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Crisi di Hormuz e prezzi dell’energia, i mercati restano cauti

In occasione del Consiglio Europeo, sono arrivate le prime decisioni relative ai prezzi dell’energia e agli scenari aperti dalla guerra in Medio Oriente.
Milano, (informazione.news - comunicati stampa - varie)

Secondo il Consiglio, la transizione energetica rimane la strategia più efficace per l’autonomia europea, con la diffusione e l’integrazione di fonti energetiche rinnovabili a basse emissioni di carbonio. Il conflitto in Medio Oriente, però, al momento comporta un aumento dei prezzi dell’energia che sicuramente avrà un impatto economico. Il Consiglio, infatti, invita la Commissione europea a presentare un pacchetto di misure temporanee volte a far fronte all’impennata dei prezzi dei combustibili fossili. Così come per i combustibili, si invita ad attuare misure e azioni concrete volte a ridurre i prezzi dell’energia elettrica. Il Consiglio europeo tornerà a riunirsi nel giugno del 2026 per monitorare la situazione generale e valutare i progressi, anche se non mancheranno le riunioni informali nei prossimi mesi.

L’ipotesi di un piano per Hormuz

Si sta parlando di un piano per cercare di far riaprire parzialmente lo stretto di Hormuz, un piano che prevede la riapertura per navigazione commerciale che ha come promotori UK, Francia, Germania, Italia, Olanda e Giappone. Per il momento, però, è di fatto solo un’idea. Sul tavolo non c’è nulla di programmato, non vi è alcun piano se non quello di cercare di cooperare per trovare una soluzione.       

Nel frattempo, come fa notare David Pascucci - market analyst di XTB - nello stretto di Hormuz il traffico è calato del -95%. Solitamente passano 60 navi al giorno, dallo scoppio del conflitto ne passano mediamente solo 4 al giorno. Le situazioni più critiche sono quelle di Cina, Corea del Sud e Giappone: quest’ultimo importa tra l’80% e il 90% del suo petrolio proprio da Hormuz. Allo stesso tempo, la Cina ne importa il 33%, la Corea del Sud l'85% l'India il 60% e l’Europa solamente il 12%. Una rotta alternativa è sicuramente quella del Capo di Buona Speranza in SudAfrica, via più costosa ma che permette ancora il flusso di navigazione delle merci con costi operativi più alti e che ha visto un aumento del 100% del traffico in questi giorni.

Gli effetti del piano per la riapertura di Hormuz sui mercati    

Un eventuale piano per la riapertura di Hormuz non sta minimamente influendo sul prezzo del petrolio, che si trova ancora sotto i 100 dollari e che rimane in un trend effettivamente rialzista. Attenzione, però, sul fare proiezioni sull’inflazione: lo scenario è ancora in evoluzione e non abbiamo elementi per capire effettivamente quanto salirà l’inflazione nelle prossime settimane, aumenti che potrebbero essere determinanti per la politica monetaria delle banche centrali. Stessa cosa dicasi per il prezzo del petrolio: non si dia per scontato un suo rialzo, considerato che nel 2022, in condizioni simili, registrò un massimo per poi scendere nel corso dei mesi successivi proprio a ridosso dell’invasione russa dell’Ucraina, condizione tecnica molto simile a quella attuale.    

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