L’allenatore di Tamberi attacca il sistema: «Lo sport italiano è calcio-centrico»
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Redazione Sport
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La frase, pronunciata quasi con leggerezza dall’ex presidente della Figc Gabriele Gravina – che poi si è dimesso dopo la mancata qualificazione al Mondiale, sancita dalla sconfitta ai rigori contro la Bosnia a Zenica – ha scatenato una reazione tanto ironica quanto tagliente. «Dilettanti», aveva detto Gravina riferendosi ai campioni di altre discipline. Parole che non sono passate inosservate. A rispondergli per primo, con il garbo sornione di chi però non intende fare sconti a nessuno, è stato Gianmarco Tamberi, l’oro olimpico nel salto in alto a Tokyo 2021. “Gimbo” ha pubblicato una foto in cui tredici sportivi italiani – tra cui Jannik Sinner, Andrea Kimi Antonelli, Marco Bezzecchi, Marcell Jacobs, Dominik Paris, Mattia Furlani e la due volte campionessa Federica Brignone – indossano la maglia della Nazionale di calcio, in campo. La didascalia: «Dilettanti allo sbaraglio!».
La polemica che smaschera una visione antica
A gettare ulteriore benzina sul fuoco – semmai ce ne fosse bisogno – ci ha pensato Giulio Ciotti, storico allenatore dello stesso Tamberi. Il tecnico, che conosce il mondo dell’atletica e dei cosiddetti “sport minori” meglio di chiunque altro, ha usato parole precise: «Lo sport in Italia ha una mentalità calcio-centrica». Un’affermazione che, nella sua secchezza, riassume decenni di disparità di trattamento, risorse e attenzione mediatica. Per Ciotti non si tratta solo di un problema economico, ma culturale: il calcio divora tutto, assorbe finanziamenti e visibilità, lasciando briciole a chi eccelle in altre specialità. Eppure, come dimostra la foto di Tamberi, in molti di quegli sport – quelli liquidati come “dilettantistici” – si nascondono autentici campioni olimpici e mondiali.
Figc, le dimissioni di Gravina e il voto del 22 giugno
Il terremoto in via Allegri non è finito con le dimissioni di Gravina. Anzi, quelle sono state solo la prima scossa. L’assemblea straordinaria della Federcalcio è convocata per il 22 giugno, e in quella sede si eleggerà il nuovo presidente. Gravina, che pure ha incassato la fiducia di molte componenti fino all’ultimo, sembra intenzionato a non sparire del tutto dalla scena. Il suo uomo forte è Giancarlo Abete, 75 anni, attuale presidente della Lega Dilettanti e già alla guida della Figc dal 2007 al 2014. Abete muove da solo il 34% dei voti, una base non trascurabile. Dall’altra parte c’è Giovanni Malagò, 66 anni, presidente del Coni dal 2013 al 2025, il cui nome è tra i più accreditati per succedere a Gravina. Ma non mancano altri possibili candidati, e le manovre per il dopo sono già iniziate.
Via anche Buffon, il dopo è già partito
Con le dimissioni di Gravina se n’è andato anche Gigi Buffon, il cui ruolo dirigenziale in Figc era stato pensato proprio come ponte tra passato e futuro. L’eliminazione dal Mondiale – la terza consecutiva per l’Italia, un dato che pesa come un macigno – ha accelerato i tempi di una crisi annunciata. Nonostante al termine della partita di Zenica Gravina avesse tentato di temporeggiare, cercando una strada per la ripartenza, la pressione si è rivelata insostenibile. Ora il calcio italiano cerca un nuovo numero uno, ma la polemica sollevata da Tamberi e Ciotti resta sullo sfondo, a ricordare che il problema non è solo di vertice, ma di mentalità diffusa.




