Nuova vita agli elettrodomestici, dalla garanzia ai ricambi: ecco cosa cambia con le nuove regole Ue

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Scade oggi, 31 luglio, il termine entro il quale gli Stati membri dell’Unione europea devono recepire la direttiva Ue 2024/1799, pensata per allungare la vita dei beni di consumo, limitare gli sprechi e contrastare l'obsolescenza programmata. L'Italia, tuttavia, non riuscirà a rispettare questa scadenza: l'iter parlamentare non è ancora concluso e il recepimento è atteso non prima della fine di agosto.

Un ritardo che, secondo le associazioni dei consumatori, rischia di rinviare i benefici concreti per i cittadini, ma che non ferma l'entrata in vigore delle nuove regole nel resto d'Europa, dove il diritto alla riparazione smette di essere uno slogan e diventa una regola vincolante nel mercato unico.

L’obbligo di riparazione anche dopo la garanzia

La principale novità della direttiva è l'obbligo per i produttori di riparare i beni difettosi o guasti anche dopo la scadenza della garanzia legale, purché siano tecnicamente riparabili. Questo significa che la scadenza della garanzia non rappresenterà più automaticamente la fine delle possibilità di assistenza: se il difetto può essere risolto, il fabbricante dovrà offrire la riparazione secondo le modalità previste dalla normativa.

Nel caso in cui l'azienda responsabile abbia sede fuori dall'Unione europea, gli obblighi ricadranno sul rappresentante autorizzato presente nel territorio comunitario oppure sull'importatore del prodotto. La riparazione dovrà essere effettuata gratuitamente quando previsto dalla normativa oppure a un prezzo ragionevole, tale da non scoraggiare il consumatore rispetto all'acquisto di un bene nuovo.

Più trasparenza e ricambi accessibili

Prima di avviare qualsiasi intervento, il riparatore dovrà consegnare al cliente un modulo europeo standard contenente tutte le informazioni essenziali: tipologia della riparazione, tempi di esecuzione, costo dell'intervento ed eventuale disponibilità di un prodotto sostitutivo. Le condizioni economiche indicate nel documento resteranno vincolanti per 30 giorni, consentendo ai consumatori di confrontare diverse offerte.

La direttiva stabilisce inoltre che i produttori saranno obbligati a mettere a disposizione pezzi di ricambio e strumenti necessari per le riparazioni a prezzi che non scoraggino il ricorso all'assistenza. Le nuove disposizioni riguarderanno inizialmente numerose categorie di beni già soggette ai requisiti europei di ecodesign: lavatrici, lavastoviglie, asciugatrici, frigoriferi, aspirapolvere, smartphone, tablet, televisori, monitor, server e sistemi di archiviazione dati, oltre a biciclette e monopattini elettrici.

Garanzia estesa di un anno e piattaforma europea

Le nuove norme introducono una tutela aggiuntiva per chi sceglie di far riparare un bene ancora coperto dalla garanzia legale. Il consumatore continuerà a poter scegliere tra riparazione e sostituzione del prodotto difettoso, ma nel caso opti per la riparazione, la responsabilità del venditore verrà prorogata di 12 mesi a partire dalla conclusione dell'intervento. Se la riparazione non fosse possibile per motivi tecnici, il fabbricante potrà proporre al consumatore un prodotto ricondizionato.

La direttiva prevede inoltre la realizzazione, entro il 31 luglio 2027, di una piattaforma digitale europea che metterà in contatto consumatori, riparatori, venditori di prodotti ricondizionati, operatori che acquistano beni da rigenerare e iniziative di riparazione collaborativa. L'obiettivo è rendere più semplice individuare servizi di assistenza affidabili e favorire un mercato della riparazione e del riuso più accessibile in tutta l'Unione europea.

Le criticità del recepimento italiano

Nonostante l'impianto normativo ambizioso, il recepimento italiano rischia di partire con alcuni limiti significativi. Il Governo non ha previsto alcuna misura economica per incentivare la riparazione, nonostante la direttiva inviti gli Stati membri a promuoverla. Come evidenziato da Altroconsumo durante la consultazione sullo schema di decreto legislativo, strumenti come i voucher già sperimentati con successo in Francia avrebbero potuto rappresentare un incentivo concreto, soprattutto nella fase iniziale.

A ciò si aggiunge la prospettiva di un ulteriore periodo transitorio di circa un anno per l'applicazione delle nuove regole. Secondo Assoutenti, ogni anno in Europa lo smaltimento di prodotti ancora riparabili genera circa 35 milioni di tonnellate di rifiuti, con costi economici, sociali e ambientali rilevanti.

Per le imprese la riforma rappresenta un cambio di paradigma: oltre a rafforzare gli obblighi di assistenza post-vendita, la direttiva spinge i produttori a progettare dispositivi più durevoli, facilmente smontabili e riparabili, favorendo la crescita di un mercato europeo della manutenzione e del ricondizionamento.

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