Meloni al vertice Med9: "Sull'inflazione non chiediamo spesa libera, ma flessibilità sui conti"
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Redazione Interno
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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta al termine del vertice Med9, a Spalato, per chiarire la posizione italiana sulla richiesta di maggiore flessibilità inviata a Bruxelles. Rispondendo a una domanda sulla lettera che l'Italia ha indirizzato alla Commissione europea, Meloni ha spiegato che l'aumento dei prezzi energetici sta producendo effetti significativi sui bilanci nazionali. «Ci sono miliardi e miliardi in più che noi saremo chiamati a spendere senza averlo deciso», ha dichiarato, precisando che questa situazione non deriva da nuove misure deliberate dai governi.
La premier ha quindi respinto l'interpretazione secondo cui Roma stia cercando margini di spesa senza vincoli: «Non stiamo chiedendo spesa libera perché vogliamo essere particolarmente allegri».
La lettera sull'impatto dell'inflazione
La questione sollevata dall'Italia riguarda il modo in cui l'inflazione incide sulla valutazione del rispetto dei limiti di spesa previsti dalle regole di bilancio europee. Secondo quanto riferito dalla stessa Meloni, l'Italia chiede che questi maggiori oneri vengano tenuti in considerazione nel calcolo dei massimali consentiti.
La richiesta non è isolata: «La questione posta dall'Italia alla Commissione europea con una lettera sull'impatto dell'inflazione sui bilanci nazionali è condivisa anche dalla Grecia», ha affermato la premier, sottolineando come il tema non sia stato sollevato solamente da Roma.
Il confronto con von der Leyen
Nel corso della conferenza stampa, Meloni ha riferito di aver avuto modo di discutere la questione con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. «Ho parlato con von der Leyen e con gli altri partner Ue del Mediterraneo», ha dichiarato, aggiungendo che «mi pare che ci sia interesse perché è una questione di buon senso». La premier ha comunque precisato che si tratta di un dibattito ancora lungo, poiché per arrivare a risposte concrete è necessaria una convergenza tra Commissione, Stati membri e Consiglio.
La dimensione europea della questione
La posizione espressa al vertice di Spalato si inserisce in un negoziato che coinvolge diverse capitali. Oltre all'Italia, anche la Grecia ha inviato una propria missiva alla Commissione europea per chiedere maggiore flessibilità nell'applicazione delle regole di bilancio, con l'obiettivo di adottare misure contro la crisi dei prezzi e l'aumento dell'inflazione. Atene, in particolare, ha proposto di escludere dal proprio indicatore di spesa netta alcune misure temporanee destinate a proteggere famiglie e imprese dall'aumento dei costi energetici.
Il quadro delle regole fiscali europee
Le regole di bilancio dell'Unione europea prevedono che il disavanzo annuo di uno Stato membro non superi il 3% del prodotto interno lordo. Nel giugno scorso, il quadro normativo è stato adattato per consentire temporaneamente ai Paesi membri di destinare fino allo 0,6% del PIL, fino al 2028, a investimenti energetici che riducano la dipendenza da combustibili fossili importati.
Questa previsione rientra in un'esenzione più ampia che permette spese fino all'1,5% del PIL per difesa ed energia, un margine che sia l'Italia sia la Grecia stanno già utilizzando. Le nuove richieste di Roma e Atene mirano a ottenere ulteriori spazi, in particolare attraverso il riconoscimento dell'impatto dell'inflazione sui conti pubblici e l'esclusione di alcune misure temporanee dal calcolo degli indicatori di spesa.
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