Il baritono modenese Mattia Olivieri protagonista dell'allestimento del Barbiere di Siviglia

«Grazie a Figaro ho scoperto di voler diventare un cantante d’opera. Il barbiere di Siviglia è stata la mia rivelazione». Queste le parole del baritono Mattia Olivieri che, a pochi mesi dal successo nel capolavoro rossiniano all’Opera di Parigi, torna a cantare Figaro in una nuova produzione de Il barbiere di Siviglia in scena al Teatro Massimo di Palermo dal 17 al 25 settembre.
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«Grazie a Figaro ho scoperto di voler diventare un cantante d’opera. Il barbiere di Siviglia è stata la mia rivelazione».

 Queste le parole del baritono Mattia Olivieri che, a pochi mesi dal successo nel capolavoro rossiniano all’Opera di Parigi, torna a cantare Figaro in una nuova produzione de Il barbiere di Siviglia in scena dal 17 al 25 settembre al Teatro Massimo di Palermo, con la regia di Stefania Bonfadelli e la direzione di Riccardo Bisatti. Un ruolo – quello di Figaro – in cui il cantante modenese è sempre più apprezzato. Nel 2021 lo ha portato al Teatro alla Scala e, da allora, anche a Vienna, Berlino e Verona. L’anno prossimo lo canterà anche alla Staatsoper di Amburgo.

Il legame con Figaro accompagna Olivieri sin dagli inizi della sua carriera. «Quando cominciai a studiare in conservatorio – prosegue il cantante – mi dedicavo solo al pop: Gianni Morandi era il mio modello. Poi andai alla Scala, e vidi Il barbiere di Siviglia. Rimasi folgorato fin dalle prime note. Da allora decisi di studiare canto lirico». Dopo gli studi a Bologna, all’Accademia Rossiniana di Pesaro e a Valencia, Olivieri si è rapidamente affermato sui principali palcoscenici internazionali, arrivando a debuttare, nel 2023, al Metropolitan di New York. Tra i suoi prossimi impegni, un ritorno alla Staatsoper di Vienna come Don Giovanni e il debutto come Onegin dell’omonimo dramma di Čajkovskij al Palau de les Arts di Valencia.

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Ufficio Stampa

Giancarlo Garoia
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