Martina Nasoni, dopo il trapianto: «Donare organi è regalare vita»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Dopo un’attesa definita «infinita», Martina Nasoni ha finalmente ricevuto il cuore che le ha permesso di voltare pagina, affrontando un trapianto all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. La giovane, che già anni fa aveva condiviso la sua storia nel memoir «Questo cuore batte per tutte e due», ha rotto il silenzio sui social con un post profondo e commovente, accompagnato da un ritratto del suo volto sorridente. «Non era solo un intervento – ha scritto –, era un confine tra la vita e la morte», descrivendo il percorso che l’ha condotta «dall’oscurità alla rinascita» grazie all’équipe medica e agli infermieri che «vegliano su ogni mio respiro».
Martina, nota anche per la sua esperienza a «Fratello» e come speaker radiofonica, convive dalla nascita con una cardiomiopatia ipertrofica, patologia ereditaria che causa un ispessimento del miocardio e che aveva già reso necessario l’impianto di un pacemaker quando aveva soltanto dodici anni. Dopo numerosi interventi e battaglie, il trapianto ha rappresentato l’approdo a una nuova fase esistenziale, colma di speranza e gratitudine verso chi, in un momento di dolore estremo, ha compiuto una scelta di altruismo.
Il ringraziamento più sentito, infatti, è rivolto al donatore e alla sua famiglia. «Il tuo addio – ha sottolineato Martina – è diventato il mio inizio. Non conosco il tuo nome, ma porto la tua storia dentro di me». E ancora: «A te e alla tua famiglia, che nel dolore hanno scelto la generosità, devo ogni battito». Queste parole, intense e sincere, racchiudono il significato più autentico del dono degli organi, un gesto che trasforma il lutto in un’opportunità di vita, unendo destini sconosciuti in un legame indissolubile




