Lo STABAT MATER di Gioachino Rossini, per soli, coro e orchestra, con il debutto del maestro RAMÓN TEBAR alla guida dell'Orchestra del Comunale di Bologna, ha chiuso il Rossini Opera Festival 2026
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Il Rossini Opera Festival 2026 chiuso trionfalmente all'Auditorium Scavolini di Pesaro con lo STABAT MATER di Gioachino Rossini, per soli, coro e orchestra, con il debutto del maestro RAMÓN TEBAR alla guida dell'Orchestra del Comunale di Bologna e del Coro Ventidio Basso.
RAMÓN TEBAR, direttore principale e direttore artistico dell'Opera Naples (Florida), Direttore artistico del Festival Arantzazu in Spagna, maestro noto per le sue interpretazioni appassionate e la sua tecnica magistrale, quest'anno allo Sferisterio di Macerata coi Carmina Burana e che sarà, a Settembre 2026, al Lincoln Center, The Met Opera, di New York, con "La Boheme" di Puccini, ha guidato con grande energia ed attenzione ai temi trattati l'Orchestra del Comunale di Bologna, l'imponenete Coro Ventidio Basso e gli artisti VASILISA BERZHANSKAYA soprano, ANNA-DORIS CAPITELLI mezzosoprano, DAVE MONACO tenore, (che ha sostituito DMITRY KORCHAK assente per gravi motivi famigliari) e ADRIAN SÂMPETREAN basso.
Lo Stabat Mater di Rossini, sequenza per soli, coro e orchestra su testo di Jacopone da Todi, quasi unica eccezione alla "regola del"silenzio" che Rossini si era imposto dopo il 1829, fu per lui l'unico lavoro di vaste dimensioni, affidato a grandi organici nell'arco di un quarto di secolo.
Memorabile la prima italiana, nel Marzo 1842 a Bologna, con la direzione di Gaetano Donizetti che, poi, commentò.
"L'entusiasmo è impossibile da descrivere. Anche alla prova finale, a cui Rossini partecipò, nel mezzo della giornata fu accompagnato a casa sua tra le urla di più di 500 persone. La stessa cosa la prima notte, sotto la sua finestra, visto che non apparve nel corridoio".
L'Opera si sviluppa in 10 "numeri religiosi" in cui si divide la partitura nella versione definitiva, interpretati come un polittico di immagini da contemplare e ammirare in sé e per sé:

- Stabat Mater dolorosa - Andante moderato (sol minore)
- Cujus animam gementem - Allegro maestoso (la bemolle maggiore)
- Quis est homo qui non fleret - Largo (mi maggiore)
- Pro peccatis suae gentis - Allegro maestoso (la minore)
- Eja, Mater - Andante mosso (re minore)
- "Sancta Mater, istud agas" - Allegretto moderato (la bemolle maggiore)
- "Fac ut portem Christi mortem"
- "Inflammatus et accensus" - Andante maestoso (do minore)
- Quando corpus morietur - Andante (sol minore)
- In sempiterna saecula. Amen - Allegro (sol minore).
Una durata di 1 ora di grande tensione emotiva, dove tutto si sviluppa come una composizione estremamente coerente e unitaria, con l'introduzione "Stabat Mater dolorosa", affidata all' intera orchestra, coro e solisti; una delle pagine più meditative, dolenti e drammatiche, ricca di improvvisi contrasti espressivi che i quattro cantanti hanno offerto con grande forza.
Affascinanti il numero 2, "Cujus animam gementem", un'aria per tenore, famosa anche per la traduzione jazzistica (nel 1941 di Woody Herman), dimostrazione della tecnica di bravura del cantante, interpretata con forza da Dave Monaco e il Duetto n. 3, "Quis est homo qui non fleret", intonato dai Vasilisa Berzhanskaya, Anna - Doris Campitelli e Il n. 4, l'aria "Pro peccatis suae gentis", interpretata da Adrian Sàmpetrean in grande evidenza.
Il n. 6, il Quartetto solistico "Sancta Mater, istud agas" un Rondò il cui refrain viene intonato quattro volte da diverse combinazioni vocali con grande effetto.
Ancora il n. 7, la Cavatina del soprano secondo, "Fac ut portem Christi mortem", che sfrutta la grazia e l' eleganza della voce di Anna-Doris Capitelli, e "Inflammatus et accensus" (n. 8), l'Aria con coro del soprano Vasilisa Berzhanskaya, una delle sezioni più alte, più impegnative e drammatiche della partitura.
Infine il n. 9, "Quando corpus morietur" , con la scelta delle voci a cappella e la doppia invocazione "Paradisi gloria" delle voci femminili e maschili e il n. 10: dopo il triplice "Amen", un omaggio allo stile "severo", con la fuga ("In sempiterna saecula") che chiude la composizione sacra.
Nel complesso, rispettata con cura ed armonia l'alternanza di pagine in stile "severo" (nn. 4, 9 e 10) e altre in stile "profano".(n. 6).
Grandi applausi per una composizione estremamente coerente e unitaria.
Ufficio Stampa
Giancarlo Garoia
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