L’invisibile: la fiction sul blitz che portò all'arresto di Messina Denaro

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La miniserie "L’Invisibile – La cattura di Matteo Messina Denaro", andata in onda su Rai1 e disponibile su RaiPlay, riporta allo storico 16 gennaio 2023, giorno in cui, dopo tre decenni di latitanza, si concluse la caccia al boss mafioso. L'operazione, frutto del lavoro dei carabinieri del Ros e del Gis, coordinati dalla procura, trova nella fiction la sua trasposizione narrativa, che – come sottolineano gli autori – è una "ricostruzione con elementi rielaborati a fini drammaturgici". Un'avvertenza necessaria, dato che si trattano eventi recenti e personaggi, a partire dallo stesso Messina Denaro, ancora viventi e non ancora consegnati interamente al giudizio della storiografia.

La scelta di Guanciale e il personaggio del colonnello

A vestire i panni del colonnello Lucio Arcidiacono, l'ufficiale che materialmente diresse l'arresto e che oggi comanda la provincia dei carabinieri di Messina, è l'attore Lino Guanciale. La sua interpretazione, che ha registrato consensi tra il pubblico, si è concentrata sul ritratto di un ufficiale determinato, a capo di una squadra votata a una ricerca silenziosa di giustizia, in una corsa contro il tempo che la serie ha cercato di rendere con tensione civile. La narrazione, proposta in due puntate, ha puntato a dare voce a quelli che possono essere definiti gli eroi dell'ombra, quelli la cui azione permise il blitz in una clinica privata.

Le polemiche e la scena dell'arresto

Non sono mancate, tuttavia, perplessità e critiche rivolte alla ricostruzione offerta dalla serie, in particolare riguardo alla scena finale che mostra la cattura del latitante. Alcuni osservatori, infatti, hanno espresso riserve su una certa rappresentazione dei fatti, arrivando a sostenere, in alcune valutazioni, che la serie sembrasce suggerire una sorta di consegna spontanea del boss, piuttosto che l'esito di un'operazione complessa e lungamente preparata. Si tratta di un punto delicato, che tocca la sensibilità di chi, quelle indagini, le ha realmente condotte e vive ancora nella stessa provincia in cui il potere mafioso ha esercitato il suo dominio.

Il valore della fiction come memoria collettiva

Al di là delle polemiche, l'opera prodotta da CamFilm in collaborazione con Rai Fiction, su idea di Pietro Valsecchi e per la regia di Michele Soavi, si inserisce in un solco preciso: quello di una televisione che ambisce a farsi memoria storica, anche per eventi appena trascorsi. La fiction, pur con le licenze narrative che le sono proprie, ha il merito di riportare all'attenzione del grande pubblico una pagina cruciale della lotta alla mafia, fissando nella dimensione popolare della serie tv i nomi, i volti e le tensioni di quei giorni. È un racconto che, inevitabilmente, mescola documentazione e drammaturgia, ma che contribuisce a tenere viva la consapevolezza di una vittoria dello Stato, conseguita da uomini e donne il cui lavoro spesso rimane, appunto, invisibile.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.