Juve, Roma e Fiorentina, le multe Uefa e il nodo del Fair Play Finanziario: ecco cosa cambia

Juve, Roma e Fiorentina, le multe Uefa e il nodo del Fair Play Finanziario: ecco cosa cambia
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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il mondo del calcio italiano, e in particolare quello delle sue società più blasonate, si trova periodicamente a fare i conti con i rigorosi parametri imposti dalla Uefa in materia di sostenibilità economica. Dopo le ultime decisioni dell'organo di controllo finanziario del calcio europeo, i riflettori si sono accesi sulle sanzioni comminate a Juventus, Roma e Fiorentina, con un'attenzione particolare ai dettagli degli accordi e alle reali conseguenze sul prossimo mercato estivo.

Se da un lato le multe rappresentano un colpo al portafoglio, dall'altro l'iter giudiziario e i piani di rientro triennali disegnano scenari ben più complessi di una semplice penalità economica.

I pilastri del sistema e le violazioni contestate

Il quadro normativo del Fair Play Finanziario, ormai noto come "Sustainability Regulations", si regge su due capisaldi fondamentali che i club sono tenuti a rispettare per evitare provvedimenti.

Il primo, e forse il più discusso in questa tornata, è il cosiddetto "squad cost control ratio", che impone alle società di non superare la soglia del 70 per cento tra il costo complessivo della rosa e i ricavi generati: un parametro che, secondo quanto ricostruito, non sarebbe stato rispettato dalla Fiorentina, la quale ha ricevuto una sanzione pecuniaria di 6 milioni di euro per questa specifica violazione.

Il secondo pilastro riguarda invece il limite massimo di perdite consentite nell'arco di un triennio, fissato a 60 milioni di euro, ed è proprio su questo fronte che la Juventus ha dovuto fare i conti con la prima camera del "club financial control body", l'organismo deputato ai controlli finanziari per i club affiliati.

L'accordo della Juventus e i numeri del settlement

La situazione che riguarda la Vecchia Signora è quella che ha fatto più discutere, non tanto per l'entità della multa, quanto per la struttura dell'accordo definito con la Uefa. La violazione contestata ai bianconeri, infatti, scaturisce dall'analisi dei bilanci relativi agli esercizi chiusi al 2023, 2024 e 2025, periodi nei quali il club non sarebbe riuscito a rientrare nel tetto massimo di perdite consentite.

Per questo motivo è stato sottoscritto un settlement agreement della durata triennale, che abbraccia le stagioni 2025/26, 2026/27 e 2027/28, con l'obiettivo esplicito di riportare i conti in pari entro la stagione 2028/29. Parallelamente, la sanzione pecuniaria complessiva per i bianconeri ammonta a 20 milioni di euro, una cifra che, nelle intenzioni dell'organismo continentale, dovrebbe fungere da deterrente, ma che in realtà apre il dibattito sulla reale efficacia di queste misure, visto che spesso i club tendono a valutare il rapporto costo-beneficio di queste penalità.

Le multe come deterrente e la filosofia dei club

In molti ambienti, ormai, si è diffusa la percezione che le sanzioni pecuniarie abbiano un impatto limitato sulle strategie di mercato dei grandi club, i quali sembrano considerarle quasi come un costo accessorio per perseguire i propri obiettivi sportivi. Il ragionamento che circola è che, se da un lato i paletti normativi prevedono limitazioni agli acquisti in caso di mancato rispetto dei parametri, dall'altro la prassi dimostra che diverse società continuano a operare con una certa libertà, confidando magari nella possibilità di negoziare accordi transattivi o piani di rientro dilazionati.

Nel caso specifico della Juventus, la multa di 20 milioni e l'impegno a rientrare nei parametri entro il 2029 rappresentano un vincolo, ma non hanno impedito al club di programmare la propria stagione con una certa serenità, almeno stando alle dichiarazioni dei suoi vertici.

Le parole di Carnevali e il mercato senza plusvalenze

A gettare ulteriore luce sulla strategia juventina è stata l'intervista dell'amministratore delegato Giovanni Carnevali, il quale nella giornata di lunedì ha voluto rassicurare l'ambiente circa le operazioni in uscita. In particolare, parlando del giovane Fabio Miretti, Carnevali ha sottolineato come il club non avesse l'assoluta necessità di procedere con cessioni eccellenti nel breve termine, estendendo questo concetto a tutta la rosa della prima squadra.

Di fatto, entro la scadenza del 30 giugno, nessun elemento di rilievo ha lasciato Torino, segno che la strategia della società non prevede plusvalenze forzose per tamponare le perdite, quanto piuttosto un percorso strutturato di rientro che passa per la gestione oculata dei costi e l'incremento dei ricavi commerciali, in linea con quanto previsto dall'accordo triennale stipulato con la Uefa.

Le mosse future, a questo punto, saranno dettate più dalla ricerca di opportunità di mercato che dall'urgenza di fare cassa, con la consapevolezza che il monitoraggio dell'organismo europeo sarà costante e rigoroso nel corso dei prossimi esercizi.

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