Le primarie del Michigan rivelano tensioni interne
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Redazione Esteri
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Le recenti primarie del Michigan hanno confermato le leadership elettorali di Joe Biden e Donald Trump, ma hanno anche evidenziato alcuni problemi all'interno dei rispettivi elettorati. Tra i democratici, la questione israelo-palestinese sta creando disagio, mentre tra i repubblicani, una parte dell'elettorato non sembra disposta a sostenere il tycoon.
Disagio tra i democratici
Joe Biden ha raccolto la grande maggioranza degli elettori democratici, circa l'80,5%, con i due candidati minori che non raggiungono complessivamente il 6%. Tuttavia, il 14% del totale ha espresso un voto "non impegnato", un voto apertamente sponsorizzato dagli arabi e musulmani insieme alla sinistra democratica. Questo segnale di protesta è un campanello d'allarme per il partito.
Opposizione interna tra i repubblicani
Anche tra i repubblicani ci sono segnali di tensione. Nonostante la vittoria di Trump nelle primarie, il suo rivale Nikki Haley ha ottenuto il 27% dei consensi. Questa percentuale indica che Trump non ha il pieno sostegno del suo elettorato, una situazione che potrebbe rappresentare un pericolo per lui.
Verso le elezioni
Nonostante queste tensioni, Biden e Trump proseguono senza scossoni la loro corsa verso la nomination ufficiale a candidati presidente degli Usa rispettivamente tra i Democratici e i Repubblicani. Il voto di ieri alle primarie dei due grandi partiti americani in Michigan conferma il percorso di avvicinamento a tappe forzate a un "rematch" della sfida del 2020. Con il 92% delle schede scrutinate, Trump è stato indicato da poco più del 68% degli elettori conservatori del Michigan.




