Nubi fitte su Guardiola e il suo Manchester City dopo l’eliminazione in Champions League
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Redazione Sport
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La notte europea del Manchester City si è tinta ancora una volta di amarezza, e non potrebbe essere altrimenti dopo l’ennesima eliminazione per mano del Real Madrid. I citizens, forti di una campagna acquisti faraonica che ha visto arrivare in estate profili del calibro di Reijnders, Cherki o Ait Nouri e poi, durante la finestra invernale, prima Guehi e successivamente Semenyo per una cifra complessiva che si aggira attorno ai 70 milioni di euro -3-8, si presentavano al doppio confronto con i madrileni con l’obbligo morale di ribaltare il pesante 3-0 subito al Bernabéu. E invece, nel ritorno all’Etihad, la musica non è cambiata: un 2-1 che ha sancito il passaggio del turno per gli spagnoli, condannando i campioni d’Inghilterra in carica a guardare il sorteggio dei quarti in televisione. A complicare una serata già di per sé proibitiva ci ha pensato l’espulsione di Bernardo Silva, un rosso che ha di fatto chiuso i discorsi sul match e acceso ulteriormente gli animi a fine gara.
Scintille a fine partita, Rudiger nel mirino di Guardiola
Il fischio finale dell’arbitro non ha placato la tensione, anzi. Pep Guardiola e Antonio Rudiger sono stati i protagonisti di un acceso scontro verbale che ha rischiato di degenerare in rissa. Durante i classici saluti di rito, quello che doveva essere un semplice scambio di convenevoli si è trasformato in un confronto tesissimo, con i compagni e lo staff costretti a intervenire per separare i due. L’allenatore spagnolo, allontanandosi dalla mischia, ha chiuso la diatriba a distanza con un gesto plateale e sarcastico, lanciando due baci in direzione del difensore tedesco mentre questi veniva scortato verso gli spogliatoi. Un epilogo che la dice lunga sullo stato d’animo del tecnico, tradito dalla tensione di una serata storta e da una eliminazione che pesa come un macigno sul cammino europeo della squadra.
La provocazione in sala stampa: “Tutti vogliono esonerarmi, vero?”
Se in campo il confronto è stato con Rudiger, in sala stampa Guardiola ha scelto un altro bersaglio, ovvero i giornalisti presenti. Con l’aria che si tagliava a fette e il nervosismo ancora palpabile, il tecnico ha risposto con ironia tagliente alla prima domanda, quella relativa al suo futuro e alla soddisfazione personale legata a una sola Champions League vinta in tutti questi anni a Manchester. “Tutti vogliono esonerarmi, vero?”, ha esordito con un sorriso che sapeva di sfida, per poi precisare di essere ancora sulla breccia con un altro anno di contratto. “Avete ragione – ha proseguito Guardiola –, per essere riconosciuto devo vincere sei Champions League. Nella mia prima stagione qui mi chiedevate solo della coppa, e quando abbiamo fatto 100 punti in campionato, la domanda era sempre quella. Alla fine l’abbiamo vinta, ma ora mi chiedo perché non ne abbiamo portate a casa cinque o sei”. Parole che rivelano tutta la sua insofferenza verso una narrazione che considera riduttiva, come se il lavoro di un allenatore fosse giudicato esclusivamente dal numero di trofei continentali in bacheca.
L’analisi amara del ko e l’ombra del Fair Play Finanziario
Al di là delle scaramucce dialettiche e dei battibecchi, Guardiola ha provato a offrire una lettura più lucida e approfondita della sconfitta, soffermandosi sulla differenza abissale che separa la cultura vincente del Real Madrid dalla sua idea di calcio. “Mi piacerebbe avere la sensazione che hanno loro, quella per cui se non vinci la Champions sei un fallimento” ha confessato, quasi invidiando la pressione costante che accompagna le merengues. “Questa sì che è pressione. Pep è un fallimento, non vince la Champions, ma va bene così. Non è l’aspettativa che abbiamo qui al City, quella è un’altra cosa. Con il tempo, forse, ci arriveremo”. Nel frattempo, il club deve fare i conti anche con il rischio di possibili sanzioni per le presunte violazioni delle regole del Fair Play Finanziario, uno spettro che si aggira sul futuro dei citizens e che rende ancora più amaro questo scotto pagato in Europa. La squadra, seconda in Premier, prova a rialzare la testa, ma l’umore resta cupo.




