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Politica e Istituzioni

Reggio Emilia, diamo spazio alla bellezza degli spazi: così l'Assessora Natalia Maramotti racconta la sua città.

Reggio Emilia sul portale dei Castelli del Ducato con la Sala del Tricolore. Per ostruire, proporre e promuovere un nuovo turismo dell’identità e delle esperienze.
Reggio Emilia, (informazione.news - comunicati stampa - politica e istituzioni) Cultura con rassegne di successo come Reggio Narra. Festival contemporanei di impegno – uno su tutti - quello nazionale della Fotografia Europea, tra i più rilevanti in Italia. L’alta dimensione sulle punte di Ater Balletto Fondazione Nazionale della Danza. Eventi diversificati per una città viva, ad esempio i Mercoledì Rosa d’estate, le visite notturne alla torre civica del Bordello e le performance dentro il nuovo Iat recentemente inaugurato in via Farini. E lo sguardo lungo su Arena Campovolo cuore nella Music Valley. Cultura della legalità diffusa e, di concerto, azioni per una città ed un centro storico più sicuro con molte riqualificazioni urbanistiche ed architettoniche in corso, tra le più significative quella della Reggia settecentesca di Rivalta.

Trasversalmente, cultura delle pari opportunità su tematiche che attraversano, in diversi modi, le maglie larghe e strette della città. L’impressione è che Reggio Emilia stia creando una base su cui fare crescere anche una nuova cultura turistica: il Comune sta ponendo le pietre miliari per l’accoglienza del visitatore, la consapevolezza del cittadino che deve trovarsi bene a vivere a casa sua, e dunque più attrattività, arredo urbano curato, bellezza diffusa, vivacità delle iniziative. E da qui pensare, costruire, proporre e promuovere un nuovo turismo dell’identità e delle esperienze. Il piacere di vivere davvero un territorio e incontrare la sua comunità che in esso deve potersi riconoscere, ritrovare e sorprendersi.

1. E' una percezione corretta, Assessora Maramotti?
Sì, sempre più chi viaggia cerca esperienze e autenticità, luoghi interessanti dove percepire contenuti e contesto, ma soprattutto lo stile di vita di chi li abita. Ecco perché accanto alla qualità delle proposte culturali e turistiche, nella poliedricità degli eventi, il Comune di Reggio Emilia ha sempre scelto – in questi quindici anni - di porre molta attenzione allo spazio pubblico e alla riqualificazione urbana. Sono state restaurate 33 facciate di chiese e palazzi, grazie ad un mix di risorse pubbliche e private, in una forte azione di recupero della memoria storica collettiva. Il nostro biglietto da visita inizia anche da qui. Diamo spazio alla bellezza degli spazi.

2. Reggio Emilia si racconta sul portale castellidelducato.it attraverso la Sala del Tricolore e l’annesso Museo su piazza Prampolini: perché proprio la scelta di questo gioiello?
Possiamo simbolicamente considerare la Sala del Tricolore come la dimora degli italiani: tra castelli che, nei secoli, hanno rappresentato luoghi importanti dove si manifestava “il potere”, ci sta bene portare la prima forma di “democrazia parlamentare” in Italia e dunque la discontinuità dall’antico ed il passaggio nel moderno. Il 7 gennaio 1797 a Reggio Emilia, nella Sala detta oggi del Tricolore - dove si era riunita, per decretare la costituzione della Repubblica Cispadana, un’assemblea composta da 110 delegati - su proposta del deputato Giuseppe Compagnoni, si decise “che si renda Universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di tre colori, Verde, Bianco e Rosso e che questi tre colori si usino anche nella Coccarda Cispadana, la quale debba portarsi da tutti.” Da quel giorno il Tricolore è rimasto sempre il simbolo dell’Italia, della sua conquistata e mantenuta identità nazionale, attraverso le trasformazioni storiche. Oggi visitare la Sala del Tricolore, soprattutto per gli studenti delle scuole, significa diffondere semi di educazione alla cittadinanza, creare un approccio civico, instillare passione civile e comunicare contenuti sostanziali. I princìpi resistono al tempo.

3. Quali obiettivi si è data per l’Emilia come Presidente della Destinazione Turistica?
Viviamo in un’area con enormi potenzialità turistiche in termini di qualità e quantità. Possiamo mettere sul piatto una tradizione enogastronomica fatta di tipicità DOP e IGP, caseifici, salumifici e acetaie, ristoranti stellati e cantine ma anche straordinarie risorse culturali (142 musei, 51 teatri, 13 borghi e 50 castelli), con riconoscimenti e segnalazioni UNESCO, e un’enorme offerta di esperienze nella natura, come cammini e percorsi bike, grazie a 11 Parchi del Ducato, 161 km di fiume Po, 8 aree naturalistiche e un Parco Nazionale. A tutto questo si affianca la proposta nel segno del benessere, con 4 stazioni termali. Ecco, c’è da mettere in filiera tutte le eccellenze e le peculiarità: come? Con le Reti di Prodotto “Emilia, Food and Wine Experience” e “Cultura e Castelli dell’Emilia”, alle quali si prevede di affiancare in futuro “Emilia, Terme e Outdoor”. Si tratta di ridefinire la proposta del territorio, la cui scoperta sarà agevolata anche dall’Emilia Welcome Card, pass turistico per l’enogastronomia, la cultura e il paesaggio naturale e termale.

