Asus prevede fine della carenza di memorie, ma i prezzi resteranno alti. Nothing annuncia smartphone più cari
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Il settore tecnologico, che negli ultimi anni ha basato la sua espansione sulla costante evoluzione delle prestazioni a costi contenuti, si trova ora ad affrontare una congiuntura particolarmente complessa. Secondo quanto dichiarato da Asus, la carenza di memorie che ha afflitto il mercato potrebbe iniziare ad attenuarsi nel corso del prossimo anno, portando a una graduale normalizzazione della disponibilità dei componenti. Tuttavia, questa prospettiva, di per sé positiva, non si tradurrà automaticamente in un immediato ritorno a listini accessibili per i consumatori. Le aziende, come sottolineato dalla stessa multinazionale taiwanese, mostrano una certa ritrosia nel muoversi per prime verso consistenti riduzioni di prezzo, creando una situazione di stallo che prolunga artificialmente la fase di rincari.
Il paradosso del mercato: il ritorno in auge del DDR3
Gli effetti di questa dinamica si stanno già manifestando in modo chiaro e, per certi versi, sorprendente, innescando un curioso fenomeno di regressione tecnologica. L'aumento generalizzato dei prezzi delle memorie DDR4 e DDR5, ormai divenute standard, sta spingendo una fetta consistente di utenti a riconsiderare soluzioni considerate obsolete. In Cina, per fare un esempio significativo, le vendite di schede madri compatibili con la vecchia memoria DDR3 hanno registrato incrementi notevoli, arrivando a triplicare in alcuni segmenti. Questo ritorno a piattaforme che dominavano il mercato oltre un decennio fa, intorno al 2010, illustra plasticamente le scelte forzate a cui sono costruiti i consumatori, i quali si trovano a bilanciare le proprie esigenze di aggiornamento con budget sempre più ristretti.
La conferma dal mondo mobile: gli smartphone saranno più costosi
La medesima pressione sui costi dei componenti si abbatte con forza anche sul settore della telefonia mobile, dove il modello di business è stato a lungo imperniato sul lancio annuale di dispositivi sempre più potenti a prezzi sostanzialmente invariati. Carl Pei, fondatore e amministratore delegato di Nothing, ha spezzato ogni indugio al riguardo attraverso un ampio messaggio diffuso sulla piattaforma X, anticipando senza mezzi termini che il 2026 sarà l'anno del cambiamento. Secondo la sua analisi, l'impennata nei costi del silicio e delle memorie, alimentata in gran parte dalla domanda insaziabile legata allo sviluppo dell'intelligenza artificiale, rende economicamente insostenibile il paradigma del passato. Chi, osserva Pei, riuscirà a mantenere inalterati i listini dei propri smartphone rispetto a oggi, lo farà quasi certamente perché avrà operato tagli o compromessi in altre aree dello sviluppo del prodotto, rischiando di offrire un'esperienza utente inferiore.
Uno scenario strutturale che rimodella l'industria
Queste dichiarazioni, provenienti da attori di primo piano in segmenti diversi dell'elettronica di consumo, delineano uno scenario non più congiunturale ma strutturale. L'industria si appresta a vivere una fase di transizione nella quale la corsa alle specifiche tecniche sempre più elevate dovrà necessariamente fare i conti con la nuova realtà dei costi delle materie prime. Il risultato, almeno nel breve e medio periodo, sarà un mercato biforcato: da un lato dispositivi di fascia alta con prezzi in ulteriore ascesa, dall'altro una ricerca di soluzioni alternative, come dimostra il revival del DDR3, per contenere la spesa senza rinunciare completamente all'aggiornamento dell'hardware. La normalizzazione della disponibilità, attesa per il 2026, rappresenta dunque solo il primo passo di un percorso più lungo e incerto verso un nuovo equilibrio di mercato.




