La Sardegna cambia passo alla Bit: dai borghi al volo per New York, la strategia di Todde e Cuccureddu
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Non era soltanto l’occasione per presentare i consuntivi del 2025, né tantomeno una passerella per rivendicare numeri pur sempre positivi. La quarantaseiesima edizione della Borsa Internazionale del Turismo di Milano Rho – che ha aperto i battenti ieri, martedì 10 febbraio, con oltre 5.000 buyer italiani e 2.000 internazionali accreditati – ha offerto alla Regione Sardegna il palcoscenico per mettere in scena ciò che la presidente Alessandra Todde ha definito, senza mezzi termini, una inversione di rotta. La crescita, ha spiegato, non si misura più soltanto nelle presenze, bensì nella capacità di sottrarre l’isola alla monocultura estiva del lusso costiero per restituirla a una fruizione più lenta, più profonda e, per certi versi, più politica. È un passaggio lessicale non banale, quello della governatrice, quando parla di “visione più equilibrata” e di “identità dei territori”: smette di inseguire il turista mordi-e-fuggi e prova a selezionarlo, questo il senso.
Del resto i dati esposti dall’assessore del Turismo, Franco Cuccureddu, fotografano una regione che ha già smesso di attendere passivamente le ondate estive. Il 2025, nonostante il ciclone Harry abbia lesionato tratti di costa e messo a dura prova l’immagine delle coste orientali, si è chiuso con cinquecento eventi finanziati – un incremento del 134% rispetto alle annualità precedenti – e una dotazione finanziaria per il 2026 che sfiora i 22 milioni e mezzo di euro, ai quali si aggiungono i 3 milioni per la programmazione del Capodanno -8. Risorse, queste, che non verranno disperse in interventi spot, ma che sono già state incanalate nei tredici cartelloni tematici varati dalla Giunta: si va dalle manifestazioni della tradizione identitaria – la Sartiglia, Sant’Efisio, la Cavalcata sarda – fino a un settore, quello del turismo esperienziale ed enogastronomico, che assorbe da solo 2,5 milioni. Ed è proprio in questa frammentazione consapevole dell’offerta che si legge il tentativo di spezzare la stagionalità.
Dalla promozione alla governance: la macchina si riorganizza
Cuccureddu, nel suo intervento all’Italy District, ha però chiarito che l’ambizione non si ferma alla moltiplicazione degli eventi. La partecipazione corale alla Bit – con i 57 coespositori che affollano lo stand di 1.040 metri quadri – è servita anche a dettagliare la riforma della governance del comparto, a lungo rimandata e ora oggetto di una proposta concreta. L’obiettivo dichiarato è l’introduzione di una DMO (Destination Management Organization) multilivello, capace di coordinare i sessantuno Comuni a vocazione turistica e di dialogare con il ministero in modo strutturale -1. Non si tratta, evidentemente, di un dettaglio burocratico: la Regione sembra aver compreso che il marketing territoriale, da solo, non basta più se non è sorretto da una regia unica in grado di interfacciarsi con i colossi del trasporto aereo e con i tour operator nordamericani.
Sul fronte della promozione internazionale, il calendario delle fiere per il 2026 è il più so mai messo a punto dall’assessorato. Trentuno appuntamenti che attraverseranno tre continenti, con una presenza rafforzata nei mercati di lingua tedesca e spagnola – quest’ultimo legato ai settecento anni dalla nascita del Regno di Sardegna – e un debutto assoluto: l’Australian Tourism Exchange di Adelaide -10. E a proposito di long haul, a tenere banco nei colloqui tra gli operatori è soprattutto il volo diretto New York-Olbia che Delta Airlines attiverà il prossimo 21 maggio, un collegamento transatlantico di linea che mancava all’isola e che, nelle intenzioni del management di Geasar, fungerà da traino per altre rotte intercontinentali -3-5.
L’altra isola: i borghi e l’ascolto digitale
Mentre gli addetti ai lavori affollavano gli incontri B2B con i consorzi alberghieri della Costa Smeralda, nell’angolo dello spazio espositivo dedicato all’innovazione veniva presentato un prodotto apparentemente minore, eppure emblematico della strategia di destagionalizzazione. Si tratta di “La rete dei borghi caratteristici della Sardegna”, un podcast realizzato in partnership con la piattaforma Loquis che contiene 225 tracce audio geolocalizzate distribuite su quindici centri storici dell’entroterra. L’amministratore delegato di Loquis, Bruno Pellegrini, ha spiegato che il viaggio sonoro non è un semplice audiolibro, ma una mappa interattiva: chiunque si trovi fisicamente nei pressi di Bosa, Castelsardo o Santu Lussurgiu potrà ascoltare storie, rumori ambientali e testimonianze dei residenti. È il tentativo di tradurre in linguaggio contemporaneo quell’autenticità che i manuali di marketing invocano da anni, ma che raramente riescono a codificare.
A questi progetti, del resto, sono destinati 80 milioni di euro del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione: cifre che la Regione intende utilizzare per infrastrutture leggere, alberghi diffusi e per il potenziamento dell’osservatorio turistico regionale, il quale verrà implementato con sistemi di intelligenza artificiale per monitorare in tempo reale i flussi e orientare le campagne promozionali -1-6.
L’America’s Cup e i grandi eventi come calamita
L’estate 2026, inoltre, sarà inaugurata da una vetrina sportiva di rilievo mondiale. La trentottesima Louis Vuitton America’s Cup disputerà le sue regate preliminari nelle acque sarde prima di trasferirsi a Napoli per la finale del luglio 2027. È un ritorno – o forse un consolidamento – del rapporto tra la vela e il territorio, che già lo scorso anno aveva ospitato diciassette eventi validi per l’assegnazione di titoli iridati. Il Giro ciclistico della Sardegna, rientrato nel calendario mondiale dopo anni di assenza, completerà il quadro di un’offerta che non intende più rincorrere soltanto il turismo balneare, ma che ambisce a trattenere il visitatore anche quando la temperatura dell’acqua diventa proibitiva -1-6.
La governance, dunque, è chiamata a sostenere questo salto di scala. E se è vero, come ha ricordato Cuccureddu, che il brand Sardegna nei mercati extraeuropei fatica ancora a essere riconosciuto come parte integrante del made in Italy, è altrettanto vero che il percorso intrapreso – fatto di investimenti mirati, ascolto dei territori e costruzione di una narrazione alternativa – comincia a disegnare i contorni di un modello diverso. Che sia poi questo il “cambiamento” evocato da Todde, lo si misurerà nei prossimi anni, quando i flussi saranno chiamati a scegliere non solo la Sardegna, ma quale Sardegna.




