Roberto Fiordi pubblica il saggio “L'Italia sparita. Flashback tra vinili, tv e misteri degli anni '70 e '80”
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Roberto, è un piacere averti qui. Cosa ti ha spinto a scrivere questo saggio?
Il piacere è mio e vi ringrazio. Era da un po’ di tempo che coltivavo il desiderio di realizzare uno scritto che parlasse degli anni ‘70 e ’80 italiani; sul mio sito “edicoladellenotizie.it” (L’Edicola delle Notizie) avevo già pubblicato due o tre articoli sull’Italia degli anni ’70. Quegli articoli sono stati notati dalla casa editrice “SensoInverso Edizioni”, che mi ha contattato chiedendomi se mi andasse di scrivere un saggio completo su quel ventennio. Ho accettato con entusiasmo la proposta e da lì è nato «L’Italia sparita. Flashback tra Vinili, Tv e Misteri degli anni ’70 e ‘80”.»
Come mai hai scelto di analizzare proprio gli anni ‘70 e ‘80? Al giorno d’oggi, credi che ci siano stati decenni altrettanto significativi?
Ho scelto di analizzare questi due decenni prima di tutto perché sono realtà che ho vissuto in prima persona, sebbene fossi allora un bambino e poi un adolescente. Inoltre, gli anni ’80 hanno rappresentato per me l’epoca della musica più bella e dei film migliori, che riguardo ancora oggi con grande piacere. Quel ventennio è stato contrastante e, allo stesso tempo, splendido. Splendido perché gli anni ’70, pur essendo un decennio di dure battaglie sociali per l’ottenimento di diritti fondamentali, sono stati anche un periodo proiettato verso la modernità; una modernità ereditata dagli anni ’60, il decennio del "Miracolo economico". Gli anni ’70 italiani mostrano quindi una doppia faccia: una dalle sfumature grigio piombo e l’altra dalle tonalità calde e terrose, mescolate a tinte vivaci e audaci. Colori, questi, che si ritrovano perfettamente nel design d’arredo e nella moda pop. Per quanto riguarda altri decenni significativi, la storia italiana insegna che lo sono stati quasi tutti, ognuno a modo suo. Fare un elenco dettagliato richiederebbe molto tempo, ma non dimentichiamo che il secolo scorso è stato caratterizzato in primis dai due conflitti mondiali. Finita la guerra, è iniziato il periodo della ricostruzione, un tema che affronto anche nel libro, dove accenno alla rinascita post-bellica e al successivo Miracolo economico degli anni ’60, con il celebre triangolo industriale Milano-Torino-Genova e la nascita delle piccole e medie imprese. Dagli anni ’90 in poi la società è mutata ulteriormente e la tecnologia è progredita, influenzando persino la musica, diventata sempre più tecnologica e computerizzata. Dunque, ogni singolo decennio assume un significato storico e sociale unico. Possiamo dire che gli anni ’70 e ’80 restano nel cuore di chi li ha vissuti e nella curiosità di chi ne sente parlare oggi: sono stati, in un certo senso, le colonne portanti della nostra storia contemporanea.
Cosa pensi delle mode odierne, soprattutto per quanto riguarda musica, vestiario e cinematografia?

Ritengo sia difficile dare un giudizio puramente oggettivo a questa domanda, perché il confronto con il passato porta inevitabilmente con sé una componente nostalgica e personale. Posso iniziare dalla musica: negli anni ’70 e ’80 questa privilegiava testi d'autore, impegno politico e grandi melodie popolari; era uno strumento ideologico, identitario e sociale. Se la musica degli anni ’70 si concentrava sui conflitti sociali e culturali, quella degli anni ’80 si è spostata su temi meno impegnativi e più spensierati, orientati al divertimento, all'amore e al disimpegno. Nella musica di oggi, invece, prevalgono l'analisi del proprio mondo interiore, le relazioni moderne, il disagio giovanile e il riscatto sociale. Il tutto espresso attraverso i ritmi veloci di trap, indie e rap, con un lessico colloquiale e immediato. Per quanto riguarda la moda, nel ventennio ’70-’80 l’abito fotografava l’identità del singolo e la 'tribù' di appartenenza. Gli anni ’70 sono stati gli anni dello stile hippy, fluido e libero, con pantaloni a zampa di elefante e tuniche. Al contrario, gli anni ’80 hanno imposto forme più rigide, geometriche ed esagerate, legate al consumismo e alle subculture urbane. La moda odierna, invece, spesso non inventa nulla di radicalmente nuovo: è piuttosto una fusione di stili passati, reinterpretati attraverso la lente della comodità e della funzionalità. Anche il cinema è mutato profondamente. Negli anni ’70 gli spettatori cercavano film di forte impegno politico, anche se la 'commedia all’italiana' iniziava a ridefinire i generi. È negli anni ’80 che il cinema si è alleggerito, specchio di una società meno tesa, trasformando la commedia nella vera protagonista del botteghino. Rispetto ad allora, però, è cambiato il modo di fruizione: in passato andare al cinema era un rito collettivo vissuto con uno spirito decisamente più attivo ed entusiasta; oggi il pubblico viene maggiormente attratto dai social. È ancora piacevole trascorrere il tempo necessario per vedere un film ma oggi lo spirito di ogni singolo spettatore è diverso da quello passato.
Quali sono, a tuo parere, le aspettative di un lettore che sta per iniziare il tuo saggio?
Dipende molto dalla fascia d’età. Chi ha vissuto l’epoca in oggetto credo desideri riassaporare storie di vita vissuta, risvegliare ricordi e soddisfare la curiosità sul proprio passato. Il lettore più giovane, invece, che ha solo sentito raccontare questo ventennio, sarà spinto dalla curiosità di scoprire dettagli nuovi, magari per parlarne in famiglia con genitori e nonni, creando un ponte con chi quell'epoca l'ha vissuta davvero.
Da dove nasce la tua passione per la scrittura e il giornalismo?
Fondamentalmente scrivere mi è sempre piaciuto. Da molto piccolo, ispirato da "Il Giornalino di Gian Burrasca", costringevo mia madre a comprarmi continuamente in cartoleria un "diario segreto" per poterci stilare la mia cronaca giornaliera. Crescendo, leggendo romanzi, mi è venuta l’ispirazione di scriverne uno anch’io e nel 2014 ho pubblicato «I Mattamici» con Booksprint Edizioni, un romanzo dal sapore prettamente comico. Narro la storia di sette personaggi attempati, tutti con una prestigiosa professione tra le mani, che però si divertono a fare pesanti scherzi tra loro e soprattutto ai danni del prossimo, al punto di compromettere famiglia e lavoro. Tra le loro vittime finisce persino il Santo Padre. Oltre alla finzione, è viva in me la passione di raccontare anche fatti realmente accaduti: perciò, cosa c'è di meglio degli articoli?
Ufficio Stampa
Cristiano Romanelli
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