Luciano Canfora paragona Trump a Hitler e critica l'operato dell'ICE
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Redazione Esteri
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La comparazione, destinata a suscitare polemiche, è stata pronunciata da Luciano Canfora, professore emerito di filologia greca e latina dell'università di Bari, intervenendo in televisione. Lo studioso, analizzando la situazione politica statunitense, ha affermato senza mezzi termini che Donald Trump può essere avvicinato a Adolf Hitler e che gli Stati Uniti stiano assumendo i connotati di una dittatura mascherata. Ha poi puntato il dito contro l'Immigration and Customs Enforcement, l'agenzia federale nota come ICE, la cui condotta, a suo dire, ricalcherebbe quella delle milizie fasciste del ventennio mussoliniano. Le sue parole giungono in un momento di forte tensione, sullo sfondo di una serie di episodi – culminati con l'uccisione di un infermiere a Minneapolis – che hanno riacceso il dibattito sui metodi e sui poteri di quel Corpo di polizia.
La sequenza di episodi sotto la lente
Il caso citato da Canfora, quello di Alex Jeffrey Pretti, è soltanto l’ultimo di una catena di eventi che ha scosso l’opinione pubblica. Pretti, colpito da dieci proiettili dopo essere stato bloccato e immobilizzato con lo spray al peperoncino, ha riportato fatalmente le conseguenze di un intervento i cui contorni restano da chiarire. A precedere questo episodio, che ha avuto vasta eco internazionale, ve ne sono altri altrettanto gravi: dalla deportazione, già nell’aprile dello scorso anno, di tre bambini piccoli insieme alle loro madri, alla tragica morte di Renee Nicola Good, uccisa da tre colpi di pistola mentre era in auto, fino al fermo di un bambino di cinque anni, prelevato per strada mentre tornava da scuola durante un'operazione mirata al padre. Alcuni di questi fatti, tra l’altro, hanno sollevato interrogativi stringenti sull’addestramento degli agenti e persino sulla legittimità delle uniformi da loro indossate.
Il quadro legislativo e le responsabilità politiche
Benché si parli spesso, in queste settimane cariche di drammaticità, di un abuso di potere da parte dell’amministrazione Trump – accusata di servirsi di mezzi autoritari e anticostituzionali per reprimere diritti e libertà –, una parte dell’analisi va condotta sul piano giuridico. La spirale autoritaria innescata dal governo, infatti, si avvale anche di strumenti che la legge, con le sue lacune e le sue scappatoie, effettivamente consente. Questo rende più complessa ogni forma di opposizione alla repressione, perché Trump, in modo cinico e strumentale, agisce spesso entro un perimetro formalmente legale. Il Congresso, dal canto suo, non è intervenuto in modo incisivo per colmare quei vuoti normativi che permettono certi comportamenti, lasciando così un ampio margine di discrezionalità operativa all’esecutivo.
Le reazioni nel panorama politico italiano
Anche in Italia il dibattito ha trovato spazio, toccando le posizioni dei partiti. Da Forza Italia, attraverso le parole di un suo esponente, è giunto un intervento volto a distinguere il rispetto della legge dall’abuso di potere. Pur riconoscendo, nelle immagini che arrivano dall’America, “evidenti eccessi” da parte dell’ICE, si è sottolineato come il far rispettare la normativa non debba mai sconfinare nell’abuso, specialmente in un contesto democratico. La dichiarazione ha ribadito, nel merito, la non negoziabilità dei diritti individuali, cercando di tracciare una linea di confine tra l’esercizio legittimo delle prerogative di uno Stato e gli eccessi che possono macchiare tale esercizio.




