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L’inchiesta su Porchettiamo che trasloca a Todi: il retroscena di un "tradimento" in piena regola a Gualdo Cattaneo

Il marchio registrato nel silenzio istituzionale e lo scippo del secolo: come si cancella un'identità territoriale dopo 16 anni di storia… per fortuna nasce “Porquesí” che tramanda l’autenticità della manifestazione
Perugia, (informazione.news - comunicati stampa - società)

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Gualdo Cattaneo) Ci sono operazioni che nel mondo degli eventi profumano di strategia e altre che, inevitabilmente, sanno di bruciato. Il caso del trasferimento di Porchettiamo da San Terenziano (Gualdo Cattaneo) a Todi non è solo un cambio di location: è una ferita aperta nel tessuto di una comunità che per 16 anni ha nutrito, cullato e reso grande un marchio che oggi, con una mossa da manuale della spregiudicatezza, le viene sottratto.

A guidare l'operazione è Anna Setteposte (Anna7poste Eventi&Comunicazione), che dopo aver legato indissolubilmente il nome della manifestazione al borgo di San Terenziano, ha deciso di sradicare l'evento per portarlo sotto l'ombra di San Fortunato, a Todi. Una scelta motivata con ragioni di "sicurezza" e "inadeguatezza" del borgo d'origine che, tuttavia, lasciano un retrogusto amarissimo oltre a dubbi e perplessità.

Il marchio della discordia: ideato dal Comune, blindato poi dall'organizzatrice

Il punto più oscuro dell'intera vicenda riguarda la proprietà intellettuale. Porchettiamo è un'idea che affonda le radici nel territorio di Gualdo Cattaneo, nata da un'intuizione che doveva servire alla promozione del borgo e della sua eccellenza gastronomica. Eppure, scopriamo oggi che il marchio è stato registrato in sordina dall'organizzatrice, chiamata , all'epoca, per gestire l'evento incaricata dall'Amministrazione.

Una mossa che, se da un lato appare legalmente legittima, dall'altro solleva interrogativi etici pesantissimi: come può un privato appropriarsi di un'identità nata e cresciuta grazie alla logistica, alle risorse economiche  ( laddove riceveva dal Comune contributi che si aggiravano intorno ai 20mila euro ad evento)  e al calore di una specifica comunità per poi "rivendersela" altrove al miglior offerente? 

Un addio "poco elegante": il silenzio fino all'ultimo

L'Amministrazione comunale di Gualdo Cattaneo, guidata dal sindaco Enrico Valentini, parla di "stupore". Una reazione diplomatica per descrivere quello che appare come un vero e proprio scippo consumato nell'ombra. Tenere all'oscuro il Comune fino all'ultimo, o comunicare la decisione a giochi ormai fatti, non è solo una mancanza di stile: è una mancanza di rispetto verso una comunità che per tre lustri ha garantito il successo di una kermesse diventata nazionale.

La Setteposte si difende attaccando, lamentando presunte mancanze di contatto dal maggio scorso e ironizzando su un errore di battitura nel nome della sua società da parte del Comune. Piccolezze, di fronte al peso di una decisione che spoglia un territorio della sua manifestazione regina.

La scusa della sicurezza: San Terenziano è diventata improvvisamente "piccola"?

La motivazione ufficiale secondo cui San Terenziano non sarebbe più in grado di accogliere i visitatori in sicurezza appare, a molti, come una foglia di fico. Per 16 anni la mole di visitatori è cresciuta costantemente e la comunità ha sempre risposto “presente”, gestendo flussi e criticità. Bollare oggi il borgo come "inidoneo" dopo averlo usato come trampolino di lancio per 16 anni è un insulto alla capacità organizzativa dimostrata da Gualdo Cattaneo in tutto questo tempo.

Il "rammarico" che non convince

Mentre lo staff della Setteposte parla di "rammarico profondo" e di legame con la comunità locale, i fatti dicono altro. Se il legame fosse stato davvero così profondo, si sarebbe cercata una soluzione condivisa, si sarebbe lavorato per adeguare gli spazi di San Terenziano, non si sarebbe fuggiti verso le piazze valutate più prestigiose (o comode) di Todi portandosi via il "tesoretto" del nome e del format che spostandosi senza conservare lo stesso ‘imprinting” perde il suo significato originale e diviene puramente un evento commerciale.  Si, perchè i fornitori della porchetta degli stand di Porchettiamo a Todi, non sono gli stessi di San Terenziano che hanno lo specifico codice ATECO come produttori di porchetta ( quindi specializzati ed esperti riconosciuti come tali ) ma vi sono dei macellai, liberi professioniste della carne che, con tutto rispetto, hanno un’altro tipo di professionalità riconosciuta.

Il sindaco Valentini ha annunciato di voler tutelare gli interessi della comunità. E rilascia una battuta significativa : “Il pretesto non è una buona arma per nascondersi dietro la verità perché , ai più, il pretesto decade sempre”. La battaglia, probabilmente, si sposterà ora nelle aule legali e nei palazzi della politica, ma una cosa è certa: la fiducia tra gli organizzatori e il territorio è andata in fumo, proprio come la legna che arde sotto i forni delle porchette di San Terenziano. Todi guadagna un evento, ma Porchettiamo perde la sua anima. E l'Umbria assiste a una lezione di come il business possa, talvolta, calpestare la storia.

Nel prossimo articolo parleremo di come è nato il marchio Porchettiamo , la rottura improvvisa e le "ombre" sulla programmazione

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