, prima ancora che sportiva.
Un punto di partenza tra brividi e consapevolezza
A due ore dalla stretta di mano, Pellegrino ha quindi ricomposto il quadro. «È un punto di partenza», ha ripetuto, e quella frase – che a caldo poteva suonare come un luogo comune – acquista peso se letta accanto ai numeri. Trentuno vittorie di fila nei Masters 1000 per Sinner, un record che equivale a quello di Djokovic. Ma anche trentun anni per Pellegrino, che da Bisceglie è arrivato a giocarsi il suo scambio più importante proprio contro il miglior tennista del mondo. L’emozione del campo, i brividi all’uscita dal tunnel, la consapevolezza di non aver fatto male a chi non resiste (come insegnerebbe il corsaro), ma di averne comunque incrociato la rotta. E forse, nel tennis, quello è già un inizio.




