Società
Conclusa venerdì 27 marzo nella Casa Circondariale di Modena la prima edizione dell’Accademia delle Arti e dei Mestieri del Teatro in Carcere.
“L'Accademia è la cornice giusta per far crescere competenze e dignità, ma per un progetto del genere serve continuità” - Stefano Tè (direttore Teatro dei Venti)
Conclusa venerdì 27 marzo la prima edizione dell'Accademia delle Arti e dei Mestieri del Teatro in Carcere, un progetto formativo ideato dal Teatro dei Venti all’interno della Casa Circondariale di Modena, con il sostegno del Ministero della Giustizia. Un percorso di 704 ore che ha trasformato il tempo della detenzione in un’occasione di formazione e di avvicinamento professionale, con 6 corsi tecnici e artistici (dall’illuminotecnica alla fonica, dalla creazione di costumi, all’allestimento scenico, alla scrittura e al teatro), per 45 partecipanti totali, di cui 30 hanno concluso il percorso fino alla fine, l’avvio di 3 performance in corso di produzione, 1 docufilm realizzato dagli studenti dell’ISS Venturi di Modena. E un grande obiettivo: contribuire a creare un presidio culturale e professionale all’interno del Carcere.
La giornata si è aperta alle ore 10.00 con “Aspettando Godot”, spettacolo del Teatro dei venti con gli attori del Gruppo l’Albatro, progetto di teatro oltre la salute mentale. All’evento ha partecipato una delegazione del DSM-DP dell’Ausl di Modena, con la direttrice dott.ssa Donatella Marrama, e un gruppo di sanitari che operano all’interno dell’Istituto. Un’occasione per portare un evento dal vivo agli allievi e alle allieve che hanno seguito i corsi dell’Accademia e per uno scambio di pratiche tra ambiti creativi e sociali.
L’evento è proseguito al pomeriggio con la partecipazione di Silvio Di Gregorio
(Provveditore regionale PRAP), Orazio Sorrentini (Direttore Carcere di Modena), Andrea Bortolamasi (Assessore alla Cultura del Comune di Modena),
Silvia Menabue (Fondazione di Modena).
Alle ore 15.00, alla presenza di allievi, istituzioni e pubblico già autorizzato, si è tenuta una
lezione straordinaria di Storia del teatro dal titolo “Il critico come testimone”, a cura di Oliviero Ponte di Pino. Un dialogo tra
Azzurra D’Agostino, poetessa e drammaturga, e Stefano Tè, regista del Teatro dei Venti, nell’ambito di
Atlante della Critica contemporanea, un progetto a cura di Ateatro. Per celebrare i 25 anni del sito, Ateatro propone una riflessione sulle trasformazioni della critica, a fronte delle mutazioni del teatro, dei media, della società. In questo primo incontro, presso la Casa Circondariale di Modena, si è posta l’attenzione sulle modalità di osservazione e narrazione di percorsi artistici complessi e delicati come quelli che si svolgono nelle carceri. Ci si è soffermati sulla dimensione del linguaggio, sulla necessità di porre lo sguardo sull’opera e sul processo di creazione e non solo sulla dimensione sociale. Togliendo le etichette come "teatro carcere" o "teatro sociale", che spesso mettono il lavoro artistico al riparo dalla critica, non consentendo una crescita reale.
Dopo questo incontro, spazio alla restituzione dei dati di progetto, a cura di Francesca Figini e Salvatore Sofia, che hanno raccolto le
testimonianze degli allievi, sottolineando la capacità dei docenti di creare attenzione e condivisione, l’impatto positivo sulla gestione del tempo e degli impegni, il desiderio di proseguire in futuro e i suggerimenti per una migliore realizzazione del progetto. Tra questi la possibilità di tirocini esterni presso enti teatrali del territorio.
Il pomeriggio si è concluso con la consegna degli attestati di partecipazione ai 30 tra allievi e allieve che hanno completato il percorso.
