Marco Giunio De Sanctis: “Il tifo alle Paralimpiadi è straordinario, a volte qualcuno si meraviglia ancora”
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Redazione Sport
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Il presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Marco Giunio De Sanctis, ha voluto sottolineare con forza, a margine delle gare in corso a Milano e Cortina, come l’affluenza e il calore del pubblico stiano superando ogni più rosea aspettativa, quasi a voler tacitare quelle voci che, nei mesi precedenti, avevano sollevato più di una perplessità sulla riuscita dell’evento. “Si dicevano tante cose polemiche e invece abbiamo riscontrato una partecipazione e un tifo straordinario”, ha dichiarato, lasciando intendere come lo scetticismo iniziale sia stato spazzato via dall’entusiasmo concreto della gente sugli spalti. La sua riflessione, lungi dall’essere una mera constatazione, si è poi allargata a un concetto più ampio e radicato, ovvero la percezione stessa dello sport paralimpico nell’immaginario collettivo: “Queste sono le Paralimpiadi e a volte qualcuno si meraviglia ancora”, ha aggiunto, quasi a voler rimarcare come l’atleta con disabilità venga ancora talvolta osservato con stupore più che con la consapevolezza del suo valore tecnico.
De Sanctis, forte di un’esperienza quarantennale all’interno del movimento, ha voluto tracciare un parallelo netto e privo di ambiguità tra i Giochi Olimpici e quelli Paralimpici, definendo questi ultimi come “Olimpiadi a tutti gli effetti” e parlando di “sport puro”. È un concetto che gli sta particolarmente a cuore, quello della pari dignità sportiva, e lo ha ribadito osservando come le prestazioni degli atleti, siano essi normodotati o paralimpici, siano di altissimo livello e sostanzialmente sovrapponibili in termini di impegno atletico e spettacolarità. La sua preoccupazione, tuttavia, non si ferma alla buona riuscita della manifestazione in sé; il timore è che tutto questo entusiasmo, questa attenzione mediatica e questa partecipazione popolare possano esaurirsi con lo spegnimento della fiamma paralimpica. Per questo ha lanciato un monito chiaro: l’eredità di questi Giochi deve continuare a vivere oltre la conclusione delle gare, diventando patrimonio permanente della cultura sportiva italiana.
L’effetto alone delle Paralimpiadi e il coinvolgimento dei territori
Mentre le competizioni paralimpiche infiammano le piste e i palazzetti, l’organizzazione sta lavorando su più fronti per massimizzare l’impatto sociale dell’evento. In un’ottica di piena inclusione e di radicamento territoriale, Visa, in qualità di partner ufficiale insieme all’IPC e alla Fondazione Milano Cortina 2026, ha promosso un’iniziativa di rilievo, donando oltre quattromila biglietti per consentire alle comunità locali di assistere alle gare. Non si tratta di un semplice omaggio, ma di una strategia precisa volta a coinvolgere attivamente i residenti nelle aree direttamente interessate dalle competizioni, dalle sfide di Para Ice Hockey a Milano alle gare di sci alpino, snowboard e curling sulle nevi di Cortina. Diana Bianchedi, Chief Strategy, Planning and Legacy Officer della Fondazione, ha definito le Paralimpiadi come “l’assenza di limiti” -6, sottolineando il valore immenso di un’iniziativa che unisce i territori e permette a tutti di condividere l’emozione delle imprese dei campioni paralimpici.
Un capitolo a parte, e di fondamentale importanza per il futuro, riguarda il coinvolgimento delle nuove generazioni. Il programma School Ticket Programme, promosso in sinergia con il Ministero dell’Istruzione e del Merito, consentirà a oltre ventimila studenti italiani, provenienti da scuole primarie e secondarie, di vivere dal vivo l’esperienza dei Giochi. Le scolaresche, provenienti da tutta Italia, avranno l’opportunità di popolare le tribune di impianti simbolici come lo stadio del curling di Cortina o la Milano Santagiulia Arena, entrando in contatto diretto con i valori paralimpici. L’obiettivo, come spiegato da Domenico De Maio, Education & Culture Director della Fondazione, è che i giovani possano assorbire l’energia positiva dei Giochi, trasformando la visione in un momento educativo e formativo capace di lasciare un segno profondo.
Il sistema di classificazione e la complessità tecnica delle gare
Dietro lo spettacolo delle discese e delle sprint si cela un sistema complesso e rigoroso, studiato per garantire la massima equità possibile tra gli atleti, un meccanismo che la Federazione Internazionale Sci (FIS) ha descritto nei dettagli in vista dell’appuntamento di Milano Cortina. La classificazione, cuore pulsante dello sport paralimpico, non è una semplice etichetta ma un processo che valuta l’impatto della disabilità sulla prestazione sportiva, assicurando che il successo sia determinato da abilità, allenamento e strategia, piuttosto che dalla natura o dalla gravità dell’impairment. Il percorso per ogni atleta è meticoloso: si parte dalla verifica dell’esistenza di una disabilità eleggibile, come la riduzione della potenza muscolare o la disabilità visiva, per poi passare a valutazioni fisiche e tecniche che determinano la cosiddetta “sport class”.
Nello sci alpino e nel fondo, le macro-categorie sono tre: in piedi (standing), seduti (sitting) e ipovedenti o non vedenti (vision impaired). Per chi gareggia in piedi, le classificazioni spaziano da LW1 a LW9, a seconda che l’amputazione o la disabilità riguardi uno o entrambi gli arti inferiori o superiori, con un impatto diverso sull’equilibrio e sulla capacità di utilizzare i bastoncini. Nella categoria sitting, invece, gli atleti utilizzano il sit-ski -3, un attrezzo che è una vera e propria via di mezzo tra un sedile e uno scafandro montato su due sci, e le classificazioni da LW10 a LW12 indicano il diverso grado di controllo del tronco e la funzionalità dei muscoli addominali. Per gli atleti con disabilità visiva, suddivisi nelle classi B1, B2 e B3 a seconda del residuo visivo -9, la competizione diventa un atto di fiducia assoluta: la guida, che scia davanti a loro, diventa i loro occhi, indicando la traiettoria e il ritmo della pista attraverso un interfono o a voce, in un connubio umano e tecnico che permette di raggiungere velocità impressionanti.




