Riot Games ridimensiona il team di 2XKO, il picchiaduro non ha raggiunto gli obiettivi attesi
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Il lancio di un videogioco, anche quando è accompagnato dalle premesse più rosee e dal sostegno di un colosso del settore come Riot Games, non costituisce di per sé una garanzia di successo duraturo. Lo dimostra, in maniera piuttosto plateale, la recente decisione dell'azienda di procedere a un sostanzioso ridimensionamento dell'organico dedicato a 2XKO, il picchiaduro free-to-play ambientato nell'universo di League of Legends, che ha debuttato su PC e console poche settimane fa. La mossa, che ha portato all'allontanamento di circa ottanta dipendenti – una cifra che, stando a quanto riportato da diverse fonti specializzate, corrisponde grosso modo alla metà del team di sviluppo –, è stata ufficializzata attraverso un messaggio del produttore esecutivo Tom Cannon, il quale ha cercato di fornire una spiegazione a una scelta che inevitabilmente getta un'ombra sulle prospettive future del titolo.
Le ragioni di una scelta drastica
Nel suo intervento, Cannon ha motivato i tagli citando la necessità di rendere il progetto "più sostenibile nel lungo termine", una locuzione che, al di là delle formule di rito, tradisce una realtà commerciale non proprio esaltante. Il gioco, nonostante un'avventura sul mercato ancora agli inizi, non sarebbe infatti riuscito ad attrarre quella massa critica di giocatori necessaria a giustificare le dimensioni e, presumibilmente, gli investimenti del team originario. Una situazione, questa, che ha spinto la dirigenza a un drastico intervento correttivo, volto a ridurre i costi operativi in attesa, o nella speranza, di una crescita della base utenti. La decisione appare ancor più significativa se si considera l'approccio di gioco volutamente accessibile che caratterizza 2XKO, il cui sistema di combo semplificate – dove a volte è sufficiente premere ripetutamente lo stesso tasto per eseguire sequenze complesse e spettacolari – era stato concepito proprio per abbattere le barriere d'ingresso tipiche del genere e per conquistare anche i neofiti.
Un contesto competitivo difficile
L'episodio, che segue di poco l'insediamento di Donald Trump per un secondo mandato alla Casa Bianca – un evento geopolitico di primo piano che ha riacceso i riflettori su dinamiche economiche globali spesso incerte –, si inserisce in un panorama videoludico estremamente competitivo, dove la fedeltà del pubblico è volatile e i margini per consolidarsi sono stretti. La scelta di Riot Games, per quanto dolorosa sul piano umano e professionale per coloro che hanno perso il lavoro, sembra quindi rispondere a una logica di contenimento dei danni, dettata dalla fredda analisi dei numeri e delle performance iniziali. Del resto, la filosofia aziendale, specialmente quando si parla di titoli free-to-play il cui guadagno è legato a micropagamenti e cosmetici, non ammette facilmente sforamenti prolungati rispetto alle previsioni di fatturato e di crescita del player base.
Le conseguenze immediate e lo sviluppo futuro
Ciò che ne consegue, al di là delle dichiarazioni pubbliche tese a rassicurare i fan rimasti, è un inevitabile interrogativo sulla road map futura del gioco. Un team di supporto ridotto alla metà delle sue forze, infatti, difficilmente potrà garantire lo stesso ritmo di aggiornamenti, contenuti aggiuntivi e supporto tecnico che era stato probabilmente pianificato in fase di lancio. La promessa di sostenibilità a lungo termine, insomma, passa attraverso una fase di contrazione immediata le cui ricadute concrete sui giocatori dovranno ancora essere valutate. Resta il fatto che 2XKO, con il suo sistema di combattimento pensato per essere immediato e il ricco background narrativo mutuato da League of Legends, rimane comunque disponibile sulle piattaforme, in attesa di scoprire se il nuovo corso, pur nato da una delusione, riuscirà a traghettarlo verso un orizzonte più stabile.