L’Accademia sarà raccontata in un Docufilm realizzato dagli studenti della IV Q dell’Istituto “Adolfo Venturi” di Modena, coordinati dai docenti e dallo staff del Teatro dei Venti, nell’ambito di un progetto sostenuto dalla Fondazione di Modena.
IL PROGETTO ACCADEMIA E LA VISIONE
Al pomeriggio sono stati presenti i docenti che hanno condotto i corsi dell’Accademia, Vittorio Continelli (Scrittura per la scena e drammaturgia), Marcello Marchi e Andrea Berselli (Illuminotecnica e fonica), Nuvia Valestri (Creazione costumi), Fabrizio Orlandi (Allestimento scenico), Oliviero Ponti di Pino (Storia del Teatro) e Letizia Nurra, che con lo staff del Teatro dei Venti ha coordinato il percorso.
L'Accademia nasce dall'esperienza ventennale del Teatro dei Venti all’interno delle carceri. Non si tratta di semplice formazione e creazione teatrale, ma di un percorso strutturato per fornire competenze tecniche e artistiche.
“Al termine di questa prima edizione possiamo dire che il prototipo è riuscito” - dichiara Stefano Tè, direttore artistico del Teatro dei Venti - “per la partecipazione e l’impegno mostrato dai detenuti, per la dedizione e l’interesse dei docenti, per l’adesione dell’Amministrazione Penitenziaria. Ora sappiamo che l'Accademia è la cornice giusta per far crescere competenze e dignità, ma per un progetto del genere non serve solo il 'finanziamento', serve il presidio, la continuità. Non possiamo permetterci di accendere una luce per sei mesi e poi tornare nel buio per i restanti sei. La fine del progetto non deve coincidere con un senso di smarrimento per chi vi ha partecipato. La nostra intenzione è quella di creare la continuità che permetta di costruire un luogo di apprendimento e produzione, e di conseguenza la prospettiva di un mestiere reale attraverso il teatro. Se vogliamo fare teatro, servono docenti professionisti, tecnici, costumisti, persone che portino il rigore del mestiere. Serve che il carcere non sia un luogo di isolamento, ma un polo produttivo culturale della città."
IL RACCONTO DELLE LEZIONI
Scrittura Scenica e drammaturgia: il corso, condotto da Vittorio Continelli, è partito dalle storie personali per approdare alla struttura universale del dramma. Attraverso l'analisi di autori come Sofocle, Shakespeare e Beckett, gli studenti hanno esplorato i concetti di azione, personaggio e tensione. Il lavoro si è concentrato sulla trama del Macbeth, usata come terreno comune per capire come una storia prenda forma. L’obiettivo non è solo scrivere, ma acquisire autonomia critica e padronanza della terminologia tecnica.
Illuminotecnica e fonica: curato da Marcello Marchi e Andrea Berselli, il corso ha svelato il cuore tecnologico dello spettacolo, con un approccio artigianale. Gli allievi hanno affrontato la teoria dell’elettrotecnica e dell'illuminotecnica, passando subito alla pratica: montaggio fari (PC, LED, sagomatori), stesura cavi e progettazione di piante luci su software. Attraverso la simulazione di uno spettacolo, hanno compreso la responsabilità condivisa tra chi sta in regia e chi sta sul palco.
Creazione costumi per la scena: sotto la guida di Nuvia Valestri, la formazione ha preso vita attraverso il contatto diretto con i materiali. Dalla conoscenza dei tessuti e della loro resa scenica alla creazione di cartamodelli e all’uso della macchina da cucire. Gli studenti hanno lavorato alla progettazione di accessori e prototipi per il Macbeth, imparando che il costume non è un semplice abito, ma un pezzo fondamentale dell'opera collettiva.
Allestimento scenico: Fabrizio Orlandi ha accompagnato gli allievi in un viaggio dalle origini rituali del teatro alle avanguardie del Novecento. Il corso ha unito la visione storica alla manualità: montaggio in sicurezza, lettura di piante tecniche e creazione di bozzetti e maquette. Costruire uno spazio significa costruire un modo di guardare; per questo, gli studenti sono stati chiamati a immaginare soluzioni scenografiche originali, confrontandosi con i ruoli di direttore di scena e macchinista.
