Conclusa la 13.ma edizione del Film Festival Diritti Umani Lugano
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Otto giorni di proiezioni, incontri e dibattiti hanno accompagnato la tredicesima edizione del Film Festival Diritti Umani Lugano, in programma dall’11 al 18 ottobre 2026.
Con 27 film da tutto il mondo, di cui 15 presentati in anteprima svizzera, per oltre 30 appuntamenti tra proiezioni ed eventi, il FFDUL ha portato nelle sale e negli spazi cittadini storie e testimonianze che attraversano alcune delle questioni più urgenti del presente: dall’uso delle immagini come strumento di propaganda alle
migrazioni, dagli autoritarismi all’attivismo, passando per le guerre in
Palestina e Ucraina, fino alle eredità del colonialismo. E, ancora, la realtà del continente
africano, le storie e le battaglie delle donne e l’uso dell’intelligenza artificiale. Temi diversi, ma attraversati da una stessa attenzione per i diritti, le disuguaglianze e le forme di resistenza che prendono corpo nelle società contemporanee.
Come volontà del FFDUL il cinema è stato il punto di partenza per la riflessione sui diritti, uno strumento che da vita e corpo a ciò accade nel mondo. Gli incontri successivi alle proiezioni hanno permesso di approfondire le vicende raccontate sullo schermo e di metterle in relazione con il contesto politico e sociale, dando spazio a prospettive ed esperienze diverse e confermando l’interesse del pubblico e l’attenzione verso storie capaci di scuotere e suscitare dibattiti.
Per il secondo anno, il Festival si è svolto sotto la co-direzione di Antonio Prata e Margherita Cascio, con Roberto Pomari alla presidenza.
“Immaginare, sperare e ritrovare un mondo più giusto è sempre più necessario. A questo siamo stati richiamati negli ultimi otto giorni: dai film, dalle autrici e dagli autori, dalle parole e dagli incontri, dal pubblico, dalle volontarie e dai volontari, da partner e sostenitori, ONG e istituzioni che hanno frequentato il festival, non solo per il loro ruolo ma anche come appassionati spettatori.
Film come Promised Spaces, che ha vinto il Premio della giuria per il miglior film del Concorso internazionale ci sfidano a riconoscere le inequità ovunque esse siano, anche quando all’apparenza invisibile, dalla Cambogia, dove si svolge la storia del film, fino a noi, qui,” raccontano Antonio Prata e Margherita Cascio, co-direttori FFDUL. “Rosine Mbakam, ritirando il Premio Diritti Umani per l’Autore 2026, ci esorta a iniziare un processo di decostruzione per riconoscere in noi stessi, le discriminazioni che portiamo dentro anche senza saperlo. Il FFDUL desidera quindi, e ancora di più oggi, restare un luogo di confronto aperto e uno spazio in cui prendere posizione di fronte a ingiustizie, disuguaglianze e analizzare ciò che accade per non soccombere.”
Centrale, nel programma del festival, sono state le proiezioni in orario scolastico, accompagnate da momenti di approfondimento e dialogo sui temi affrontati dai film. Le studentesse e gli studenti, coinvolti quest’anno, sono stati oltre 2000.
“Il FFDUL si conferma come piattaforma di dialogo e di confronto sui Diritti Umani tramite il cinema. Durante otto giorni sono stati proposti film e dibattiti che hanno coinvolto un pubblico fedele e partecipe, oltre alle decine di classi scolastiche di tutto il cantone,” racconta racconta Roberto Pomari, Presidente Film Festival Diritti Umani Lugano. “Le proposte cinematografiche, che sono il cuore del nostro festival, hanno offerto sguardi e narrazioni da tutto il mondo, sollecitando la consapevolezza dei valori che stanno alla base della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948. Il FFDUL manterrà anche in futuro quest’impegno, più che mai necessario in un mondo in cui i valori umanitari sono costantemente calpestati in nome del potere dei più forti e dell’avidità di pochi”
La tredicesima edizione, inoltre, ha rinnovato anche il dialogo con le realtà culturali e sociali del territorio, attraverso OLTREFESTIVAL, il programma che porta il confronto oltre le sale cinematografiche e apre nuovi spazi di incontro in città.
