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Istruzione e Formazione
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PRIMA CAMPANELLA, CHE STRESS. COME GENITORI E FIGLI POSSONO AFFRONTARE INSIEME IL RIENTRO A SCUOLA
Dopo la pausa estiva, è fissato sul calendario al 12 settembre il suono della prima campanella. Per alcuni studenti si tratta di un ritorno sui banchi delle aule lasciate a giugno. Per altri, soprattutto nel passaggio tra medie e superiori, è un cambiamento importante nel quale mamma e papà devono avere un ruolo attivo.
Verona ,
(informazione.news - comunicati stampa - istruzione e formazione)
«Riprendere scuola è uno stress, come ogni cambiamento che modifica il proprio ritmo di vita» premette il pedagogista clinico Carlo Callegaro del Centro Studi Specialistici “San Marco” con sede a Bussolengo. Minimizzare lo sforzo, per vivere l'anno scolastico in maniera serena, è possibile seguendo alcuni accorgimenti.
È necessario innanzitutto imparare dai propri errori: «Ogni genitore deve cercare di ricordare ciò che l’anno scorso ha rappresentato un problema, una difficoltà rispetto alla vita scolastica del figlio» spiega. Come? Imparando a cogliere segni di stanchezza ed anticipando criticità. Anche l'ambiente ha un ruolo chiave: «Coinvolgere i ragazzi nel creare un luogo di studio il più possibile accogliente è una prima, semplice, mossa. L'ordine è fondamentale: è in quello spazio, del resto, che lo studente trascorrerà molte ore dei prossimi nove mesi».
Il riposo è fondamentale per riacquistare energie utili a tenere il passo con i ritmi scolastici. Il consiglio è quindi, aggiunge, «di usare la settimana precedente alla prima campanella per introdurre i tempi di sveglia che poi saranno quelli della scuola. Così il risveglio sarà meno traumatico e si scongiurerà il rischio di arrivare in ritardo». Questione di equilibrio, sottolinea, che dev'essere applicato alle attività in generale: dal riposo ai momenti ricreativi e di sport, dalla preparazione dei compiti alla gestione della vita familiare. «Perché programmare? La frenesia della vita quotidiana porterà inevitabilmente a concentrarsi sulle emergenze, perdendo di vista dimensioni che sono invece fondamenti per la crescita di un figlio».
Un'ultima raccomandazione riguarda il non trascurare i segnali di allarme che possono emergere nelle prime settimane di scuola: tristezza, facilità al pianto, tendenza all'isolamento e rifiuto a partecipare ad iniziative sociali possono essere sintomo di episodi di bullismo o di disagio nell'ambientamento. Davanti al minimo sospetto è opportuno intervenire ed essere di supporto ai ragazzi: «Ogni figlio – conclude – ha bisogno di sentire che in lui si ripone fiducia, che tutto andrà bene. Sarà un anno impegnativo, ma allo stesso tempo formativo».
È necessario innanzitutto imparare dai propri errori: «Ogni genitore deve cercare di ricordare ciò che l’anno scorso ha rappresentato un problema, una difficoltà rispetto alla vita scolastica del figlio» spiega. Come? Imparando a cogliere segni di stanchezza ed anticipando criticità. Anche l'ambiente ha un ruolo chiave: «Coinvolgere i ragazzi nel creare un luogo di studio il più possibile accogliente è una prima, semplice, mossa. L'ordine è fondamentale: è in quello spazio, del resto, che lo studente trascorrerà molte ore dei prossimi nove mesi».
Il riposo è fondamentale per riacquistare energie utili a tenere il passo con i ritmi scolastici. Il consiglio è quindi, aggiunge, «di usare la settimana precedente alla prima campanella per introdurre i tempi di sveglia che poi saranno quelli della scuola. Così il risveglio sarà meno traumatico e si scongiurerà il rischio di arrivare in ritardo». Questione di equilibrio, sottolinea, che dev'essere applicato alle attività in generale: dal riposo ai momenti ricreativi e di sport, dalla preparazione dei compiti alla gestione della vita familiare. «Perché programmare? La frenesia della vita quotidiana porterà inevitabilmente a concentrarsi sulle emergenze, perdendo di vista dimensioni che sono invece fondamenti per la crescita di un figlio».
Un'ultima raccomandazione riguarda il non trascurare i segnali di allarme che possono emergere nelle prime settimane di scuola: tristezza, facilità al pianto, tendenza all'isolamento e rifiuto a partecipare ad iniziative sociali possono essere sintomo di episodi di bullismo o di disagio nell'ambientamento. Davanti al minimo sospetto è opportuno intervenire ed essere di supporto ai ragazzi: «Ogni figlio – conclude – ha bisogno di sentire che in lui si ripone fiducia, che tutto andrà bene. Sarà un anno impegnativo, ma allo stesso tempo formativo».
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