Trova un borsello con 2mila euro in stazione e lo consegna alla polizia: il gesto di un 25enne a Padova
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Redazione Interno
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Nella giornata di martedì, all’interno della stazione ferroviaria di Padova, si è consumata una piccola vicenda di ordinaria onestà che, proprio per la sua semplicità, merita di essere raccontata. Protagonista della storia è Cesare Brunello, un venticinquenne originario di Castelfranco Veneto, nel Trevigiano, che per motivi di lavoro è impiegato presso un’azienda di Milano e che, come spesso accade a molti pendolari, si trovava nello scalo veneto per fare rientro a casa dopo l’ennesima giornata di lavoro. Mentre si dirigeva verso l’area dei taxi, o forse dopo essere sceso dal treno proveniente dal capoluogo lombardo, il suo sguardo è caduto su un borsello abbandonato a terra, un oggetto che, in mezzo al viavai frenetico di viaggiatori e pendolari, appariva fuori posto. Raccolto l’oggetto, la prima reazione del giovane è stata quella di attendere qualche istante, nella speranza che il proprietario, magari allontanatosi per un attimo, potesse fare ritorno sui suoi passi; ma dinanzi all’inerzia del flusso di persone che ignare gli passavano accanto, Brunello ha deciso di guardare all’interno, non certo per appropriarsi di quanto contenuto, ma con l’intenzione di cercare un documento o un indizio che potesse facilitare una restituzione diretta.
Ciò che è emerso dall’apertura del borsello avrebbe potuto far vacillare la coscienza di molti, considerato che all’interno, insieme a un passaporto, vi era una somma in contanti di circa duemila euro, una cifra tutt’altro che trascurabile, specialmente se rapportata alla retribuzione media di un giovane impiegato. Tuttavia, senza lasciarsi tentare da facili guadagni, il venticinquenne si è immediatamente diretto agli uffici della Polizia Ferroviaria, situati all’interno dello stesso scalo, e ha consegnato il borsello e il suo contenuto agli agenti, spiegando le circostanze del ritrovamento e fornendo tutti gli elementi utili per risalire al legittimo proprietario. Una consegna, la sua, effettuata con la massima naturalezza, quasi si trattasse di un atto dovuto e non di un gesto di encomiabile sensibilità civile; e proprio questa mancanza di enfasi, questa assenza di clamore attorno al proprio comportamento, rende l’episodio ancora più significativo in un’epoca nella quale, spesso, la cronaca predilige storie di sopraffazione e incuria.




