Emilia-Romagna, scontro sui ristori Covid: la Regione revoca i fondi e scoppia la polemica
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La decisione della Regione Emilia-Romagna di revocare in autotutela la delibera di Giunta n. 2133 del 2024, che stabiliva i rimborsi per le strutture sanitarie private durante la pandemia, ha scatenato un acceso dibattito. Elena Ugolini, consigliera della Lista Civica, non ha usato mezzi termini: «Se nemmeno una delibera di Giunta rappresenta più una garanzia, quali certezze restano per imprese, cittadini, lavoratori e investitori?». Secondo lei, si tratta di «un atto di gravità inaudita, oltre che giuridicamente discutibile, che crea un precedente pericoloso».
A sostenere le critiche è anche l’Aiop, l’associazione degli ospedali privati, che parla di un provvedimento «inaspettato e illegittimo», mentre l’Aisi, altro soggetto del settore, chiede l’intervento del governo: «La revoca dei ristori in Emilia-Romagna rischia di danneggiare il sistema pubblico-privato. Servono regole nazionali». Le strutture accreditate temono infatti di dover restituire somme già incassate, con ripercussioni su centinaia di aziende e migliaia di posti di lavoro.
D’altra parte, il presidente della Regione Michele de Pascale, insieme all’assessore Raffaele Donini, ribatte che «di fronte al sottofinanziamento nazionale della sanità, tutti devono fare la propria parte». Una posizione che si scontra con le proteste dei privati, i quali sostengono che senza adeguati rimborsi sarà impossibile garantire servizi e stipendi. Intanto, la Cgil Emilia-Romagna ha rilanciato la questione del contratto nazionale scaduto da sette anni, chiedendo un adeguamento salariale per evitare la fuga dei lavoratori all’estero.




