Che fine ha fatto Ramzan Kadyrov? Il mistero del ricovero a Mosca

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La prolungata assenza dalla scena pubblica di Ramzan Kadyrov, il leader della Repubblica cecena e fedelissimo alleato del presidente russo Vladimir Putin, continua a sollevare un velo di interrogativi che il Cremlino, come sua abitudine in casi del genere, non si affretta a diradare. La sua ultima comparsa ufficiale risale ormai a diverse settimane fa, un lasso di tempo sufficiente a far proliferare, nel silenzio delle fonti ufficiali, una ridda di voci e ricostruzioni spesso contrastanti, diffuse principalmente da blogger russi e organi d'informazione dell'opposizione in esilio, i quali parlano senza mezzi termini di un uomo in gravi condizioni, se non addirittura deceduto.

L'assenza cruciale dal vertice con Putin

Un elemento concreto, che ha dato sostanza alle speculazioni, è stata la sua inspiegabile assenza da un importante vertice politico. Kadyrov, infatti, avrebbe dovuto partecipare a una riunione del Consiglio di Stato presieduta personalmente da Vladimir Putin il 25 dicembre scorso, un appuntamento di rilievo a cui la sua presenza era attesa. Secondo quanto ricostruito da diverse testate, tra cui Novaya Gazeta Europa, il leader ceceno si era recato a Mosca il giorno prima, il 24 dicembre, apparentemente in vista dell'incontro. Nella notte tra la Vigilia e il giorno di Natale, però, le sue condizioni di salute – già da tempo oggetto di dicerie – si sarebbero aggravate in modo improvviso e drammatico, costringendolo a un ricovero d'urgenza che ne ha precluso la partecipazione all'assemblea.

Le indiscrezioni sul ricovero e il silenzio del potere

Il quadro che emerge dalle varie fonti, sebbene non confermato ufficialmente, dipinge una situazione di estrema urgenza. Si parla di un trasporto in ambulanza verso un ospedale della capitale russa, forse addirittura in terapia intensiva, mentre le ipotesi sulle patologie che lo avrebbero colpito spaziano da una necrosi pancreatica a una grave dipendenza da sedativi, circostanze che, se vere, spiegherebbero la gravità dello stato clinico. La notizia, com'è prevedibile, è stata ripresa con forza anche dai media ucraini, in un contesto di conflitto dove la figura di Kadyrov, a capo di milizie impegnate in operazioni belliche, è più che mai centrale. Il silenzio delle autorità russe, d'altronde, non stupisce gli osservatori, abituati a una gestione opaca delle informazioni riguardanti la salute dei vertici del potere.

Un caso che oltrepassa la cronaca

La questione, in realtà, travalica la semplice cronaca nera o sanitaria, assumendo contorni politici di ampia portata. Kadyrov non è un governatore qualunque, bensì il pilastro di un sistema di controllo sul Caucaso del Nord che Mosca ha affidato per anni proprio alla sua persona e alla sua rete di potere, basata su un'alleanza personale con Putin. La sua eventuale e permanente uscita di scena, qualora le voci più fosche trovassero un riscontro, aprirebbe una fase di profonda incertezza nella gestione della regione cecena, con possibili ripercussioni sulla stabilità interna alla Federazione Russa e, indirettamente, anche sul prosieguo delle operazioni militari in Ucraina, dove le sue unità sono schierate. La mancanza di una figura altrettanto carismatica e capace di garantire il controllo del territorio rende la situazione ancor più delicata, mentre il Cremlino osserva e, per ora, tace.

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