L'unico allenatore italiano in Coppa d'Africa
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Redazione Sport
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Non ci sono molte persone più cosmopolite di Stefano Cusin. Nato in Canada e cresciuto in Francia da genitori italiani, Cusin ha viaggiato in lungo e in largo per il mondo, facendo l'allenatore. Francia, Svizzera, Guadalupa, Italia, Camerun, Repubblica del Congo, Bulgaria, Libia, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Palestina, Inghilterra, Sudafrica, Cipro, Iran, Sudan del Sud e Comore sono i Paesi in cui ha messo piede da calciatore o da allenatore, nel corso di una carriera decisamente fuori dal normale.
Un torneo in ascesa globale
La sua presenza sulla panchina delle Comore nella Coppa d'Africa, che è iniziata ieri in Marocco con la vittoria dei padroni di casa proprio contro la sua squadra, sottolinea un fenomeno più ampio. Il torneo continentale, infatti, sta acquisendo un peso sempre maggiore nel panorama calcistico mondiale, non solo per il livello tecnico in costante ascesa ma anche per la sua capacità organizzativa. I nove stadi all'avanguardia costruiti per l'occasione, alcuni dei quali verranno utilizzati per il Mondiale del 2030 da organizzare insieme a Spagna e Portogallo, ne sono una prova tangibile.
Le quote e il banco di prova
Proprio il Marocco, che del resto è indicato dai principali bookmaker come la Nazionale più favorita con una quota vincente intorno al 3.25, si trova di fronte a un doppio banco di prova. Da un lato, la competizione sportiva, che vede altre squadre come l'Egitto o la Costa d'Avorio detentrice pronte a contendere il Titolo; dall'altro, la vetrina internazionale in un momento in cui, pur tra le luci dei riflettori calcistici, permangono questioni complesse. L'inizio del torneo, non a caso, è coinciso con richiami alla necessità di indagare su quanto accaduto durante le recenti manifestazioni di piazza, un tema che continua a essere affrontato dalla stampa locale e internazionale.
Il calcio come specchio di un continente
La Coppa d'Africa, dunque, si conferma un evento che va ben oltre i novanta minuti di gioco. Essa riflette le ambizioni, le contraddizioni e le speranze di un intero continente, attirando l'attenzione di addetti ai lavori e investitori a livello globale. La figura di un tecnico itinerante come Cusin, con la sua esperienza accumulata tra culture calcistiche diversissime, si inserisce perfettamente in questo contesto di crescente interconnessione. Mentre il torneo prosegue il suo corso, fino alla finale di metà gennaio, l'attenzione si concentra sul campo, dove si decidono le sorti sportive, in un palcoscenico la cui importanza strategica, anche in vista del futuro impegno mondiale, è ormai indiscutibile.