“Momenti emozionanti ci ha riservato questa tredicesima edizione del Film Festival Diritti Umani Lugano. I film, i dibattiti, la presenza dei registi e altri protagonisti ha permesso di proporre contenuti culturali di alto livello. La partecipazione di migliaia di studenti aggiunge un altro tassello anche per il futuro del Festival. A nome della Fondazione mi preme ringraziare tutti coloro che hanno permesso di realizzare il Festival con successo, dal Presidente, ai Co-direttori e a tutto lo staff,”
racconta Bruno Bergomi, presidente Fondazione Diritti Umani Lugano.
“Vorrei però soprattutto ricordare la folta schiera delle volontarie e dei volontari del Festival sempre pronti a soddisfare le richieste dei partecipanti. Mi ha particolarmente toccato la storia di uno dei nostri collaboratori. Lui, di origini filippine, lavora all’interno di una struttura sanitaria locale, per collaborare al Festival si prende una settimana di vacanza e questo da ben 9 anni! Il prossimo anno anche lui merita un premio! Naturalmente non mancano i problemi e le incognite, ma grazie al successo del Festival e all’entusiasmo di tutti i collaboratori, siamo spronati ad andare avanti e sempre migliorare.”
Tra gli appuntamenti che hanno creato più attenzione segnaliamo, la doppia proiezione sold out di
Naza, il film di Yuval Abraham e Rachel Szor, che ha seguito la cerimonia di premiazione del Concorso internazionale. Alcuni dei film proposti al festival faranno parte di collaborazioni o eventi durante l’anno, altri usciranno nelle sale del cantone, primo tra questi proprio Naza, che sarà nei cinema a partire proprio da questa settimana.
L’appuntamento con la prossima edizione del FFDUL è per ottobre 2027.
IL CONCORSO INTERNAZIONALE DI LUNGOMETRAGGI
Ad aprire il festival è stato il Concorso internazionale di lungometraggi, che ha proposto
otto film selezionati tra circa 200 opere provenienti da tutto il mondo. La giuria, composta dalla produttrice Gudula Meinzolt, dal curatore e programmatore cinematografico Dimitris Kerkinos e dalla regista Robin Petré, ha assegnato il Premio della giuria per il Miglior film a Promised spaces, consegnato al regista Ivan Marković, presente a Lugano per l’occasione. Il Premio ONG assegnato da Amnesty International Svizzera è andato invece a
Effondrement (Collapse), mentre il Premio del pubblico, promosso dalla Città di Lugano in collaborazione con BancaStato, è stato attribuito a
Trop c’est trop. Tra i momenti più interessanti del
Concorso internazionale di lungometraggi il confronto con la regista Marta Bergman, dopo
L’enfant bélier, e l’incontro con Ezequiel Erriquez Mena dopo
Emi, che hanno permesso al pubblico di approfondire le tematiche del film e scoprire più da vicino i percorsi e le scelte dei registi.
IL PREMIO DIRITTI UMANI PER L’AUTORE
La regista camerunense Rosine Mbakam, ospite del festival, ha ricevuto il Premio Diritti Umani per l’Autore 2026 e ha incontrato il pubblico in occasione delle proiezioni di
Mambar Pierrette e Chez jolie coiffure. “Sono molto onorata, grazie mille. Ricevere un premio come questo mi emoziona profondamente, ma è anche una responsabilità,”
ha dichiarato la regista. “Evidentemente c’è qualcosa nel mio lavoro che è stato riconosciuto, e questo mi permette di guardarmi con occhi diversi e di pensare: se questo emerge dal mio lavoro, significa che devo continuare a impegnarmi per rafforzarlo. Grazie ancora.”
Le sue opere, a cavallo tra documentario e finzione, indagano le eredità del colonialismo, la migrazione, il razzismo sistemico e le forme di sfruttamento che attraversano la vita delle donne africane e della diaspora.
GLI OSPITI E ALCUNI DEGLI APPUNTAMENTI PIÙ SIGNIFICATIVI
Tra gli ospiti dell’edizione 2026 Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati fino al 2025, che ha preso parte all’inaugurazione del FFDUL portando al pubblico la sua testimonianza e un grande richiamo a guardare alla complessità dei fenomeni, soprattutto per quello che riguarda la migrazione.
Al festival sono arrivati anche i registi Francesco Del Grosso, a Lugano per presentare
Nyumba, e Francesco De Augustinis, che al FFDUL ha portato il suo
Come nutrire il pianeta.
