Lunedì storico per il tennis italiano, quattro azzurri nella top 20 del ranking Atp

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’aggiornamento del ranking Atp di lunedì 16 marzo, pubblicato all’indomani della conclusione del Masters 1000 di Indian Wells, porta con sé una notizia che non ha precedenti nella storia della racchetta italiana: per la prima volta dall’introduzione della classifica computerizzata, avvenuta nel lontano 1973, ci sono quattro giocatori italiani contemporaneamente tra i primi venti del mondo. A guidare il quartetto, ovviamente, è Jannik Sinner, saldamente al secondo posto alle spalle dello spagnolo Carlos Alcaraz; il ventiquattrenne di San Candido, forte del Titolo conquistato nel deserto californiano dove ha superato in finale il russo Daniil Medvedev, ha ridotto sensibilmente il distacco dal murciano, passato da 3.150 a 2.150 punti. Un recupero di mille punti che riapre di fatto i giochi per la vetta, anche se Sinner non potrà operare il sorpasso già a Miami, torneo che assegna altri mille punti, ma che gli consente di guardare con ottimismo al proseguo della stagione.

Da Musetti a Darderi, l’Italia che scalza la storia

Alle spalle di Sinner, le posizioni che contano raccontano di una scuola tennistica in stato di grazia. Lorenzo Musetti, nonostante un recente infortunio che ne aveva condizionato l’avvio di stagione, consolida la sua quinta piazza mondiale, mentre Flavio Cobolli festeggia un doppio, meritato successo: il miglioramento del suo best ranking, che lo porta al numero 14, e la gioia per il trionfo in doppio misto a Indian Wells in coppia con la svizzera Belinda Bencic. A completare il poker dei magnifici ci pensa Luciano Darderi, la cui ascesa alla diciottesima posizione rappresenta forse la novità più significativa di questa settimana, certificando come i suoi risultati non siano più legati esclusivamente alla superficie preferita, la terra battuta, ma si stiano estendendo con autorità anche ad altri contesti.

I conti in tasca al numero uno e i nuovi equilibri

L’analisi dei punteggi, in questi casi, aiuta a comprendere le reali dinamiche di un ranking che fotografa i risultati delle ultime cinquantadue settimane. Sinner, con i suoi 11.350 punti, tallona Alcaraz fermo a 13.550, ma il dato più interessante riguarda la gestione del calendario e la scadenza dei punti. Il numero due del mondo, infatti, non ha alcun tipo di punto da difendere fino agli Internazionali d’Italia sulla terra rossa di Roma; al contrario, Alcaraz vedrà uscire dal suo computo nei prossimi tornei un bel gruzzolo di punti pesanti: i mille della vittoria a Monte-Carlo dell’anno scorso, i 330 di Barcellona e una manciata di altri che, sommati, potrebbero riaprire il discorso relativo alla leadership mondiale. Medvedev, proprio grazie alla finale persa contro Sinner, rientra prepotentemente nella top dieci, segno che il circuito maschile, nonostante l’avanzata azzurra, mantiene una sua gerarchia consolidata ma non per questo immutabile.

Il movimento oltre i riflettori: Cecchinato, Napolitano e la nuova generazione

Se i riflettori sono giustamente puntati sui big, il tennis italiano può sorridere anche guardando alle retrovie, dove il lavoro nei tornei Challenger sta producendo frutti incoraggianti. Marco Cecchinato, il palermitano già noto per i suoi exploit sulla terra, grazie alla finale raggiunta nel Challenger di Kigali, in Ruanda, guadagna ventisei posizioni e torna a frequentare la top 200, piazzandosi al numero 198. Nello stesso torneo africano, Stefano Napolitano si è spinto fino ai quarti di finale, un risultato che gli vale un balzo in avanti di centoventitrè posti che lo riportano in top 300, precisamente al numero 299. Ma la sorpresa forse più giovane e interessante porta la firma di Filippo Romano, ventenne finalista a Cherbourg, il cui percorso nel torneo francese gli ha fruttato un avanzamento di centosessantatré posizioni che lo proietta fino alla numero 378 del mondo, candidandosi come nome da tenere d’occhio per il futuro prossimo del tennis nostrano.

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