4. Di quali risultati è più orgogliosa?
La capacità da parte di moltissimi nel territorio di iniziare a pensarsi e pensarci tutti come un unico grande insieme, una realtà unita che dissolve i confini dei campanilismi, rispettando l’identità di ciascuno, consapevoli che siamo più belli e più capaci di attrarre se il cuore del nostro grande menù di proposte ed offerte è ampio, sotto un’unica bandiera: Destinazione Turistica Emilia.

5. Da sempre, Castelli del Ducato racconta di rocche, fortezze e manieri: e dunque, racconta fiabe, storie e fatti antichi realmente accaduti. Cosa ci può insegnare, Lei, con l’esperienza di Reggio Narra sul tema del racconto?
Le favole non finiscono mai. Se ai bambini risultano forse più facili nella “materializzazione della narrazione”, per tutte le altre fasce d’età il racconto è vita, ne siamo parte, consapevoli o no, siamo comunque immersi in questa grande tela: narrare è come vivere. Ecco, allora, che tutte le occasioni offerte dai festival, dagli eventi e da luoghi da scoprire sono da cogliere perché le storie ci riguardano, sono l’alfabeto della relazione, sono il legame tra chi narra e chi ascolta. Siano essi castelli, luoghi pubblici o privati, ogni posto è portatore di una storia. Sta a noi metterci in ascolto.

6. Quale o quali grandi storie ha Reggio Emilia da raccontare all’Italia?
Storie di storia e storie politiche: il passato cooperativo, ad esempio, fatto dalla comunità della gente che si è messa insieme per necessità e per volontà, anche per una nuova idea di socialità. Penso ad una frase dell’avvocato Camillo Prampolini – la Sala del Tricolore si trova proprio su piazza Prampolini -, da soli siamo niente, insieme siamo tutto. Ovvero, uniti siamo tutto, divisi siamo niente. Narrare la nostra storia alle nuove generazioni, a chi viene da lontano e anche ai turisti è un modo per affermarlo ancora. Noi siamo continuamente un testamento del passato.

7. “Reggio Emilia, stile di vita italiano, che unisce la fattività, la creatività, la produttività con il senso della vita e la capacità di gustarla, che unisce il bello della moda, l’ebbrezza della ricerca, la forza della produzione con il buono del cibo”: questa una sua recente dichiarazione a Panorama d’Italia. E dunque?
Sapere e sapore. Reggio Emilia ed il suo territorio significano: moda e design del tessile e dunque l’antica arte del taglio e del cucito; meccanica, metalmeccanica e meccatronica, muovere le mani e l’ingegno; ceramica, dall’impasto identitario di prodotti foggiati a mano o meccanicamente, e cotti ad arte; agricoltura e radici, con il settore lattiero-caseario dove spicca su tutti la produzione del Parmigiano Reggiano, ed il settore enologico attraverso la produzione del rinomato vino Lambrusco Reggiano; la plurisecolare storia dell’aceto balsamico di Reggio Emilia, un capolavoro del gusto italiano. Ecco allora che il posizionamento competitivo delle imprese porta qualità della vita, realizzazione di ricchezza di saperi e innovazione.

8. Lo Iat – front office informativo e di accoglienza - in via Farini ripensato: con una forte connessione di ipercontenuti tecnologici, per percorsi di visita e di conoscenza della città e del territorio, quali punti forti ritiene di aver messo a valore?
Avere unito nello stesso spazio diverse modalità di narrazione: quella reale, proposta alle scuole, negli ambienti fisici dello Iat per offrire una prima esperienza; quella virtuale, favorita dalla tecnologia, con il touch wall interattivo; quella tradizionale con i materiali cartacei esposti e forniti dal personale. Il monitor consente una fruizione multi-touch così da essere utilizzato da più persone nel medesimo momento, in più lingue. Abbiamo replicato l’installazione del touch wall anche all’interno della stazione Reggio Emilia AV Mediopadana, frutto di una convenzione fra Destinazione Turistica Emilia e Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS Italiane) e grazie alla collaborazione del Comune di Reggio e della Regione Emilia-Romagna, per il territorio della DTE.

E dunque Destinazione Turistica Emilia ad Alta Velocità, ad Alta Sostenibilità e ad Alta Capacità: il viaggio è appena iniziato e continua. #staytuned


Dott.ssa Francesca Maffini
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