Mutui in lieve rialzo a ottobre, ma la domanda di credito resta solida

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Redazione Economia Redazione Economia   -   A ottobre il tasso medio per l'acquisto di un'abitazione, secondo i dati diffusi dall'Associazione Bancaria Italiana, ha segnato un incremento, seppur lieve, posizionandosi al 3,30%, un dato che, se confrontato con il 3,28% del mese di settembre, delinea una tendenza al rialzo. Questo movimento, per quanto contenuto, si inserisce in un contesto più ampio, che vede un rialzo generalizzato dei costi del denaro, il quale, nonostante la pausa nei movimenti dei tassi direttivi della Banca Centrale Europea, continua a manifestarsi con una sua inerzia. La propensione delle famiglie, le quali mostrano una netta preferenza per la forma di tasso fisso, considerato più sicuro in uno scenario di incertezza, unitamente all'aumento dell'Irs, l'indice di riferimento per la determinazione dei tassi fissi, spiega in buona parte questa dinamica ascendente che le banche applicano sui nuovi contratti.

Il peso reale del finanziamento

A confermare la pressione sui finanziandi arriva un altro indicatore, ancor più significativo perché comprende le voci accessorie: l'Indice Tan, che misura il tasso nominale, non restituisce infatti l'onere complessivo del mutuo, a differenza del Taeg, il quale, includendo le spese per polizze, la gestione della pratica e del conto, offre un quadro più realistico. I numeri della Banca d'Italia, aggiornati a settembre, mostrano proprio un'impennata di questo parametro, salito al 3,71%, un valore che supera quello di agosto, fermo al 3,67%, e ancor più quello di luglio, che si attestava sul 3,61%. Si tratta di un dettaglio non trascurabile, che incide profondamente sulla pianificazione economica di chi si accinge a chiedere un prestito, gravando sul bilancio familiare in maniera più consistente di quanto il solo tasso di base lascerebbe intendere.

Il paradosso del credito in crescita

In questo scenario di costi in ascesa, si registra però un dato apparentemente contraddittorio, che fotografa un'Italia nella quale la richiesta di finanziamenti non accenna a diminuire. Il credito complessivo al sistema economico, dopo un periodo di contrazione protrattosi dalla fase acuta della pandemia, conferma infatti un trend positivo ormai da diversi mesi. Il rapporto mensile dell'Abi segnala, per il mese di ottobre, un ammontare di finanziamenti a famiglie e imprese non finanziarie pari a 1.276 miliardi di euro, con una crescita dell'1,5% su base annua. Una ripresa che, se da un lato deve fare i conti con l'aumento dei tassi di interesse, dall'altro dimostra una resilienza del tessuto produttivo e delle necessità delle persone, le quali continuano a investire nonostante un contesto finanziario più oneroso.

Uno sguardo più ampio sul sistema

La situazione del credito alle imprese, d'altronde, segue un andamento analogo a quello dei mutui, sebbene con un'intensità maggiore: il tasso medio per i nuovi finanziamenti è infatti salito al 3,56%, un balzo significativo se paragonato al 3,38% del mese precedente. Se ne deduce che l'intero sistema sta attraversando una fase di riallineamento, la quale, pur partendo da livelli ben più bassi di quelli registrati a dicembre dello scorso anno, quando i tassi toccavano rispettivamente il 4,42% per le case e il 5,45% per le aziende, sta progressivamente erodendo i vantaggi conquistati. Ciò che emerge con chiarezza è un quadro in movimento, dove la lenta ma costante salita dei tassi non frena, almeno per il momento, la voglia di investire e di acquistare, segnando una netta separazione tra il costo del denaro e le esigenze reali dell'economia.

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