L'autogol elettorale della Casta e il "Metodo De Pierro", così la politica di palazzo tenta di imbavagliare il Paese reale

Tra manovre parlamentari e leggi su misura, la maggioranza rischia un clamoroso effetto boomerang. Ma la denuncia dell'Italia dei Diritti–De Pierro va oltre: "Se non avessero avuto il privilegio dell'esenzione dalle firme, non si sarebbero mai sognati una legge così antidemocratica. Noi restiamo tra la gente, nelle piazze, con chi è abbandonato dalle istituzioni"
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Roma - C’è un’anomalia tutta italiana, ormai cronicizzata nel costume politico nazionale, che nessun altro paese a democrazia avanzata tollererebbe: l’ossessione di ogni maggioranza di turno di riscrivere le regole del gioco a ridosso del voto, fabbricando una legge elettorale su misura nell'illusorio tentativo di perpetuare la propria permanenza al potere. Un’ostinazione che distrae il Parlamento e le istituzioni dai problemi drammatici del Paese reale per concentrarsi esclusivamente sulla conservazione della poltrona.

Tuttavia, gli ultimi orientamenti e sondaggi sembrano delineare un inaspettato e clamoroso autogol strategico. L’attuale maggioranza, infatti, nella speranza di garantirsi una posizione di vantaggio e un solido premio, ha varato un impianto che, alla prova dei numeri, rischia di avvantaggiare proprio l’opposizione del cosiddetto "campo largo", attualmente data in vantaggio. Una parabola quasi paradossale che dimostra come l'ingegneria elettorale di palazzo finisca spesso per ritorcersi contro i suoi stessi artefici.

La radice del male, la blindatura delle firme come permesso di abuso

Esiste una domanda fondamentale che svela la vera natura della deriva elettorale italiana: perché la Casta politica si permette di partorire leggi così apertamente penalizzanti e lesive della democrazia partecipativa?

La risposta individuata dall'Italia dei Diritti–De Pierro è netta: l'unico motivo per cui i partiti tradizionali si spingono a varare norme così antidemocratiche è la sicurezza di godere della blindatura dell'esenzione dalla raccolta delle firme.

Se la Casta non si arroccasse dietro questa norma privilegiata che le consente di evitare la prova delle sottoscrizioni popolari, dovendo invece raccogliere le firme sul territorio prima di ogni elezione, esattamente come avviene per le consultazioni amministrative comunali, non si sarebbe mai sognata di approvare una legge del genere. Sapendo di dover affrontare il giudizio preventivo della piazza e dei cittadini per poter depositare i propri simboli, i partiti di palazzo sarebbero stati costretti a mantenere un minimo di equilibrio democratico. Invece, forti della franchigia automatica, continuano a imbavagliare una fetta imponente di elettorato, la quale, dinanzi a questo spettacolo, sceglie comprensibilmente di rifugiarsi nell'astensione.

Il "Metodo De Pierro", il terrore dei Palazzi verso i consiglieri ombra

Questa ennesima stretta sulle regole di accesso al voto non è frutto del caso. Dalle parti dell'Italia dei Diritti–De Pierro la convinzione è granitica: la legge è stata congegnata appositamente per sbarrare la strada ad alcune forze indipendenti e, in particolare, al movimento presieduto dal giornalista Antonello De Pierro.

A fare paura al sistema non sono le parole, ma il grande e crescente successo del "Metodo De Pierro", una modalità operativa etica e legalitaria che si sta diffondendo a macchia d'olio in tutte le province d'Italia. La politica di prossimità, ossia l'azione capillare condotta sui territori dai responsabili locali e da un vero e proprio esercito di "consiglieri ombra", è alla base di della strategia ideata dal leader del movimento. Col fiato sul collo alle amministrazioni opache i consiglieri ombra sono diventati l'incubo di quei sindaci e di quelle maggioranze comunali poco virtuose che gestiscono la cosa pubblica al di fuori delle regole. Ma uno dei punti di forza dell'iniziativa dettata da Antonello De Pierro è la tutela dei virtuosi: Infatti, al contrario, chi amministra bene, con trasparenza e nell'interesse dei cittadini, può dormire sonni tranquilli e trova nell'Italia dei Diritti–De Pierro un interlocutore attento e leale. Alla base di tutto c'è la trasversalità degli obiettivi, Infatti poco importa il colore politico di chi amministra. Infatti se esponenti o consiglieri ombra del movimento individuano delle distorsioni gestionali le denunciano senza tener conto assolutamente dell'ideologia rappresentata dai soggetti in esame. 