Storia del teatro: Oliviero Ponte di Pino ha trasformato la storia del teatro in uno spazio di riflessione viva. Partendo dal teatro come rito e mimesi, le lezioni hanno intrecciato narrazioni letterarie e visioni di materiali video contemporanei. Un focus centrale è stato dedicato alle diverse messe in scena del Macbeth, stimolando un confronto dialettico costante che valorizza l'esperienza individuale degli studenti come spettatori critici e consapevoli.
Lezioni di teatro: il lavoro del Teatro dei Venti è partito da training, ritmo e voce, in continuità con un’esperienza ventennale, che. Azioni concrete come impastare o lanciare sono servite a costruire la presenza scenica. Attraverso improvvisazioni su testi shakespeariani e beckettiani, è nato un linguaggio condiviso basato sulla disciplina e l'ascolto reciproco. La cura dello spazio e la precisione del gesto hanno trasformato il laboratorio in un presidio culturale permanente.
OBIETTIVI
Il progetto si è articolato su tre assi di intervento sinergici, mirando a generare un impatto trasformativo a livello individuale, istituzionale e sociale.
Sviluppo e valorizzazione della persona: Offrire ai detenuti e alle detenute strumenti concreti per la crescita personale e professionale. Potenziare le competenze, stimolare la scoperta e la valorizzazione delle abilità creative, relazionali e tecniche di ogni partecipante, finalizzandole alla realizzazione di un'opera artistica tangibile e di alta qualità. Creare un ponte verso il futuro: Fornire un percorso strutturato di formazione e accompagnamento alla professionalizzazione nei mestieri del teatro (attore, tecnico, sarto, etc.), gettando le basi per un concreto reinserimento lavorativo.
Innovazione dell'Istituzione Penitenziaria: Promuovere un ambiente detentivo più inclusivo e collaborativo. Costruire dialogo e inclusione, attraverso pratiche teatrali condivise, favorire un clima di collaborazione e dialogo costruttivo tra la popolazione detenuta e il Personale Penitenziario, migliorando la qualità delle relazioni interne all'istituto. Rinnovare la narrazione interna, qualificando l'esperienza detentiva non solo come un percorso di espiazione della pena, ma anche come un'opportunità di formazione e produzione culturale.
Impatto sulla comunità e sul territorio: trasformare la percezione del carcere e dimostrare il valore sociale della cultura. Contribuire a trasformare il carcere in un polo culturale, e la Casa Circondariale di Modena come un centro di produzione culturale attivo e integrato nel tessuto cittadino, un luogo di cittadinanza che genera valore per l'intero territorio. Sensibilizzare e coinvolgere la cittadinanza: Coinvolgere attivamente il pubblico, le istituzioni e gli stakeholder sull'importanza del percorso teatrale, dimostrando come l'investimento sulla reinserimento del singolo individuo si traduca in un beneficio tangibile per la società nel suo complesso.
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LA RETE A SOSTEGNO DEL PROGETTO
Oltre al Ministero della Giustizia, che finanzia l’Accademia, le attività del Teatro dei Venti all’interno del Carcere di Modena sono sostenute da una pluralità di soggetti, a partire dal Comune di Modena, attraverso il finanziamento della Cassa delle Ammende, dal Coordinamento Teatro Carcere Emilia Romagna, dalla Fondazione di Modena, Bper Banca, Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, Otto per Mille della Chiesa Luterana.
Questo progetto si inserisce in un percorso ventennale del Teatro dei Venti all'interno degli istituti penitenziari del territorio, che ha portato alla produzione di 14 spettacoli con oltre 80 repliche, film, radiodrammi e progetti internazionali finanziati dal programma Europa Creativa, come AHOS - All Hands On Stage, dedicato proprio alla professionalizzazione dei detenuti.