Gas giù del 3% a 54 euro, Borse europee caute: Milano segna 0,3%
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Redazione Economia
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La seduta dei mercati finanziari e delle materie prime in Europa si apre con un andamento contraddistinto da una certa cautela, sebbene si registrino timidi segnali positivi per quanto concerne i listini azionari. In questo contesto di relativa calma, il dato più significativo arriva dal comparto energetico, dove il prezzo del gas naturale scambiato ad Amsterdam, che rappresenta il principale punto di riferimento per le quotazioni del metano nel continente, continua la sua corsa al ribasso.
Il future con consegna a settembre sul TTF olandese ha aperto le contrattazioni facendo segnare un decremento dell'1,4%, attestandosi così a quota 55,1 euro al Megawattora, salvo poi accentuare la flessione nel corso della mattinata.
Il crollo dei prezzi energetici e il contesto internazionale
Il calo del gas, che si è attestato su una riduzione complessiva del 3% portando il prezzo a 54 euro al Megawattora, giunge in un momento di particolare attenzione per gli operatori, i quali valutano con estrema attenzione i progressi diplomatici in Medio Oriente. Sebbene i future sul gas TTF olandese e gli equivalenti contratti britannici abbiano registrato variazioni limitate dopo essere scesi ai minimi di diverse settimane nella seduta precedente, la tensione rimane alta.
Gli operatori non perdono di vista, infatti, le ridotte scorte europee di metano, un elemento che potrebbe innescare nuove volatilità, né le persistenti difficoltà nel traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, un punto nevralgico per il trasporto di greggio e gas liquefatto che continua a rappresentare un'incognita per le forniture globali.
La tenuta del petrolio e la reazione dei listini azionari
A differenza del gas, il prezzo del petrolio mostra invece una sostanziale tenuta, muovendosi con variazioni minime intorno alla soglia dei 76 dollari al barile. Questa stabilità relativa della materia prima più scambiata al mondo contribuisce a mantenere un clima di cauto ottimismo sui mercati, dove le Borse europee si muovono all'insegna della prudenza ma con guadagni contenuti. Il listino di Piazza Affari, in particolare, si distingue per una performance leggermente migliore rispetto alle altre piazze finanziarie del Vecchio Continente, facendo segnare un incremento dello 0,3%.
A trascinare al rialzo i quoti milanesi contribuiscono in maniera decisa i titoli di alcune società di spicco, tra cui spiccano per brillantezza Lottomatica, Leonardo e Tim, che attirano l'interesse degli investitori sostenendo l'indice principale.
Il riaccendersi della crisi mediorientale e gli effetti sull'elettricità
Il riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente aveva già riportato sotto pressione il mercato europeo del gas nelle scorse settimane, con effetti immediati che si riverberano non solo sul prezzo della materia prima ma anche sulle bollette dell'elettricità, sui contratti di acquisto di energia rinnovabile, noti come Ppa, e sulla redditività dei sistemi di accumulo.
Secondo quanto emerge dall’ultimo aggiornamento diffuso da Pexapark, nonostante il nuovo rally delle quotazioni registrato nei giorni scorsi, i Ppa di lungo periodo stanno reagendo in modo molto più contenuto rispetto a quanto accaduto durante la crisi energetica del 2022. Questo dato suggerisce una maggiore maturità del mercato e una diversa percezione del rischio da parte dei contraenti di questi strumenti finanziari, i quali sembrano aver imparato a gestire le oscillazioni anche violente del prezzo del gas senza farsi prendere dal panico.
La calma apparente dei mercati e il ruolo delle scorte
La flessione del 3% del gas di Amsterdam, che si attesta a 54,2 euro al MWh, e la sostanziale stagnazione del petrolio dipingono un quadro di apparente tranquillità, ma gli analisti ricordano come i prezzi europei restino comunque vicini ai livelli più bassi delle ultime tre settimane, un'area che potrebbe rivelarsi un punto di svolta. Gli operatori continuano a monitorare con attenzione il livello di riempimento degli stoccaggi, che pur essendo inferiori alla media del periodo non destano ancora allarmismi, e le dinamiche geopolitiche che coinvolgono le rotte del Mar Rosso e del Golfo Persico.
In questo scenario, le Borse del Vecchio Continente sembrano aver trovato un equilibrio, con guadagni limitati che non nascondono però la fragilità di un sistema ancora fortemente dipendente dalle importazioni di gas e dalle sorti di un conflitto che tiene banco a migliaia di chilometri di distanza.
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