Il programma ha inoltre ospitato la testimonianza video di Oleksandra Matvijčuk, Premio Nobel per la pace 2022 con il Centro per le Libertà Civili di Kyiv, a introduzione della proiezione di
Traces, dedicato alle donne ucraine sopravvissute a violenze sessuali e torture durante la guerra.
La pluralità dei temi e dei linguaggi ha trovato spazio anche negli appuntamenti che hanno affiancato le proiezioni.
La tavola rotonda sulla politica migratoria svizzera e le responsabilità oltre confine, realizzata in collaborazione con l’Istituzione Svizzera per i Diritti Umani, ha offerto l’occasione per presentare
Mums, documentario in lavorazione del giornalista Luca Attanasio, che raccoglie le storie delle madri delle persone migranti.
Alle vetrine del Cinema Corso, una mostra dedicata alle donne attiviste saharawi ha dato visibilità alle loro battaglie e ai rischi che affrontano per portarle avanti. All’inaugurazione ha partecipato anche
Nadjet Handi, nuova rappresentante in Svizzera e presso l’ONU a Ginevra del Fronte Polisario, che ha condiviso con il pubblico la propria testimonianza di donna Saharawi.
Tra gli appuntamenti anche la prima presentazione del saggio Un deserto senza pace. Capire il conflitto israelo-palestinese (Edizioni Casagrande), con gli autori
Roberto Antonini e Naima Chicherio, che ha richiamato un pubblico numeroso, dando vita a un confronto sulle radici storiche e sull’attualità del conflitto in Medio Oriente.
Spazio anche a La vita in un minuto, progetto culturale e partecipativo promosso dall’Associazione REC, in collaborazione con l’Istituto della Transizione e del Sostegno e FFDUL, che coinvolge giovani del Pretirocinio d’Integrazione in un percorso di storytelling autobiografico. Attraverso scrittura, registrazione, fotografia, ripresa e montaggio, i partecipanti trasformano esperienze, ricordi e punto di vista personali in cortometraggi autobiografici della durata di circa un minuto e in un podcast articolato in tre puntate.
Durante tutte le giornate del festival, prima delle proiezioni, il pubblico ha potuto scoprire, attraverso la proiezione dei cortometraggi le storie delle ragazze e dei ragazzi che hanno raccontato in prima persona le proprie vite.
Curiosità e interesse ha destato Il sospetto, cortometraggio di Piero Martinis realizzato interamente con l’AI, che ha richiamato tantissimo pubblico registrando il tutto esaurito.
Significativi, infine, anche gli incontri con il pubblico dopo le proiezioni di
A Fox Under the Pink Moon, il dibattito incentrato sul mondo del lavoro e i diritti dopo
Enjoy Your Stay e il confronto sull’attivismo studentesco e la repressione nei campus statunitensi dopo
The Encampments.
OLTREFESTIVAL E LE COLLABORAZIONI
Accanto alle proiezioni, OLTREFESTIVAL ha ampliato il programma con appuntamenti e occasioni di incontro fuori dalle sale. Durante i giorni del Festival, il Caffè dei Diritti al Mamitas Caffè & Bar ha ospitato il pubblico e le dirette di Radio Gwen, diventando uno spazio informale di scambio tra organizzatori, ospiti e spettatori. Il programma si è concluso con la festa all’Auberge Club, accompagnata dal set in vinile “We have a dream” di dj leMox.
IL FESTIVAL E LE COLLABORAZIONI
Il festival 2026, con la co-direzione di Antonio Prata e Margherita Cascio
e la presidenza di Roberto Pomari, e fortemente voluto dalla
Fondazione Diritti Umani di Lugano, presieduta da Bruno Bergomi, rinnova inoltre le collaborazioni con associazioni e ONG locali e internazionali.
Il Film Festival Diritti Umani Lugano ha costituito nel 2015 il network nazionale dei Film Festival e Forum sui Diritti Umani, insieme a FIFDH di Ginevra e Human Rights Film Festival Zurich. Oltre confine, il festival collabora con il Festival dei Diritti Umani di Milano.
FFDUL è sostenuto dalla Confederazione (DFAE), il Cantone Ticino (DECS), la
Città di Lugano e LuganoRegion, oltre a fondazioni e numerosi enti privati che a vario titolo contribuiscono alla sua realizzazione.
Ufficio Stampa
Giancarlo Garoia
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