Giornata dei diritti umani, il monito di Mattarella e l'erosione di un ideale universale
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Settantasette anni dopo la solenne proclamazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, avvenuta a Parigi nel palazzo del Trocadéro, quel testo fondamentale – il più tradotto al mondo – sopravvive più nei discorsi ufficiali che nella sostanza di un panorama internazionale lacerato. Lo ha sottolineato, in occasione della Giornata mondiale celebrata il 10 dicembre, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale, pur difendendo con forza il progetto europeo quale “spazio di pace e diritti senza precedenti”, ha lanciato un doloroso monito sul riaffiorare di fenomeni che la storia “aveva già ammonito a non ripetere”. Razzismo, aggressioni e disuguaglianze, infatti, segnano il presente, mentre il legame inscindibile tra diritti umani e pace, su cui Mattarella ha insistito, appare ogni giorno più evanescente.
Un universalismo sotto attacco
La distanza tra l’aspirazione universalista del 1948 e la realtà odierna è sotto gli occhi di tutti, resa ancor più evidente da quasi un quarto di secolo di “emergenza permanente”, un concetto divenuto prassi dopo l’11 settembre 2001. Quel modello, nato per impedire il ritorno dell’arbitrio statale, è stato progressivamente eroso da guerre, da frontiere che si innalzano piuttosto che cadere, da carceri che spesso negano la dignità della persona e da disuguaglianze economiche che minano alla base il principio di uguaglianza. L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, che pure poggia le sue fondamenta su quella Dichiarazione, sembra così un obiettivo lontano, mentre i conflitti attuali dimostrano quanto fragile sia il rispetto del diritto internazionale, costantemente violato.
Il richiamo all'azione e il contesto internazionale
Il messaggio del capo dello Stato, che ha ribadito come l’Italia “ripudia la guerra”, si colloca in un momento particolarmente delicato per la diplomazia globale. I suoi riferimenti, seppur non espliciti, appaiono chiari ai leader mondiali impegnati in complesse trattative per cercare una fine al conflitto in Ucraina e per avviare una nuova fase nei negoziati di pace per Gaza. In quest’ultimo scenario, del resto, le violenze quotidiane continuano a mietere vittime, ponendo interrogativi drammatici sull’effettiva tutela dei civili. Mattarella ha dunque colto l’occasione per un appello alla ragione, contro “la logica della sopraffazione e della forza”, richiamando tutti a un dovere di responsabilità che trascende le singole contingenze politiche.
Diritti e cronaca nera, il caso delle inchieste giudiziarie
L’attenzione per i diritti fondamentali, d’altronde, non si esaurisce nella macro politica internazionale ma investe da vicino anche il tessuto sociale nazionale, come dimostrano numerose inchieste della magistratura. Procedimenti giudiziari recenti, alcuni dei quali ancora in corso, hanno portato alla luce situazioni in cui la dignità umana è stata calpestata in modi sistematici, rivelando dinamiche di potere e controllo che sembravano confinate al passato. Queste indagini, condotte con rigore e senza intenti spettacolarizzanti, sono una cartina di tornasole di quanto lavoro resti da fare per affermare una cultura del rispetto che sia concreta e pervasiva, a partire dai luoghi che dovrebbero essere più sicuri.




