Israele cancella i tweet di cordoglio per papa Francesco: la diplomazia di Gerusalemme nel caos

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre il mondo intero rendeva omaggio alla scomparsa di papa Francesco, in Israele si consumava un imbarazzante incidente diplomatico. Le ambasciate israeliane avevano inizialmente pubblicato messaggi di condoglianze, seguendo il protocollo riservato alle figure di rilievo globale, ma pochi istanti dopo il ministero degli Esteri ha disposto la rimozione di ogni traccia di quei post. Nessuna motivazione ufficiale è stata fornita, ma il tempismo ha riacceso i riflettori sui rapporti tesi tra la Santa Sede e il governo Netanyahu, già logorati da divergenze pubbliche sulla guerra a Gaza.

Quel che è certo è che il gesto non è passato inosservato. Tra i pochi esponenti israeliani ad aver rotto il silenzio c’è il presidente Isaac Herzog, che su X ha espresso vicinanza alla Chiesa cattolica, auspicando che «le sue preghiere per la pace e la liberazione degli ostaggi trovino risposta». Assente, invece, ogni dichiarazione del primo ministro Benjamin Netanyahu o del ministro degli Esteri Gideon Sa’ar, mentre dall’establishment politico filogovernativo è arrivata persino una provocazione. Dror Eydar, già ambasciatore a Roma e editorialista di Yisrael Hayom, ha scritto senza mezzi termini che «Israele non dovrebbe inviare rappresentanti al funerale di un papa che ha alimentato l’antisemitismo dopo il 7 ottobre».

A complicare il quadro, la fugace apparizione – e successiva cancellazione – di un post social del ministero degli Esteri israeliano, che riportava una formula ebraica di circostanza: «Riposa in pace, papa Francesco. Che la sua memoria sia una benedizione». Fonti non ufficiali hanno parlato di «errore», ma la rapidità con cui il messaggio è stato rimosso ha alimentato sospetti. Quel che emerge, al di là delle smentite, è il disagio di Gerusalemme verso le posizioni del pontefice, più volte accusato di eccessiva vicinanza alla causa palestinese.

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