Roma - Caso Federica Puma – Avv. Giuseppe Lipera: il tempo è finito! Big Ben ha detto stop! Si faccia come per Pietro Valpreda

Due genitori si separano e il giudice decide di sottrarre all’affetto e alle cure della mamma la bambina di appena 7 anni, per collocarla in una casa famiglia. In poche parole, la bambina è costretta a pagare in prima persona il conflitto tra i genitori. Ad occuparsi del caso l'avvocato Giuseppe Lipera, difensore della mamma. Il legale ha ripercorso la vicenda di Federica Puma una donna di 30 anni di Milano, ma che da tempo vive a Roma. Lipera ha definito "abnorme" la decisione dei giudici.
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Al Tribunale per i Minorenni
ROMA

Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Sen. Mario Monti

proc. n. 2312/10 V.G.

14 dicembre 2011 14 giugno 2012

LA BIMBA DI FEDERICA PUMA DEVE TORNARE A CASA DALLA MAMMA

Quali difensori della signora PUMA Federica, in atti generalizzata, diciamo

ORA BASTA!

Big Ben ha detto stop! (come usava dire Enzo Tortora quando chiudeva la trasmissione tv Portobello).

In altre parole: il tempo è finito!

Il prossimo 14 giugno, come molti sanno, saranno trascorsi ben sei mesi di inutile e ingiusta carcerazione per questa bambina di appena sette anni e anche se non c’è una legge sui termini di carcerazione preventiva per i bambini è venuto il momento di dire basta.

Non c’è in Italia una legge che regola i termini di carcerazione per i bimbi?

Si faccia come per Pietro Valpreda, che fu rimesso in libertà provvisoria per decorrenza dei termini di carcerazione (la scarcerazione di Valpreda, come qualcuno ancora ricorderà, fu possibile grazie ad una legge ad personam, la cosiddetta legge Valpreda , legge n. 773 del 15 dicembre 1972, che introdusse limiti alle misure cautelari anche nei casi di reati gravissimi, tra cui la strage, in contrasto con la norma precedentemente in vigore secondo la quale un imputato per reati gravissimi non poteva essere scarcerato prima della sentenza di assoluzione).

E siccome non possiamo aspettare i tempi parlamentari qui occorre un decreto legge del Governo immediatamente esecutivo, oppure che intervenga il tanto auspicato ed invocato… buon senso.

Vorrei ricordare a me stesso - e ai servizi sociali che tanto enfatizzano, in maniera spesso inopportuna, la conflittualità tra i genitori – che i giudici delle separazioni (quelli del tribunale civile ordinario per intenderci), “meno moderni” forse (quelli che non si avvalevano della collaborazione dei servizi sociali, ma solo del loro buon senso), autorizzavano la separazione dei coniugi, giudiziale o consensuale che fosse, per la mera incompatibilità di carattere.

Nessuno al mondo, in Italia almeno, si sarebbe mai sognato di togliere la vita (la libertà) ad una bambina sol perché i suoi genitori sono caratterialmente incompatibili.

Non vedo adesso perché questi servizi sociali elevino incautamente al rango di conflittualità quel che una volta veniva definita mera incompatibilità caratteriale, con la conseguenza poi che a patirne le pene non siano loro (i genitori) bensì piccole creature indifese.

Per essere più chiari: incompatibilità di carattere tra coniugi o conflittualità tra genitori (ammesso che ci sia) è la … STESSA IDENTICA COSA.

Parliamoci chiaro!

Questa bambina è stata imprigionata oltre cinque mesi e mezzo fa, sol perché i servizi sociali di Roma hanno con imperizia ed incautamente convinto i Giudici del Tribunale per i Minorenni di Roma che i suoi genitori (che vivevano e vivono separati sin dalla nascita della bambina) essendo conflittuali tra loro potevano arrecare, in teoria, danno alla piccola.

Adesso, altri Giudici, sconfessando in parte questo assunto apodittico e fantasioso dei S.S. (serv. Sociali) hanno disposto di periziare tutti e cioè la bambina, entrambi i genitori, i nonni materni (la nonna paterna no perché si disinteressa totalmente della nipote).

Per fare questo accertamento peritale, in base ai tempi che sono stati chiesti dai consulenti tecnici di ufficio nominati, occorreranno almeno sei mesi.

Nel frattempo, peraltro, non si è ancora iniziato; non tanto perché sono stati prontamente e legittimamente ricusati (i CC.TT.UU.) dalla madre, ma perché il padre si è opposto alla sua video registrazione, questione su cui ora dovrà pronunziarsi il tribunale.

