Unicredit e Commerzbank, Orcel apre a una revisione dell'offerta: «Pronti a migliorare il premio»

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La partita per il futuro di Commerzbank, che vede Unicredit pronta a varcare la soglia del trenta per cento del capitale, potrebbe non essere ancora del tutto cristallizzata sul rapporto di concambio inizialmente ipotizzato. Andrea Orcel, amministratore delegato di Piazza Gae Aulenti, intervenendo alla Morgan Stanley European Conference in corso a Londra, ha infatti lasciato intendere che i termini dell’offerta pubblica di scambio, quella che al momento appare come una mossa per rompere un negoziato da mesi in stallo, potrebbero essere rivisti qualora si aprisse un confronto costruttivo con la controparte tedesca. Una dichiarazione, quella del banchiere romano, che giunge all’indomani della cauta ma significativa apertura della stessa amministratrice delegata di Commerzbank, Bettina Orlopp, la quale – pur bollando il corrispettivo proposto come «molto basso» rispetto ai target price interni e definendo l’intera operazione una «sorpresa» per modalità e tempistica – aveva comunque ribadito la disponibilità a «sedersi a discutere» di fronte a una proposta concreta che includesse sinergie, costi di ristrutturazione e tempistiche di integrazione.

Lo stallo e la strategia del dialogo forzato

L’ops, che in base ai calcoli preliminari valorizza le azioni Commerzbank intorno ai 30,8 euro, con un premio giudicato non sufficiente da Francoforte e un concambio ipotizzato in 0,485 azioni Unicredit per ogni Titolo tedesco, è stata presentata ufficialmente come uno strumento per superare quella che Orcel stesso ha definito una situazione «subottimale per tutti». Il manager italiano ha spiegato come l’obiettivo primario dell’offerta, che per sua natura rispetta i requisiti regolamentari minimi, sia essenzialmente quello di aprire una finestra temporale, stimata in circa dodici settimane, durante la quale tutte le parti coinvolte – dai vertici della banca ai rappresentanti dei lavoratori, passando per il governo tedesco – possano mettere sul tavolo le proprie istanze. «Se passeremo da una situazione di rottura ad avere un confronto con un risultato positivo, con il sostegno a una visione comune e a una strategia condivisa, allora sicuramente potremo rivedere i termini», ha dichiarato Orcel, sottolineando come l’eventuale miglioramento del premio per gli azionisti sarebbe una diretta conseguenza di un’intesa più ampia.

Il risiko politico-istituzionale tra Roma e Berlino

Mentre i mercati, con il titolo Commerzbank in deciso rialzo oltre i 34 euro, sembrano scommettere su un esito positivo o quantomeno su un rilancio dell’offerta, la partita si gioca su un terreno che è anche e soprattutto politico. Da un lato, il cancelliere Friedrich Merz ha ribadito con chiarezza la posizione del suo esecutivo, ossia la volontà di mantenere l’indipendenza dell’istituto di Francoforte, pilastro del finanziamento al Mittelstand, il tessuto delle medie imprese tedesche. Dall’altro, Orcel ha mosso con cautela i suoi passi anche sul fronte interno: lo staff di Unicredit, prima del lancio dell’offerta, ha informato preventivamente Palazzo Chigi, in un gesto che è stato interpretato come una cortesia istituzionale, ma anche come un tentativo di assicurarsi una sponda politica in una vicenda che vede contrapposti due governi nazionali. La mossa, secondo fonti citate da Bloomberg, sarebbe stata accolta positivamente da alcuni funzionari dell’esecutivo italiano, che vedrebbero nell’operazione un rafforzamento della proiezione internazionale di un campione bancario nazionale, nonostante i rapporti tra il governo e il management di Unicredit restino complessi, segnati anche dal ritiro dell’ops su Banco Bpm.

Tre scenari e l’incognita delle autorizzazioni

Nel dettaglio della strategia industriale, Orcel ha delineato tre possibili sviluppi per l’operazione. Il primo, e al momento il più probabile secondo le dichiarazioni del manager, vedrebbe Unicredit attestarsi poco sopra la soglia del trenta per cento, continuando a contabilizzare la partecipazione con il metodo del patrimonio netto e con impatti limitati sul capitale, data la natura dell’offerta in azioni. Il secondo scenario prevede il raggiungimento di una posizione di controllo, con una gestione integrata affidata ai team di HypoVereinsbank, la controllata tedesca del gruppo. Il terzo, infine, contempla una fusione piena, con la creazione di un colosso paneuropeo bilanciato per un terzo tra Italia, Germania e Europa centro-orientale, in grado di sprigionare sinergie significative. Resta da sciogliere, tuttavia, il nodo dell’iter autorizzativo, che in Germania si apre solo dopo la chiusura dell’offerta e che coinvolge Bafin, Bce e autorità antitrust, con tempi tecnici che, nelle previsioni più ottimistiche, potrebbero trascinarsi fino ai primi mesi del 2027. Un’incertezza procedurale che si aggiunge alla ferma opposizione dei sindacati tedeschi, con Sascha Uebel, capo del consiglio di fabbrica di Commerzbank, che ha già promesso battaglia «con tutti i mezzi a disposizione» contro quella che ha definito «il passo successivo alla spudoratezza».

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