Istruzione e Formazione
I grandi leader non si lasciano sfuggire i grandi talenti: come fermare il revenge quitting prima che sia troppo tardi
Un terremoto epocale sta travolgendo i luoghi di lavoro. Finito il tempo del quiet quitting, oggi i dipendenti escono di scena in maniera eclatante. Questo trend è stato ribattezzato "revenge quitting". Le persone di talento abbandonano l'organizzazione in cui lavorano a causa di promesse non mantenute, cultura tossica e mancanza di apprezzamento. Ma non vanno via in modo silenzioso, anzi, si assicurano che il loro addio venga notato.
Cosa si nasconde dietro a questo trend? Secondo gli esperti di Hogan Assessments, la chiave di lettura risiede nel comprendere lo scollegamento profondo tra i dipendenti e i luoghi di lavoro. "Il revenge quitting non è solo il risultato di una frustrazione nei confronti delle attività quotidiane, è una frattura a livello di comunicazione e l'incapacità di allineare le aspirazioni dei dipendenti alla cultura aziendale", spiega Ryne Sherman, Chief Science Officer di Hogan Assessments e co-host del podcast The Science of Personality. "La buona notizia è che si può prevenire".
Le aziende che riescono a fidelizzare i talenti migliori hanno una cosa in comune: il coinvolgimento dei dipendenti in modo proattivo. Anziché darsi da fare per trovare soluzioni di breve termine, cercano di risolvere i problemi chiave prima che i dipendenti sentano il bisogno di esprimere il loro pensiero rassegnando le dimissioni. Ecco tre valide strategie per evitare il revenge quitting e fare in modo che i dipendenti rimangano sempre coinvolti:
#1: andare oltre i benefici accessori: capire quello che i dipendenti vogliono davvero
La forza lavoro di oggi si aspetta molto di più che aumenti di stipendi, caffè gratis o apericena il venerdì. Flessibilità di lavorare da remoto, possibilità di conciliare vita personale e vita lavorativa, opportunità di crescita e benessere dei dipendenti non sono considerati una concessione, ma un must irrinunciabile. A questo proposito, più di un terzo (35%) dei dipendenti europei ritiene di non avere opportunità sufficienti di promozione o avanzamento all'interno dell'organizzazione per raggiungere le loro prospettive di carriera (fonte: ManpowerGroup). Quando queste aspettative non sono soddisfatte, i dipendenti non solo si distaccano, ma abbandonano l'azienda in modo da mettere in difficoltà interi team e sconvolgere le dinamiche interne.
"Per non rimanere indietro, le organizzazioni devono adottare politiche trasparenti, offrire una flessibilità reale e creare canali per un confronto aperto", analizza Sherman. "Le aziende che si mettono in ascolto e si adattano alle esigenze sempre nuove dei dipendenti non solo vedranno meno persone andare via, ma rafforzeranno anche la loro immagine come datore di lavoro".
#2: la leadership è la chiave di volta della fidelizzazione
Una leadership inefficace è la via più rapida per il revenge quitting. Un management tossico o assente abbassa il morale, aumenta il burnout e allontana i talenti. È di gran lunga più probabile che i dipendenti che si sentono sottovalutati o non sostenuti dai loro manager lascino l'azienda e, soprattutto, che facciano sapere a tutti quanto sono insoddisfatti. A tal proposito, un recente report di Gallup mette in evidenza come il coinvolgimento sia responsabilità dei manager; sembra infatti che il 70% del coinvolgimento dei team dipenda da loro.
I team che, al contrario, sono gestiti da manager calmi, organizzati ed empatici mostrano un coinvolgimento tre volte più alto. Investire nello sviluppo della leadership non è solo utile, è essenziale. Le organizzazioni devono dotare i loro leader delle competenze per sostenere, motivare e fidelizzare i team in modo efficace.
#3: mettere a punto l'antidoto perfetto: la sicurezza psicologica
Per cogliere la portata dei cambiamenti che stanno travolgendo il luogo di lavoro, è opportuno osservare che il 40% dei lavoratori a livello globale afferma che potrebbe lasciare il proprio lavoro nel prossimo futuro (fonte: WEF). Qual è dunque l'arma di difesa più efficace contro il revenge quitting? Creare sicurezza psicologica. Quando i dipendenti si sentono liberi di poter esprimere i loro timori, di potersi assumere dei rischi e di poter essere loro stessi senza temere ripercussioni, il coinvolgimento aumenta.
Le aziende che si impegnano a creare un ambiente di fiducia, inclusione e rispetto reciproco ottengono benefici tangibili, ovvero migliore innovazione, maggiore produttività e, cosa più importante, maggiore fidelizzazione dei talenti. "Creare sicurezza psicologica non è solo un'iniziativa che riguarda le Risorse Umane, è un imperativo di business", continua Sherman.
Il futuro della fidelizzazione dei talenti
L'ambiente di lavoro è in evoluzione e le aziende che non riescono ad adattarsi rischiano di perdere il loro bene più prezioso: il personale. Le organizzazioni di maggior successo saranno quelle che faranno spazio a una leadership autentica, a un coinvolgimento significativo e a una cultura della fiducia.
"Hogan Assessments ritiene che le aziende che centrano questi obiettivi non solo eviteranno il revenge quitting, ma diventeranno un riferimento per l'eccellenza del luogo di lavoro negli anni a venire", conclude Sherman.