Questo metodo, che restituisce ai cittadini il ruolo di protagonisti e sentinelle della legalità anziché ridurli a sudditi o manovalanza elettorale, sta ispirando le proteste civili che dilagano in tutto il Paese. È questa presenza viva e incorruttibile che i partiti di palazzo cercano disperatamente di tenere fuori dal Parlamento.

"Dalle piazze non ci cacciate", l'azione civile oltre le scadenze elettorali

Se l'intento dell'oligarchia parlamentare era quello di scoraggiare o spegnere la spinta dell'Italia dei Diritti–De Pierro, il calcolo si è rivelato totalmente errato.

A differenza dei partiti tradizionali e delle meteore politiche che nascono a ridosso delle elezioni e scompaiono un minuto dopo lo scrutinio se non conquistano la poltrona, l'Italia dei Diritti–De Pierro è un movimento cresciuto lentamente e con costanza nel corso di molti anni. La sua attività non è un'esigenza di campagna elettorale, ma una missione civile permanente che non finisce con il voto.

"Se ci vogliono tenere fuori dal Parlamento, ce ne faremo una ragione," filtrano dai vertici del movimento. "Di certo non ci fermeremo. Se ci ostacolate nei palazzi, ci troverete nelle piazze con la gente. Perché è quella la politica che ci piace: non gli inciuci di corridoio o gli accordi di palazzo, ma la politica vera, quella che si sporca le mani nel fango dei territori per sostenere chi è in difficoltà ed è stato abbandonato dalle istituzioni".

L'onda delle proteste, ogni manifestante tradito è espressione dell'Italia dei Diritti–De Pierro

Il clima sociale nel Paese è ai limiti della saturazione. Le piazze italiane si stanno riempiendo di cittadini, lavoratori e famiglie traditi dal sistema dei partiti di destra e di sinistra.

In questo contesto, l'Italia dei Diritti–De Pierro si riconosce pienamente in questo fermento popolare: ogni cittadino che scende in piazza per protestare contro le ingiustizie e la sordità delle istituzioni è l'espressione naturale e genuina dei principi del movimento.

La piattaforma di riscatto popolare

Mentre la Casta approva norme per proteggere sé stessa, l'Italia dei Diritti–De Pierro rilancia la propria sfida attraverso punti programmatici inderogabili:

Pertanto chiede l'abolizione dell'esenzione dalle firme, che si ttrduce nell'obbligo per tutte le forze politiche, parlamentari ed extraparlamentari, di raccogliere le sottoscrizioni popolari per le elezioni politiche nazionali, ripristinando la parità dei nastri di partenza del modello amministrativo.

Insiste con l'estensione del metodo dei consiglieri ombra annunciando il rafforzamento della rete di controllo civico in tutti i comuni d'Italia, per garantire il rispetto della legalità e la difesa dei diritti essenziali dei corpi collettivi.

Prevede di continuare con una presenza costante nelle piazze, col rifiuto di qualsiasi logica di inciucio o compromesso di palazzo, mantenendo un'opposizione o una proposta politica radicata esclusivamente tra i cittadini abbandonati dal sistema.

La battaglia per la democrazia reale non si chiude dentro i palazzi di Roma: l'Italia dei Diritti–De Pierro continua il suo cammino tra la gente, forte di un consenso che non si compra con le leggi elettorali su misura, ma si conquista ogni giorno sul campo.

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dario domenici
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