Svolta di Budapest e modello italiano, Antonello De Pierro analizza nuova frontiera di controllo istituzionale
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Mentre il panorama politico europeo continua a osservare con stupore il "terremoto" ungherese innescato da Péter Magyar, capace di scardinare il potere con la forza della documentazione, in Italia il movimento Italia dei Diritti-De Pierro ha già codificato da tempo una strategia di controllo istituzionale senza precedenti. Antonello De Pierro, ideatore del metodo omonimo, ha trasformato la cittadinanza attiva in un organo ispettivo permanente. In questa intervista esclusiva, De Pierro sviscera i meccanismi di quella che definisce "amministrazione indiretta" e spiega perché il suo modello, unico nel continente, stia diventando il punto di riferimento per chi vuole riprendersi il proprio territorio senza aspettare i tempi della delega elettorale.
Presidente, partiamo dall’attualità europea. In Ungheria, Péter Magyar ha scosso le fondamenta del sistema Orbán utilizzando la documentazione e una rete di controllo locale. C’è chi parla di Magyar come del "De Pierro ungherese". Lei vede questa similitudine?
"Le analogie sono lampanti e confermano che il vento della storia sta cambiando direzione. Magyar ha capito ciò che io sostengo da anni con l'Italia dei Diritti: il potere opaco non si abbatte solo con i discorsi, ma con le carte. Se Magyar è l’urlo della piazza che si fa documento per incrinare un regime, il mio metodo è il bisturi burocratico che seziona l’inefficienza comune per comune. Entrambi abbiamo capito che la trasparenza radicale è l'unica arma letale contro la gestione clientelare della cosa pubblica. La differenza è che il metodo De Pierro è un protocollo scientifico, molecolare, applicabile a prescindere dal contesto nazionale."
Il Suo progetto punta a coprire ogni provincia e comune italiano con i "consiglieri ombra". Cosa accadrà quando questa rete sarà totale?
"Accadrà che la 'pacchia' finirà per chiunque sieda su una poltrona pensando di non dover rendere conto a nessuno. Una rete totale di cittadini formati e competenti significa che non esisterà più un angolo d’Italia, dal più piccolo comune montano alla grande metropoli, dove un atto amministrativo non virtuoso possa passare inosservato. Diventeremo un organismo di controllo diffuso: una rete neurale della legalità."
Lei parla spesso di "amministrazione indiretta". Può spiegare meglio questo concetto?
"Certo. Tradizionalmente, per incidere devi vincere le elezioni e occupare un seggio. Con il metodo De Pierro, noi 'vinciamo' sempre. Se un'amministrazione è virtuosa, ha il nostro plauso. Se non lo è, viene incalzata tecnicamente con istanze, accessi agli atti e segnalazioni agli enti superiori come prefetture e ministeri. Spesso gli amministratori, per timore del danno d'immagine o di sanzioni, correggono il tiro. In quel momento, noi stiamo amministrando indirettamente a beneficio dei cittadini, pur restando fuori dalle stanze dei bottoni. È la sovranità popolare che si riprende il suo ruolo di controllo."
Molti cittadini sono stanchi della politica. Perché dovrebbero aderire attivamente al suo metodo?
"Perché il metodo De Pierro è l'antidoto alla frustrazione. Il cittadino oggi si sente suddito: vota e poi viene ignorato. Con noi, diventa protagonista. L'adesione cresce perché offriamo risultati tangibili. Vedere una strada riparata o una delibera ingiusta ritirata grazie a un'istanza formale dà una soddisfazione che nessun comizio può offrire. Non chiediamo più il permesso per esercitare i nostri diritti; li esigiamo con la forza del diritto amministrativo."
Il Suo movimento è stato definito un "tribunale civico permanente". Non teme che questo incalzare costante possa paralizzare le amministrazioni?
"Al contrario. La paralisi nasce dall'inefficienza e dalla paura di sbagliare per scopi non nobili. Noi siamo il catalizzatore dell'efficienza. Un'amministrazione onesta e capace non ha nulla da temere dai nostri consiglieri ombra; anzi, può trovare in noi un alleato per individuare criticità che magari sfuggono agli uffici. Chi ha timore è chi gestisce il bene pubblico come un feudo privato. Per loro, sì, il nostro 'tribunale' è temibile, spesso più della Procura, perché agiamo in tempo reale, prima che il danno sia irreversibile."
Qual è l'importanza del coinvolgimento degli enti superiori, come il ministro dell'Interno o i prefetti, nelle vostre istanze?
"È il cuore del sistema. Se invii una protesta a un sindaco, lui può ignorarti. Se invii un'istanza tecnica formale e la metti per conoscenza al prefetto e al ministro dell'Interno, sposti la questione su un piano istituzionale superiore. L'amministratore locale sa che, se non risponde o se risponde il falso, dovrà renderne conto a organi che hanno poteri ispettivi e sanzionatori. È una pressione legale che costringe alla virtuosità."
De Pierro, Lei punta a una mobilitazione di massa. Qual è il suo messaggio finale ai cittadini che vogliono riprendersi il proprio territorio?
"Il messaggio è semplice: la delega in bianco è morta. Non aspettate l'uomo della provvidenza o la prossima tornata elettorale. Diventate i consiglieri ombra della vostra realtà. Il metodo De Pierro vi fornisce l'armatura tecnica e legale per non essere più ignorati. Insieme, comune dopo comune, possiamo obbligare ogni istituzione a funzionare. L'Italia dei Diritti non è solo un movimento; è una nuova coscienza civile che ha deciso di governare il proprio destino."
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