E intanto la bambina continua a vivere rinchiusa lontana dalla sua mamma, dalla sua casa, dalla sua scuola, dai suoi compagni, da tutti i suoi parenti, dalla sua vita?

E tutto questo perché? per chi? Solo per darla vinta ai servizi sociali?

Per accertare che cosa?

Che la bambina non subiva maltrattamenti?

Ma nessuno ha mai parlato di maltrattamenti!

E allora?

A che serve tutto questo?

Passeremo nel secondo millennio dal metodo Montessori a quello Mosè-Rossi-Zimpo-Fulvi? (dal nome delle due assistenti sociali romane, Luisa Mosè e Antonella Rossi, dell’avv. M. Gabriella Z., curatore speciale e del sig. G. F., tutore provvisorio)?

Vogliamo parlare seriamente, per favore?

In questa storiaccia giudiziaria, perché tale è in effetti, emergono solo rabbia e amarezza, perché le radici dei due sentimenti sono i medesimi: si ha l’impressione, anzi la certezza, di avere subìto un torto, una ingiustizia.

E sono sentimenti spontanei, genuini, di una umanità che non deve essere guardata con fredda riprovazione.

La vicenda che stiamo vivendo di questa bimba è una vera e propria storia di innocente reclusa, abbandonata per colpa dei servizi sociali.

Ora è il momento di dire assolutamente basta, se non vogliamo che Claudio Defilippi e Debora Bosi aggiungano un nuovo triste ed inedito capitolo al loro “Toghe che Sbagliano, Errori giudiziari e ingiuste detenzioni” (2008, Trebaseleghe PD).

Le toghe non credono alla mamma che dice che la bambina sta male, che si dispera, che vuole tornare a casa?

Io Le prego, in ginocchio Le prego, di assumere il comando della situazione, perché non c’è nulla da delegare ai CC.TT.UU..

Vadano in casa famiglia i Giudici, loro, personalmente, salgano in quell’appartamentino e parlino direttamente con la bambina e decidano all’istante.

Facciano … “un accesso suoi luoghi” e osservino e ascoltino la parte, la bambina!

E’ dai sei mesi che la bimba vive scollegata (come voleva e come ha riferito in aula la signorina M.: … “andava scollegata”), quanto tempo ci dovrà rimanere ancora?

Intanto sono trascorsi ad oggi 205 giorni!

Non si è scollegata abbastanza ancora?

La bambina entro il prossimo 14 giugno deve tornare a casa dalla sua mamma, sei mesi di carcerazione preventiva – per una bambina che non aveva compiuto sette anni e ora ne ha sette e mezzo – bastano e avanzano.

Roma 5 giugno 2012

Avv. Raffaella Scutieri Avv. Giuseppe Lipera

P.S.
Copia della presente al Capo del Governo, Sen. Mario Monti, perché si determini a fare mettere in decreto legge sui termini massimi di carcerazione preventiva dei bambini sospettati di avere dei genitori “imbecilli”, e non alla Ministra della Giustizia Severino che sin’ora non ha minimamente inteso neppure riscontrare le varie note ed istanze a Lei opportunamente inviate.

ULTIMA ORA

Mentre stavamo completando di redigere la presente ennesima istanza, ci perviene via fax il provvedimento 31/5/12, depositato oggi in cancelleria, con cui il Tribunale ci onera di notificare alla controparte, al tutore ed al curatore le due precedenti istanze (o note) depositate il 25/5/12 ed il 29/5/12 ed il pedissequo provvedimento in parola, assegnando termini per la notifica e termini per memoria di replica per i contradditori.

Provvediamo immediatamente ad eseguire il provvedimento avanti richiamato nel senso che eseguiremo subitaneamente la notifica, cosi come disposta, sinanco della presente ultima istanza.

Tuttavia, riteniamo doveroso, per noi, invocare la riduzione massima dei termini processuali atteso che trattasi di richiesta di provvedimento cautelare di urgenza (vedi per analogia art. 700 c.p.c.) per cui non si può attendere giammai che una eventuale decisione sopravvenga dopo il 5/7/12, considerato che stiamo parlando della libertà e della salute di una bambina (e non di un bene mobile) e fermo restando che l’invocato provvedimento ben può essere emesso anche inaudita altera parte, salva necessaria convalida dopo che si istaura il contraddittorio.

Noi ribadiamo che B. deve tornare a casa entro il 14/6/12 data che coincide con la scadenza di sei mesi dal suo “arresto”.
Roma 5 giugno 2012

Federica Puma

Avv. Raffaella Scutieri Avv. Giuseppe Lipera
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ASSOCIAZIONE DONNE PER LA SICUREZZA ONLUS
(Roma) Italia
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