Economia
Alta fedeltà delle PMI ai commercialisti italiani, anche se ancora poco digitalizzati
Wolters Kluwer Tax and Accounting ha presentato nei giorni scorsi la seconda edizione del suo report globale " Future Ready Accountant". Lo studio fornisce un'analisi basata sui dati della professione fiscale e contabile a livello globale, con uno speciale approfondimento europeo e italiano, basandosi sulle opinioni di oltre 2.700 professionisti in tutto il mondo. I dati relativi all’Italia mostrano un settore solido nella relazione con i clienti e con una forte predisposizione al ruolo consulenziale, ma ancora caratterizzato da un approccio prudente agli investimenti in tecnologia, seppure in crescita rispetto a quanto emerso nella prima edizione del report.
Principali risultati italiani del Future Ready Accountant
Cloud e AI grandi margini di sviluppo
I commercialisti italiani si collocano al 3° posto in Europa per adozione totale del cloud con il 34% degli Studi che opera già in modalità completamente cloud. Sommando il full cloud e l’adozione ibrida, il nostro Paese scivola però al 7° posto in Europa, con margini di miglioramento significativi. Tra i principali driver di adozione del cloud la ricerca di Wolters Kluwer Tax & Accounting fa emergere la sicurezza dei dati (41%), la semplicità di implementazione (33%) e l’efficienza nei costi (32%). La principale barriera resta, dato invariato rispetto all’anno scorso, la paura di interruzioni operative durante la migrazione (38%). L’uso quotidiano dell’Intelligenza Artificiale riguarda solo il 28% degli Studi italiani, contro una media europea del 33%, mentre il 30% dichiara di non utilizzarla o di farlo solo raramente. Tuttavia, il 61% degli Studi prevede investimenti in IA nei prossimi tre anni, soprattutto per aumentare il tasso di automazione, supporto fondamentale alla ricerca normativa e l’analisi dei dati.
Alta la fiducia delle aziende italiane per i commercialisti
Il 69% delle PMI italiane affida la contabilità a studi professionali, confermando un alto livello di fiducia nella categoria. I dati sui commercialisti italiani confermano la crescita dei servizi a valore aggiunto erogato alle PMI clienti, quali consulenza strategica, pianificazione fiscale e supporto nella scelta dei software gestionali. Tuttavia, solo il 57% degli Studi italiani supporta i clienti nella selezione delle soluzioni tecnologiche, e questo risulta essere il valore più basso in Europa. Il 49% degli Studi prevede però di rafforzare la comunicazione digitale con i clienti nei prossimi anni, questo un dato superiore alla media europea (47%).
Performance economica e strategie di crescita
Solo il 66% degli Studi italiani ha registrato una crescita dei ricavi negli ultimi tre anni, a fronte dell’80% della media europea. La propensione agli investimenti rimane contenuta. Solo un quarto degli Studi considera la tecnologia una priorità per il 2026 e appena il 29% prevede nuove strategie di marketing, contro il 36% della media europea. L’Italia mostra anche il tasso più basso in Europa di operazioni di M&A (14%) e di ricorso al private equity (16%), a fronte di medie rispettivamente del 27% e del 30%.
Organizzazione del lavoro e gestione dei talenti
Solo il 26% delle realtà italiane ha introdotto modelli di lavoro ibrido negli ultimi tre anni, una percentuale tra le più basse d’Europa e l’investimento in formazione e competenze digitali rimane inferiore rispetto a Paesi come Belgio (67%) e Paesi Bassi (59%) pur considerando (81%) l’evoluzione normativa un fattore critico che influenzerà l’operatività, una delle percentuali più alte a livello europeo e dunque una maggiore e più intensa capacità digitale sarebbe di grande aiuto negli Studi di commercialista. La carenza di strategie strutturate di sviluppo del capitale umano rischia di diventare un freno ulteriore in un contesto di crescente complessità e innovazione tecnologica.
I commercialisti italiani rappresentano un settore in transizione
Il quadro che emerge dalla ricerca Future Ready Accountant 2025 posiziona l’Italia come un mercato in cui la professione del commercialista resta centrale per la competitività delle PMI, grazie alla forte fedeltà dei clienti e al ruolo chiave nella consulenza normativa e gestionale. Tuttavia, la minore propensione agli investimenti in tecnologia, formazione e crescita strutturata rischia di accentuare il divario rispetto ad altri Paesi europei più dinamici. Secondo il report, il principale fattore critico per i professionisti italiani sarà la capacità di accelerare la trasformazione digitale, rafforzando allo stesso tempo le competenze interne e le strategie di relazione con i clienti, per affrontare un contesto caratterizzato da crescente regolamentazione, evoluzione tecnologica e nuove esigenze del mercato.
Il prossimo report ci dirà se e come si è trasformato il settore professionale dei commercialisti in Italia.
A questo link è scaricabile l’intero report di quest’anno “L’era dell’intelligenza: il nuovo commercialista tra IA, dati e analisi”.
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